Claudio Cerasa e Matteo Renzi

L'appello di Renzi al popolo del sì

Redazione

Il segretario del Pd alla Festa del Foglio: “Sono ottimista per le prossime elezioni. La mia scommessa è strappare al centrodestra chi ha visto cosa abbiamo fatto e non vuole una destra a trazione leghista” 

Doveva essere la fine della sua carriera politica. Invece la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre è, per Matteo Renzi, la base su cui costruire la prossima vittoria elettorale. Una vittoria possibile, almeno secondo il segretario del Pd che, intervistato dal direttore Claudio Cerasa durante la Festa del Foglio a Firenze, “ruba” lo slogan della due giorni e assicura: “Sono ottimista sulle prossime elezioni”.

 

Dopotutto, aggiunge, “se prendiamo il 40 per cento governiamo da soli”. E il 40 per cento è esattamente la forza del “popolo del sì” uscito sconfitto dalla consultazione referendaria. È a quegli elettori che Renzi si rivolge. “Il popolo del centrosinistra dovrà mobilitarsi - sottolinea -. Ma la mia scommessa è strappare al centrodestra chi ha visto cosa abbiamo fatto e non vuole una destra a trazione leghista. La mia scommessa è strappare quegli elettori al centrodestra”. L'obiettivo, insomma, è il “voto utile”. Sigla che raccoglie anche chi non vuole una sinistra minoritaria né, tantomeno, consegnare il paese al M5s.

 

Obiettivo Palazzo Chigi? La sfida è lanciata e così, in attesa delle elezioni, dove si immagina Matteo Renzi tra 4 anni? IL pensiero torna ovviamente al referendum. "Ho già sbagliato un pronostico - ammette - avevo detto che sarei andato a casa. Avrei voluto studiare, occuparmi della mia vita, a me stesso. Ma poi ho pensato che non potevo abbandonare un paese e un percorso iniziato, una comunità di persone che mi chiedeva di continuare. Mi sono fatto convincere da 26 mila email che ho ricevuto. E poi 2 milioni di persone sono andate alle primarie. Due milioni di persone non sono 30 mila clic. Sono orgoglioso di guidare a più grande comunità democratica d'Europa. Siamo ripartiti, adesso si discute di futuro".

Un futuro a palazzo Chigi? "Per molti aspetti sì, è ovvio che vorrei tornare lì dove si riesce a incidere meglio che altrove. Ma non sono così desideroso di tornarci e sacrificare i miei valori e le mie idee. Se per tornarci devo dire che sulla vigilanza delle banche è tutto ok mi dispiace, non lo dirò mai. Non lo credo".

 

Il nodo Bankitalia Sulla vicenda di Ignazio Visco e della Banca d'Italia Renzi, ovviamente, non cambia linea. "La Banca d'Italia - spiega - ha una funzione rilevantissima, diversa e minore rispetto a quella della Bce, ma ha un ruolo di rilievo, è un elemento fondamentale per la tenuta istituzionale del paese. Chi, come me, legge i discorsi del sabato che pubblica Il Foglio ricorderà il discorso di Einaudi, governatore della Banca d'Italia, nel 1945. Un discorso che riconosce alla Banca un ruolo di selezione della classe dirigente del paese. La polemica che si è generata è surreale".

"Soprattutto se si considera - aggiunge - che una mozione non è un atto così rilevante. Non bisogna mettere in discussione l'autonomia della Banca d'Italia? Giusto. Ma qualcuno ha parlato addirittura di una 'scelta eversiva'. Sono stupefatto dal livello qualitativo della discussione. La mozione è un atto parlamentare legittimo. Il presidente del Consiglio Gentiloni mi ha chiesto di modificare parte del testo e così è stato fatto. Ora, fatto salvo che sul nome del prossimo governatore la scelta spetta al premier, a voi sembra che in questi anni sul tema delle banche si andato tutto bene? Il problema è il pd o la vigilanza? La politica ha fatto la sua parte e io la difendo. Ora Gentiloni farà la sua scelta e io mai la metterò in discussione".

 

"Il punto è che sembra che sulle banche sia andato tutto bene - prosegue -. La vigilanza del sistema non dipende dal presidente del Consiglio. E comunque, nelle 21 tappe che ho fatto con il treno, nessuno mi ha parlato di Banca d'Italia, nessuno mi ha parlato della mozione. Il paese reale è da un'altra parte".

