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Trombati dal voto e ripescati col proporzionale: dalla Boldrini, a Sgarbi e Bersani

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Trombati con l’uninominale, “ripescati” col proporzionale. È il destino di alcuni big dei candidati delle elezioni di due giorni fa, che sono usciti sconfitti dalla competizione nei loro collegi, ma che entreranno comunque in Parlamento dalla porta di servizio.

Il conteggio ufficiale dei seggi alla Camera ha visto l’assegnazione di 133 deputati al Movimento 5 Stelle, che si sommano agli 88 dell’uninominale (221 in totale): il Pd col 18,7% conquista invece 86 seggi nel proporzionale.

Tra chi si salva nelle file del Pd, due ministri come Dario Franceschini, che era stato sconfitto a Ferrara, e Marco Minniti. Anche Matteo Orfini, presidente del Pd, ce l’ha fatta. Entra in Parlamento anche Martina, che invece non era candidato nell'uninominale. Tra i nomi di un certo rilievo che riescono a "salvarsi" grazie al proporzionale, Lucia Annibali, sconfitta dal centrodestra a Parma, Micaela Biancofiore, finita ko dal confronto a Bolzano con la Boschi, e gli esponenti di Leu Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani. 

Buone notizie anche per Vittorio Sgarbi, che non aveva preso bene la sconfitta contro Di Maio nel collegio di Acerra, Piero Fassino, l'ex ministro Prestigiacomo, la Gelmini, Speranza, Boccia e Giulia Sarti, la esponente del M5S finita nel mirino per la storia dei rimborsi e che aveva denunciato l'ex fidanzato.

E ancora Fratoianni, Crosetto, Paita, Giorgetti, Pollastrini, Valentini, Rizzo Nervo, Cantone, Bergamini, Bonafede, Borghi, Baldelli, Morani, Saltamartini, Polverini, Giacomoni, Calabria, Del Basso De Caro, Cirielli, Carfagna, Migliore, Paolo Siani, Elio Vito, Enza Bruno Bossio, Santelli, Stumpo, Rampelli, Ruocco, Baroni, Daga, Angelucci, Anzaldi, Fassina, Campana, Rotondi, Pezzopane, Sibilia, Daniela Cardinale, Epifani, Giulia Grillo, Fiano, Manlio Di Stefano, Brambilla, Alfredo Bazoli, Guerini, Bitonci, Zan, Fedriga, Rosato, Serracchiani, Pini, Paola De Micheli.

I risultati dei «big» della politica riservano esiti scontati, ma anche sorprese in questa tornata elettorale. Era stata una batosta per il ministro dell'Interno uscente, Marco Minniti, che aveva perso a Pesaro contro Andrea Cecconi, al centro dello scandalo 'rimborsopoli' del Movimento 5 Stelle: in Parlamento ci entrerà lo stesso grazie al listino del proporzionale. Eletta con il 41,23% dei consensi la sottosegretaria Elena Boschi blindata nel collegio sicuro di Bolzano. 

Quasi la metà dei ministri del governo Gentiloni aveva perso la sfida nel proprio collegio. Dario Franceschini (poi ripescato) è stato sconfitto nella sua Ferrara, il ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, candidato a Sassuolo, è arrivato solo terzo e la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, è stata superata a Pisa nel testa a testa con la candidata leghista Rosellina Sbrana. Terza, nel collegio di Genova, anche la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, che però sarà in Parlamento in quanto capolista nel proporzionale in Piemonte.

Hanno, invece, conquistato il seggio alla Camera nella sfida uninominale Beatrice Lorenzin a Modena e Graziano Delrio a Reggio Emilia. Vittoria nel collegio uninominale 12-Siena, con il 36,17% dei voti, anche per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ottima la performance del ministro dello Sport, Luca Lotti, che secondo fonti Dem, risulta essere l'esponente del Pd che ha preso più voti (in numeri assoluti, non in percentuali) nel suo collegio: ha incassato 64.252 voti, pari al 40,49% (il Pd si è fermato al 36,80%).


Ministri a parte, le politiche 2018 fanno registrare la debacle di tre esponenti vip di Leu: Massimo D'Alema, candidato al Senato, ultimo nel suo collegio storico salentino, a Nardò; Piero Grasso, leader di Liberi e Uguali ed ex procuratore capo di Palermo e della Dna, nel collegio senatoriale 1 di Palermo dove è arrivato soltanto quarto (un altro ex magistrato, Antonio Ingroia, candidatosi con la lista del Popolo per la Costituzione, ha riportato sempre in Sicilia lo 0,10% alla Camera e lo 0,8% al Senato); e Laura Boldrini, che ha avuto analogo piazzamento nel collegio uninominale della Camera a Milano, ma che rientra tra i "ripescati". Brillante risultato, al contrario, per Emma Bonino che è riuscita a calamitare il 38,91% di preferenze ottenendo, grazie al meccanismo dell'uninominale, un seggio in Senato, sebbene la Lista +Europa non sia riuscita a superare la soglia del 3%.

Premiato dalle urne il premier uscente, Paolo Gentiloni, che nella corsa nel collegio uninominale di Roma 1 ha staccato di parecchio i candidati degli altri schieramenti. Tra i «debuttanti» della politica flop per la giornalista e scrittrice Francesca Barra in Basilicata, regione da sempre generosa di successi per il centrosinistra: ha raccolto solo il 18 per cento dei voti. Non ce l'ha fatta all'uninominale neppure Lucia Annibali, l'avvocatessa sfregiata con l'acido dall'ex fidanzato, che a Parma si è fermata al 30,37% contro il 35,13 della candidata del centro-destra Laura Cavandoli: il proporzionale la salva.

Tra i vip prestati dallo sport strada spianata verso il Senato per Adriano Galliani, l'ex amministratore delegato del Milan. Defaillance persino tra i trionfatori di queste elezioni: salta l'elezione al Senato, nelle fila dei Cinque stelle, per il comandante Gregorio De Falco, che la notte del 13 gennaio 2012 intimò in modo colorito a Francesco Schettino di risalire sulla Costa Concordia. Sotto la voce «insuccessi» finisce pure la Iena Dino Giarrusso, candidato per M5S all'uninominale a Roma.

Redazione TirrenoNews

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