Che la continuità di governo sia la soluzione preferita dall’Europa non è più un segreto da tempo («C’è una convergenza di vedute molto chiara con Gentiloni e Padoan», ammette il commissario Pierre Moscovici). Le sparate da campagna elettorale dei partiti, le promesse impossibili, inoltre, non aiutano a migliorare la reputazione di chi si propone come alternativa. E ovviamente le posizioni radicali e anti-europeiste non sono il modo più adatto per raccogliere consensi nella capitale Ue. Per esempio la sparata sulla «razza bianca» del leghista Attilio Fontana, candidato in Lombardia, è considerata «scandalosa».

Ma a Bruxelles cercano di fare molta attenzione a misurare le parole («Spero che le urne portino un governo stabile e pro-Ue», liquida la pratica il vicepresidente Jyrky Katainen, del Ppe) e probabilmente d’ora in poi lo saranno ancora di più. Già, perché ieri sono bastate alcune dichiarazioni di Moscovici sui «rischi» legati al voto italiano a infiammare il dibattito politico. Frasi estratte da un ragionamento più ampio, fatto ieri a Parigi, in cui le elezioni del 4 marzo e la possibile assenza di una maggioranza vengono associati ad altre situazioni che agitano l’Europa, come il vuoto di governo a Berlino e i possibili contraccolpi in Spagna per la crisi catalana. Viste le reazioni, l’ex ministro francese, nel pomeriggio, ha subito cercato di precisare il senso del suo discorso, ma ormai la frittata era fatta.

«Un’inaccettabile intrusione nelle elezioni italiane», dice Matteo Salvini (Lega), «parole fuori luogo» per Raffaele Fitto (Noi con l’Italia), mentre la compagna di coalizione Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) invita l’Europa a farsi «i fatti suoi». La polemica mette però a nudo alcuni nervi scoperti del centrodestra: Renato Brunetta (Forza Italia) sposa infatti le tesi del commissario francese.

Rispondendo a una domanda specifica, Moscovici aveva bocciato senza mezzi termini l’idea lanciata da Luigi Di Maio (M5S) di sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil: «Un controsenso assoluto». «Siamo perfettamente d’accordo con lui - dice Brunetta -. La limitazione del deficit eccessivo è una condizione necessaria per abbassare l’elevato debito pubblico italiano». Per l’ex ministro italiano, le parole di Moscovici dovrebbero far fischiare le orecchie anche a Matteo Renzi, che «voleva sfidare le istituzioni europee proponendo una soluzione del tutto analoga a quella di Di Maio». In realtà il segretario del Pd, nel suo libro «Avanti», aveva proposto di far salire il deficit al 3%, ma non di superarlo. Una ricetta considerata comunque pericolosa da Bruxelles, che l’aveva sin da subito bocciata. E infatti Renzi ha da tempo smesso di sventolarla come proposta elettorale.

Chi non arretra, invece, è Di Maio. Anzi, chiede un improbabile «confronto pubblico» con Moscovici. E lancia una frecciatina alla Commissione europea per la sua «ingerenza», ricordando quando Jean-Claude Juncker (in un’intervista a «La Stampa») disse: «Non vorrei vincesse il No al referendum costituzionale». «Quella volta - ricorda Di Maio - non ha portato bene».

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