 

L'Italia del presente Renzi parla quindi della crescita del paese: "C'è una verità, dobbiamo correre di più. Chi dice che cresciamo meno delle economie del sudest asiatico e potremmo fare di più ha ragione. La competizione è globale. Ma c'è un racconto accademico e giornalistico degli ultimi vent'anni che ha prodotto una visione distorta. L'Italia è dipinta come ultima in molti campi: libertà d'espressione, libertà del paese. A volte siamo sotto dittature. Diciamo che è leggermente esagerato: la notizia della morte della democrazia in Italia è esagerata. Non ci rendiamo conto della forza che abbiamo e dell'eco di bellezza che continua a richiamare in tutto il mondo".

 

Le responsabilità della sinistra "La sinistra ha le sue responsabilità - ammette -: abbiamo considerato l'Europa come luogo
dove fare battaglia interna contro Berlusconi. Ma questa visione unilaterale va respinta. Se rappresenti l'Italia, i parlamentari europei devono difendere l'immagine del Paese, non mettersi a urlare 'mafia,mafia, mafia!'".

 

Le promesse di Berlusconi Il segretario del Pd punzecchia, a distanza, il leader di Forza Italia che, all'ultimo, ha dato forfait a Firenze. Fosse venuto, secondo lei, cosa avrebbe detto? “Non lo so, ha già detto che avrebbe creato unn milione di posti di lavoro e tolto l'Imu sulla prima casa. E lo abbiamo fatto noi. Sono terrorizzato dalle sue dichiarazioni perché poi ci tocca realizzarle. Al di là delle battute, comunque, nel discorso del paese c'è uno story telling eccessivamente positivo che Berlusconi ha dato. Se hai davanti a te la crisi più grande degli ultimi anni, occupazionale e economica, non puoi raccontare che i ristoranti pieni”.

 

Il simbolo del Pd come una bandiera (dell'Europa) Per Renzi la proposta del Foglio di inserire le stelle dell'Europa nel simbolo del Pd è una "buona idea". Ciò nonostante, aggiunge, "non credo in questo momento Pd debba mettersi a discutere di come cambiare il simbolo. Discutiamo piuttosto di cosa vuol dire fare del Pd un partito europeista. Per me significa cambiare
le regole del gioco affermando i nostri valori europei. Facciamo una battaglia europeista vera. Non si va avanti con il fiscal compact. L'Europa muore con una visione tecnocratica che la cultura tedesca ci ha dato. La tecnocrazia tedesca ci ha messo in ginocchio, è stato un errore. Un paese nn va avanti con pareggio di bilancio".

 

I tormenti della sinistra "La situazione della sinistra globale è complicata. A mio parere se la sinistra non cambia è finita. In alcuni casi è diventata un soggetto baluardo del sistema, è diventata conservatrice. Se sei progressista l'innovazione tecnologica è un'opportunità per le nuove generazioni di mettersi in gioco. Il futuro non è un tabù. Che differenza c'è tra noi e i secessionisti del Pd? Il Jobs Act. Essere di sinistra non significa seguire il sindacato ma creare nuove tutele per i lavoratori. Gli 80 euro? Sono stati la più grande forma di redistribuzione per il ceto medio. Togliere a chi ha di più e dare a chi ha meno. 

 

La democrazia del clic Su quella che il Foglio ha più volte definito la "democrazia del clic", il segretario del Pd, spiega che se "il click ormai è ovunque", non bisogna neanche tornare indietro, ad un'epoca dell'oro che non esiste: "Col un clic ora si può acquistare, prenotare, fare tutto. Non dobbiamo vedere la tecnologia, il clic, come un pericolo. Mi fa piuttosto paura la logica del fake, i troll che se li incontri faccia a faccia vanno in tilt ma che poi rilanciano video montati ad arte. Le fake news in mano a stati stranieri sono un pericolo". Ma una soluzione c'è, secondo l'ex premier: Investire in educazione, sviluppare senso critico, insegnare ai ragazzi e alle ragazze che i 140 caratteri di un tweet aiutano ma non sono il Vangelo". Insomma, "un euro investito in cultura è un euro investito in sicurezza".

 

Il caso Consip "La storia non lo ricorderà, la ricostruzione della cronaca lo chiamerà caso Cpl Concordia. Chi vuol intendere..."

 

La difesa di Israele Renzi non ha dubbi: "Non sono d'accordo con la scelta di Trump di uscire dell'Unesco. In ogni caso Israele nn è patrimonio Unesco, Israele è Israele: quella straordinaria storia ha il dovere di esistere. Noi siamo molto debitori ai nostri fratelli maggiori dal punto di vista religioso, ma qui c'è una questione istituzionale: Israele è una delle poche democrazie, vorrei dire l'unica, di quella parte del mondo. Chi fa un boicottaggio universitario a Israele sta segandosi il futuro con le proprie mani".

Di più su questi argomenti: