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Capa, le foto all'Albergo dei poveri

Capa, le foto all'Albergo dei poveri

Fino al 9 settembre gli scatti più famosi del fotoreporter

PALERMO, 26 aprile 2018, 16:13

Redazione ANSA

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mostra 'ROBERT CAPA RETROSPECTIVE Copyright:Didascalia Robert Capa International Center of Photography / Magnum Photo - RIPRODUZIONE RISERVATA

mostra  'ROBERT CAPA RETROSPECTIVE Copyright:Didascalia Robert Capa International Center of Photography / Magnum Photo - RIPRODUZIONE RISERVATA
mostra 'ROBERT CAPA RETROSPECTIVE Copyright:Didascalia Robert Capa International Center of Photography / Magnum Photo - RIPRODUZIONE RISERVATA

PALERMO - Il miliziano colpito a morte (The Falling Soldier) di Robert Capa è probabilmente la più celebre e drammatica immagine del fotogiornalismo di guerra del '900.
    Andalusia, settembre 1936, la foto coglie l'attimo in cui il soldato cade colpito a morte. Pubblicata su Vu e Life consegnò il suo autore alla fama. Ma fu Capa o la sua bellissima compagna Gerda Taro a scattare la foto? Con certezza non lo sapremo.
    Entrambi morirono sui fronti di guerra: nel 1937 Gerda, nemmeno 27 anni, schiacciata da un carrarmato repubblicano "amico" e, nel 1954 in Indocina, Capa mettendo il piede su una mina. Dal 25 aprile al 9 settembre, dopo la tappa di Bassano del Grappa, l'Albergo dei poveri di Palermo ospita "Robert Capa Retrospective", dedicata al grande fotografo la cui vita è quasi una leggenda, in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dell'Agenzia Magnum che lui stesso ha fondato nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David "Chim" Seymour e William Vandivert. La rassegna è promossa dall'Assessorato Regionale ai beni culturali in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è organizzata da Civita in collaborazione con Magnum Photos, e la Casa dei Tre Oci.
    Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913-Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), è lo pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 con la compagna Gerda Taro (Gerta Pohorylle), un gioco di parole in omaggio al grande regista Frank Capra. Il loro fu un sodalizio di arte e di vita. Belli e giovani, tutti e due ebrei, si conobbero a Parigi. Insieme partirono per seguire la guerra civile spagnola, rischiando la vita per raccontare al mondo quello che succedeva. Gerda non tornò dalla Spagna. Bob, nonostante altre storie, compresa una importante con Ingrid Bergman, non riuscì mai a dimenticarla. "Se le tue fotografie non sono buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino". La mostra di Palermo è divisa in 12 sezioni (Copenaghen 1932, Francia e Spagna 1936-'39, Cina 1938, Italia, Gran Bretagna, Nord Africa, ancora Francia e Germania durante la II guerra mondiale, Europa Orientale nel '47, Israele 1948-'50 e Indocina nel 1954). L'obiettivo di Capa racconta le crudeltà e le storie vissute durante i conflitti, facendo entrare lo spettatore in scena. Come scrive il curatore Denis Curti "per Robert Capa la fotografia era un fatto fisico e mentale allo stesso tempo. Una questione politica, ma anche sentimentale". Per la tappa palermitana è stata incrementata la parte che riguarda la Sicilia, dove Capa venne nel 1943 al seguito delle truppe del generale Patton. Sono esposti scatti celebri come quello del pastore di Troina che indica la strada all'ufficiale americano. E non si può non ricordare le parole di Andrea Camilleri che, ragazzino, incontrò il grande fotografo nella Valle dei templi mentre nel cielo sopra Agrigento infuriava la battaglia. La mostra si conclude con una sezione dedicata ai Ritratti di amici e artisti, fra i quali Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.
   

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