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A pagina 282 la pubblicità, a pagina 285 la scheda.

A pagina 282 la pubblicità, a pagina 285 la scheda.

I “cappelli d’oro”, inventati per impagliare graziosamente una manciata di ristoranti di lungo corso, rappresentano la novità più discussa dell’ultima edizione della “Guida ai ristoranti d’Italia” targata Espresso. Ma, da qualche annata, sta passando sottotraccia l’autentica e rivoluzionaria innovazione della più nota guida nazionale.
Quale? Aver aperto le porte alle pubblicità dei ristoranti.
Come potrete intuire, tale pratica è in uso da tempo in molte altre realtà della comunicazione gastronomica. Tuttavia, l’ombra minacciosa del conflitto di interessi aveva, finora, consigliato di giocarsi vergognosamente la partita sottobanco. Con inedita spavalderia, invece, Enzo Vizzari (direttore della guida) ha compiuto il passo fatale sulla pubblica piazza. Quest’anno, per dire, sono apparse 20 inserzioni pubblicitarie per altrettante insegne in giro per l’Italia.
Sarebbe stato prudente evitare, almeno, sovrapposizioni tra ristoranti paganti e ristoranti selezionati. Un tentativo estremo a difesa dell’immagine della testata.
Ma sono accortezze meschine, che un uomo come Vizzari non può prendere nemmeno in considerazione.
Due dei venti inserzionisti, dunque, sono stati benedetti da relativa scheda: l’Hotel Monaco & Gran Canal di Venezia (insignito persino di un cappello) e Matteo Morra di Barolo.
Non intendo speculare sulle righe che accennano alle stanze dell’hotel veneziano (“sprigiona tutta la magia di Venezia dalle camere da  sogno”). Benché sia un dettaglio indebito, visto che non si tratta di una guida agli alberghi.
L’imbarazzo, in ogni caso, è innegabile. Tanto più, considerando una ventunesima paginetta pubblicitaria. Che non compare per la prima volta su questa guida. Ma che, non di meno, ha una sinistra rilevanza. È quella acquistata da “Le Soste”, associazione alla quale aderiscono decine di chef nazionali, comprese alcune superstar come Massimo Bottura, Claudio Sadler, Mauro Uliassi, Ezio Santin, Gualtiero Marchesi, Moreno Cedroni, Viviana Varese, Gennaro Esposito. Per un totale incalcolabile di “cappelli” vizzariani.
Ricapitolando. Possiamo apertamente affermare, fino a prova contraria, che quella dell’Espresso è una guida critica ai ristoranti finanziata, sia pure in parte, con i quattrini dei ristoranti stessi. Una sorta di ossimoro deontologico di proporzioni preoccupanti.
Voglio energicamente allontanare il dubbio che vi siano state illecite influenze sia nello stretto setaccio operato dagli ispettori preposti al vaglio, sia nelle quotazioni dei loro giudizi.
Ma è impossibile ignorare il problema di immagine e di credibilità che questa sciagurata concessione alle réclame pone pesantemente in tavola. E non c’è autocertificazione che tenga; né valgono pubbliche dichiarazioni di purezza e di virtù, quando si è, nei fatti, al di sotto di ogni sospetto.
Piuttosto, resta l’impressione che nei piani più alti del food si sia radicata un’idea di onnipotenza. Idea, per altro, giustificata dalla quotidianità di questo settore.
Dieci anni fa, un conflitto di interessi di tale rilievo sarebbe stato considerato un’ipotesi fantascientifica o un attentato all’indipendenza della critica. Oggi, passa inosservato. In un silente assenso collettivo.
Giusto così, del resto.
Non ci sono più debiti nei confronti dei lettori. Non esistono regole comuni da rispettare. Nessun decoro formale. Ci si aggiusta la morale addosso, cucendola col filo del proprio rendiconto.
C’è una frase che mi frulla in testa da qualche settimana. Non credevo sarei mai arrivato a scriverla. Ma, abbiate pazienza, a questo punto me la lascio scappare: preferisco le influencer.

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3359936 21 novembre 2017 | 15:16

giusto rendere pubblico ciò che molti non notano o fanno finta di non notare o se ne fregano. ormai il menefreghismo impera e, taciuto, inquina il metro di giudizio, le distanze, il rispetto contribuendo all’involuzione della società.

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9880200 24 ottobre 2017 | 19:19

Caro Valerio M. Visintin in Puglia siamo messi molto peggio, le influencer sono soprattutto giornaliste ,anzi la più influente ora è soprattutto commerciante. Se non compri da lei puoi anche smettere di tener aperto il ristorante.