Gli alibi e le facce sconce dei boss di Capaci

di Giuseppe D'Avanzo

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Giuseppe D'Avanzo - Giornalista

Tre uomini sono seduti su una panca, in ceppi, hanno facce lombrosiane. Sono Vincenzo, Raffaele, Giuseppe Galatolo.
Mario Puzo avrebbe forse potuto descriverlo ma, se avete visto il Padrino e ricordate gli "Uomini di mano" di don Vito Corleone, sapete che faccia hanno, conoscete quell' espressione bovina e lo sguardo assassino. C' è un uomo accanto ai tre fratelli Galatolo. E' elegante, a suo modo. Vestito verde oliva, colletto della camicia tagliato alla francese, cravatta fantasia e in tinta.
Si chiama Stefano Fontana. Nasconde gli occhi dietro Ray-ban azzurrati. Si è invasi da un senso di apprensione se lo si guarda fisso in faccia per più di due secondi. Fu arrestato con la pistola ancora calda, stretta nel pugno, dopo un doppio omicidio. Fu assolto.
Marino Mannoia, il "pentito" spiegò: "La fece franca perché i suoi avvicinarono tutti i membri della giuria popolare". C' è anche un quinto uomo, è il più importante. E' Antonino Madonia. Siede lontano dagli altri. Non sulla panca, ma su una sedia. Non è in ceppi, come gli altri. Gambe accavallate caviglia sinistra sul ginocchio destro, busto eretto, espressione indifferente. A vederlo fuori di quest' aula, al secondo piano del Palazzo di Giustizia di Palermo, lo si potrebbe anche scambiare per un ingegnere o un funzionario di banca. Ha 40 anni, il volto pulito, gli occhi intelligenti. Indossa un tasmanian grigio, addirittura troppo austero, camicia di lino, la cravatta è di un blu scuro. Antonino Madonia, come il padre Francesco, i fratelli Giuseppe e Salvatore è - lo dicono Buscetta, Contorno, Mannoia - un "uomo d' onore". Un mafioso, un dirigente di quell' associazione segreta e criminale denominata Cosa Nostra.
La mafia non è un' idea né puro spirito. La mafia è un' associazione di uomini con nomi, cognomi, indirizzi che controllano fette di territorio e, in quel territorio, amministrano economia e politica, vita e morte. I Madonia (Francesco, Giuseppe, Salvatore, Antonino) sono la famiglia mafiosa più potente di Palermo, la grande alleata dei Corleonesi di Totò Riina e Bino Provenzano, per il pentito americano Joe Cuffaro "una delle 4 famiglie che gestiscono la vera mafia".
Il territorio dei Madonia è Resuttana, come dire l' intera Palermo di più recente edificazione, la Piana dei Colli. I Madonia hanno più di un indirizzo. A via Mariano D' Amelio, 68 hanno ufficio (qui fu sequestrato il libro mastro delle estorsioni). In via Cibali 44 e in via Del Fante 29 vivono. In via San Lorenzo 56 hanno un secondo ufficio. A via Miseno, 4 abita Aldo, il quarto dei fratelli Madonia, farmacista, incensurato anche se imputato di associazione mafiosa. Sul mare a Marina di Carini, in via delle Agavi, i Madonia hanno un complesso di tre ville (10 bagni in marmo prezioso, sauna computerizzata, climatizzazione permanente, giardino con piscina illuminata).
Qui trascorreva la sua latitanza Salvatore Madonia, arrestato lo scorso dicembre. Poteva "Salvino" nascondersi in un territorio che considerava ostile? Poteva pensare di amministrare il dipartimento droga affidatogli dalla famiglia in un' area che non controllava pienamente? "No", rispondono gli investigatori.
"Un uomo d' onore fuori del suo territorio non è niente", diceva Giovanni Falcone che è morto a mille metri dalla villa dei Madonia.E' per questo che le indagini per l' attentato di Capaci hanno subito imboccato la pista che porta alla famiglia di Francesco Madonia.
Ha spiegato Paolo Borsellino: "Solo la certezza dell' impunità convince la mafia ad uccidere. E' una certezza che può dare solo Palermo e soltanto il controllo del territorio". Capaci è al centro del triangolo Cinisi-Carini-svincolo autostradale di via Belgio totalmente in mano ai Madonia al punto che la famiglia ha unificato l' area storica di controllo (Resuttana) con quella limitrofa (Capaci-Carini-Villa Grazia di Carini-Cinisi-Marina di Cinisi) in un unico mandamento, il mandamento di San Lorenzo. I Madonia hanno nel "rappresentante" della famiglia di Carini, Angelo Antonino Pipitone, un prezioso e sottomesso alleato. A Cinisi possono contare sui cugini Di Trapani. Diego Di Trapani è cugino di Madonia e affiliato alla famiglia di Resuttana. I suoi fratelli, Leopoldo, Francesco e Salvatore sono nella famiglia di Cinisi, e vivono in contrada Cipollazzo. Un altro fratello, Francesco, vive a Marina di Cinisi. Sua figlia Maria Angela ha sposato nel carcere dell' Ucciardone, 12 ore prima dell' attentato a Falcone, Salvatore Madonia, testimoni Antonino Madonia e Salvatore Di Trapani. A Villagrazia di Carini c' è un altro Di Trapani, Giovanni Battista, socio in affari in una società per azioni, la Ma.Ge.Di., di Francesco Madonia.
