Ancora a luglio scorso Veronica Lario, ex signora Berlusconi, confidava a Maria Latella -a proposito del film che Paolo Sorrentino sta girando su Silvio Berlusconi - che «quando ci siamo conosciuti mi ha detto: “Non so ancora come si svilupperà la sceneggiatura che comincerò a scrivere. Mi piacerebbe raccontare una storia d’amore”. Ecco, io sono ferma a quelle parole». Sempre a luglio lui, l’eroe eponimo Silvio, raccontava a Repubblica di aver messo a disposizione del regista napoletano le sue residenze e che insomma, il film che stava girando (“Loro”) si presentava nelle forme della massima collaborazione e in spirito non ostile, se non certo agiografico. Una specie di Grande bellezza berlusconiana.

«Mi incuriosisce molto», aveva spiegato il Cavaliere. «Ho incontrato Sorrentino e, da produttore di cinema, pur non conoscendo la trama gli ho messo a disposizione, se gli dovessero servire, le mie residenze per le riprese... In passato sono stati girati altri film su di me, modeste opere di propaganda. Spero che Sorrentino realizzi un’opera libera, creativa e di successo, ma rispettosa della realtà e delle vite dei protagonisti». Ora però qualcosa dev’essersi rotto, se Berlusconi, in questa fase di saggia riproposizione sulla scena pubblica nelle vesti di assennato padre della patria, e di leader popolare ansioso di tornare nella famiglia del Ppe con Angela Merkel (sia pure alleato con Salvini), ha appena detto: «Il film di Sorrentino? Mi sono giunte strane voci, ma spero che non sia una aggressione politica e nei miei confronti». Se si aspettava un Sunset boulevard del berlusconismo, ecco, forse si appresta a esser deluso e ne sta prendendo piena cognizione.

Ogni tanto qualcuno riferisce a Berlusconi delle voci, che lui - tra l’incantato e il malizioso - riferisce vestendo i panni dell’agnellino o dell’Alice nel paese delle meraviglie (entrambi poco si addicono al volto enigmatico di Toni Servillo, che lo impersonerà al cinema). Di recente il Cavaliere ci aveva fatto sapere che sue buone fonti lo avevano informato di tre incontri tra Piercamillo Davigo e Beppe Grillo (Davigo ha smentito). O che gli erano stati riferiti da un uccellino le reali intenzioni economiche del M5S, qualora mai arrivasse al governo: a partire da una furiosa imposta patrimoniale. Il che gli fa dire che oggi è meglio andare a votare, contro questi «pauperisti e giustizialisti».

Ma siccome, si sa, l’uomo è a suo agio col mondo dello spettacolo come e più che con la politica, ecco adesso le voci dei suoi multiformi informatori spostarsi sul terreno del cinema. Non che il Cavaliere sia davvero preoccupato da un film - sarebbe l’ennesimo non amichevole, quand’anche non avverso come Il Caimano di Nanni Moretti, per capirci. È che, tornato in scena in una situazione di estrema frammentazione e sconquasso del quadro politico, in fondo Berlusconi ha ripreso ad accarezzare il sogno di sempre - quello di essere amato - con in più le malinconiche sfumature emotive della terza età. Una volta voleva, essenzialmente, sedurre e piacere, il Cavaliere. Oggi ha bisogno forse che il ritratto consegnato ai posteri da Sorrentino sia quello di un uomo che ha saputo farsi amare, non solo votare dagli italiani, vera o farsa che sia l’ultima, leopardiana, illusione.

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