Lavoro

Dalla globalizzazione fallita all’utopia del riscatto del lavoro. Le riflessioni di un intellettuale liberale e non liberista

“I temi del lavoro sono scomparsi dal lessico pubblico, se non nella recente retorica del jobs act, affrontati solo e soltanto come questione di mercato da riformare”. Così osserva Luigi Vicinanza, giornalista di lungo corso già direttore dell’Espresso e ora direttore del Tirreno, nella sua bella introduzione a “Diseguali. Il lato oscuro del lavoro“, appena pubblicato da Guida Editori. Si tratta dell’approfondito saggio di un intellettuale liberale di scuola crociana e non liberista, Ernesto Paolozzi, che insegna nelle nostre Università Storia della filosofia contemporanea. La tesi di Vicinanza è che con la globalizzazione dei mercati si sia sviluppata una lotta di classe al contrario che ha determinato la vittoria dei pochissimi molto ricchi sui sempre più numerosi molto poveri, colpendo soprattutto le giovani generazioni.

Di qui, è sempre Vicinanza che parla,”il merito del del saggio di Paolozzi, che da filosofo liberale, “rimette al centro della riflessione comune i valori etici e sociali del lavoro, richiamando a una interpretazione del presente le culture liberali e socialista che furono forze motrici del pensiero novecentesco”. Visto che proprio “dalla debolezza del pensiero contemporaneo i movimenti anti sistema hanno tratto la forza per lanciare la loro scalata alle istituzioni della democrazia rappresentativa”.

Da questo quadro generale parte la riflessione di Paolozzi, percorsa da un forte pessimismo della realtà. L’autore, proprio in apertura del suo saggio, fa un’affermazione di assoluta radicalità: “Sul fronte del lavoro sta naufragando l’umanità”. I liberali, argomenta, “possono vantarsi di aver sconfitto i totalitarismi del Novecento, ma devono rammaricarsi per non aver saputo affrontare con adeguata intelligenza e generosità le tragedie umane, esistenziali, politiche e sociali che congiurarono a far nascere e prosperare quei turpi movimenti che sfociarono in quei cupi e disumani regimi”. E qui è precisa la dura critica alla globalizzazione “nata sotto il segno del neoliberalismo e tramutatasi in terreno di scontro fra grandi e piccole potenze, interessi spesso poco legittimi, rancori e rabbia che si manifestano in guerre di religione che poco hanno di religioso e in odi classisti e razziali che ricordano sinistramente il sorgere delle destre fasciste all’inizio del Novecento”.


Diseguali. Il lato oscuro del lavoro; Luigi Vicinanza, Ernesto Paolozzi; Editore: Guida

Se questo è lo stato dell’arte cosa possono fare per provare a ribaltare quello che sinora è il risultato di questa lotta di classe al contrario? La risposta di Paolozzi è per certi versi elementare nella sua chiara semplicità. “Un rinnovato socialismo democratico e liberale – afferma – deve poter coniugare il riformismo con il più intransigente radicalismo sul terreno della giustizia sociale, sul recupero del lavoro come elemento essenziale per l’affermazione della dignità umana”.

E qui il liberalismo di Paolozzi si congiunge, amio giudizio, all’umanesimo socialista di Giuseppe Saragat, aggiungendo che non si deve “mai dimenticare che libertà, giustizia sociale e diritti politici si guadagnano assieme e separarli o contrapporli significa fare il gioco di chi vuole distruggerli”.

Ma il punto centrale resta quello di recuperare l’etica del lavoro rispetto a quella dei mercati globalizzati e all’insorgenza del pogresso tecnologico? E per questo Paolozzi recupera la formula che fu cara a Pierre Carniti ,e conclude il suo saggio così: “lavorare meno per lavorare tutti, lavorare meglio per vivere dignitosamente, redistribuire i profitti per costruire una democrazia autentica. Un’utopia? Forse. Ma che altro possiamo immaginare“? Interrogativo pervaso di amarezza e speranza ad un tempo. E che, forse consapevolmente, forse no, rimanda alle parole che Filippo Turati metteva nel suo “Inno dei lavoratori”: “il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà”.

 

 

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