Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

  1. ANSA.it
  2. Speciali
  3. Elezioni 2018
  4. Pd: Lettera dimissioni Renzi ma minoranza, ora collegialità. Calenda si iscrive

Pd: Lettera dimissioni Renzi ma minoranza, ora collegialità. Calenda si iscrive

Martina reggente,resta la tensione.Orlando,90% dem per no a M5s

di Serenella Mattera

C'è una lettera di dimissioni firmata da Matteo Renzi all'indomani della debacle elettorale. Lo rivela, tre giorni dopo, il presidente del Pd Matteo Orfini per stoppare il pressing di maggioranza e minoranza del partito, con tanto di documenti di esponenti locali, sulla necessità di un passo indietro "vero" del segretario.

L'assemblea che sarà convocata entro un mese deciderà se eleggere un nuovo segretario o indire il congresso. Intanto, precisa Orfini, "lo statuto non consente margini interpretativi né soluzioni creative": resta a guidare il Pd fino all'assemblea il vice Maurizio Martina, spiegano i renziani, come quando si dimise Veltroni e i poteri passarono a Franceschini.

Un no netto dunque, ad ora, alla richiesta della minoranza di un organo collegiale per governare questa fase. E così gli animi restano infiammati, la convivenza faticosa.

Il tentativo in corso è arrivare in direzione lunedì - alla quale alla fine Renzi potrebbe partecipare - se non a una pace, a una tregua armata. Ma il livello di fiducia reciproca è ai minimi termini e le "truppe" sono pronte alla conta: i renziani assicurano di avere il pieno controllo (circa il 70%) della direzione, gli oppositori sostengono che i singoli (si cita ad esempio il nome di Debora Serracchiani) sono in movimento, la situazione è fluida.

Su un punto, per il momento, si trovano tutti formalmente d'accordo: no a un governo con i Cinque stelle. "La mia area e la maggioranza, in tutto il 90% del gruppo dirigente Pd, è contrario", assicura Andrea Orlando, riunendo la sua corrente. E se la presidente dell'Umbria Catiuscia Marini invoca un referendum tra gli iscritti e il presidente della Puglia Michele Emiliano un'apertura a Di Maio, Orlando assicura che sono una minoranza.

Anche Carlo Calenda, che prende la tessera Pd e 'lancia' la leadership di Paolo Gentiloni, assicura che quella tessera la straccerebbe in caso di intese con il M5s. E si guadagna un duro attacco di Emiliano: "Bisogna liberarsi di quelli come Calenda". Ma, chiosano fonti renziane, per il sostegno a M5s ci vorrebbero almeno 90 deputati Dem, ma su un gruppo di 104, un'ottantina di eletti sarebbero di provata fede renziana: chi volesse votare l'intesa fallirebbe. Diverso il discorso su un'intesa con la destra, ragionano le stesse fonti. Renzi è contrario e anche Orlando dice no, ma servirebbero numeri più bassi e non è escluso che con il passare delle settimane le truppe alla Camera si assottiglino (più difficile al Senato, dove la compagine renziana sarebbe solida).

Ma il discorso del governo è di là da venire e la stessa Anna Finocchiaro che nella riunione dell'area Orlando tiene ferma la linea del no a destra e M5s, spiega ai colleghi che in caso di stallo non ci si potrebbe sottrarre in partenza ad ascoltare eventuali altre soluzioni proposte da Sergio Mattarella. Il tema si pone prima, spiegano renziani e non, e riguarda presidenze delle Camere e guida dei gruppi Dem. E' per questo che la minoranza, ma anche un pezzo di maggioranza, sono in pressing per una gestione collegiale della fase che si apre: servono soluzioni condivise, è la richiesta, passo dopo passo. Ma al dunque, spiegano gli iper-renziani, decidono i numeri.

A dimostrare buona volontà si spiega che per i gruppi saranno scelti nomi renziani ma non "pasdaran" (si cita Lorenzo Guerini alla Camera, Teresa Bellanova al Senato). E Maria Elena Boschi si tira fuori dalla partita, smentendo di essere interessata al ruolo di capogruppo o a una vicepresidenza di Montecitorio. Ma il braccio di ferro è destinato a proseguire. E la minoranza non esclude di presentare lunedì in direzione un documento per ottenere che, come vuole anche parte della maggioranza, una 'cabina di regia' affianchi Martina. Ad ora il no dei renziani, con i quali si è fatto mediatore Graziano Delrio, è netto. Lunedì, spiegano, potrebbe essere fissata la data dell'assemblea e lì si vedrà se gli oppositori del segretario avranno i numeri per eleggere un nuovo segretario o, come vuole il leader uscente, si faranno le primarie. Renzi, che trascorre la giornata a Firenze e incontra Nardella, assicura di non volersi ricandidare. Si vedrà se correrà, è la sfida, Gentiloni. Di sicuro, affermano, non potrà candidarsi Calenda: si è tesserato solo ora, a norma di statuto non può.

 

 

Chi è Carlo Calenda 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Modifica consenso Cookie