Potevano questi uomini, queste famiglie "tradire" Salvino Madonia? E se queste famiglie, per consanguineità e vincolo criminale, assicuravano a Salvino una comoda latitanza, potevano tutte insieme - Madonia in testa - non sapere che "nel cortile di casa loro" ci sarebbe stato il più terribile attentato della storia mafiosa? Gli inquirenti non ci credono. Il procuratore Salvatore Celesti si è spinto a dire: "Non inseguo voci, io parto solo da dati concreti e il primo dato concreto è il luogo della strage".
Quel luogo stretto nella morsa dei Madonia ha visto sabato, nelle ore immediatamente precedenti alla morte di Giovanni Falcone, una piccola diaspora. Una gita a Napoli Aldo Madonia, l' unico maschio Madonia ancora in libertà, sabato mattina è uscito di casa trafelato. Non ha raggiunto il carcere dell' Ucciardone dove si sposava Salvino. Si è diretto a Punta Raisi dove, alle 7.20 del mattino, si è imbarcato per un soffio sul Palermo-Napoli. Ha bighellonato per la città. Nel pomeriggio ha incontrato "per 15 minuti", secondo alcuni, il suo avvocato, Vincenzo Maria Siniscalchi. Alle 20.40 risale in aereo a Capo di Chino sul Napoli-Palermo. La stessa agitazione - sostengono gli inquirenti - si è impadronita dei Di Trapani e dei Pipitone. Nessun maschio in libertà delle due famiglie era, a cominciare dal pomeriggio di sabato, a Palermo.
Il pool investigativo che lavora sul delitto Falcone si sta chiedendo se sia soltanto una coincidenza o sia un indizio che le famiglie del triangolo Cinisi- Carini-Resuttana sapevano. Sapevano, sapevano che cosa sarebbe accaduto a Capaci alle 17.58. Né fa velo a questo sospetto la storia criminale dei Madonia. Il vecchio Francesco è stato condannato a 22 anni nel maxi-processo come membro della commissione di Cosa nostra. Giuseppe all' ergastolo per l' assassinio del capitano Basile. Salvatore accusato della strage di corso Francia, e sospettato di avere fatto parte del commando che uccise Ninni Cassarà e Roberto Antiochia. Antonino è l' estensore di quel libro mastro di una delle attività della famiglia, le estorsioni che costarono la vita a Libero Grassi.
Non fa velo al sospetto la tecnica dell' agguato di Capaci. "Quanto poi alla particolare inclinazione dei Madonia agli attentati dinamitardi - scriveva il pool di Falcone nell' 86 - basta ricordare il sequestro di 400 candelotti di dinamite nel fondo Gravina di Pallavicino, dov' è l' abitazione dei Madonia". Signor Madonia, posso farle una domanda? Antonino Madonia è in piedi. Sembra non vedere, non sentire. Non muove un muscolo. Le pupille nei suoi occhi rimangono assolutamente ferme. Signor Madonia...? Antonino Madonia piega impercettibilmente il capo verso Stefano Fontana. Stefano Fontana, impassibile, alza un braccio e con la mano indica - cos' è?, un sorriso, un ghigno, una smorfia di disgusto - la porta dell' aula.
Il presidente ricorda che "nessuno può parlare con i detenuti" e va via. Antonino Madonia indica ai carabinieri con chi vuol parlare. I carabinieri si allargano e fanno passare il visitatore. Il visitatore bacia sulle guance Antonino Madonia...

Repubblica, 29 maggio 1992

Un commento

  • Bel quadro; ma non è che una delle tante cronache più teatrali che sostanziali dove l'attenzione e la comprensione dei lettori, quelli estranei al contesto, si disperdono in grovigli di nomi, curricola e parentele.
    Il risultato finale è di due tipi:
    A) é una guerra che non si vince e non si perde, inutile affannarsi e/o mettersi in mezzo;
    B) é una guerra che si può vincere ma non si vuole vincere, se quelli stanno a processo c'è già in campo la squadra juniores e nessuno butta diserbante nel vivaio.