È durato 50 minuti, più del previsto, il colloquio tra il Papa e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, giunto a Roma per parlare con il Pontefice di Gerusalemme dopo la decisione del presidente Donald Trump di spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv alla Città Santa, mossa criticata tanto da Francesco quanto da Erdogan e da altri leader mediorientali. Bergoglio ha regalato al presidente turco un medaglione che, ha spiegato in italiano con l’aiuto di un traduttore, raffigura «un angelo della pace che strangola il demone della guerra, simbolo di un mondo basato sulla pace e la giustizia».

 

Il presidente Erdogan è accompagnato dalla moglie, la first lady Emine Erdogan, che indossava un velo chiaro sul capo, dalla figlia Esra, dal genero Berat Albayrak, che è anche ministro per l’Energia e le Risorse naturali, dal ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, dal ministro dell’Economia Nihat Zeybekci, dal ministro della Difesa, Nurettin Canikli e dal ministro per gli affari europei, Omer Celik, che è anche capo negoziatore con l’Unione europea.

 

L’incontro a porte chiuse tra il Papa e il presidente turco è durato quindi circa un’ora, più del previsto. Come riferito da una nota vaticana, nel corso dei «cordiali colloqui» - che Erdogan ha avuto prima con il Pontefice e poi con il cardinale Parolin e monsignor Gallagher - «sono state evocate le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della Comunità cattolica, dell’impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate». «Ci si è poi soffermati sulla situazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo statuto di Gerusalemme evidenziando la necessità di promuovere la pace e la stabilità nella Regione attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale». 

Il Papa ed Erdogan, ha scritto da parte sua l’agenzia stampa turca Anadolu, hanno parlato della «importanza di sottolineare gli inconvenienti provocati dalla decisione di Trump su Gerusalemme ed hanno evidenziato che la sua decisione non va applicata». Sempre secondo Anadolu, nel corso del colloquio il presidente turco e Papa Francesco hanno discusso anche di «sforzi comuni contro la xenofobia e l’islamofobia» ed «hanno sottolineato che è sbagliato collegare il terrorismo alla religione». Erdogan in particolare ha insistito sul fatto che non va fatta l’equazione tra terrorismo e islam.

    

L’udienza era prevista alle 9.30 ma Erdogan è arrivato pochi minuti dopo in Vaticano, con un imponente corteo di oltre una ventina di auto blu, in lieve ritardo rispetto al calendario programmato. La regina Elisabetta di Inghilterra, nel 2014, aveva fatto una ventina di minuti di ritardo, il presidente russo Vladimir Putin era arrivato 70 minuti in ritardo nel 2015, 50 minuti in ritardo con Benedetto XVI nel 2013. Alle 9.47 il presidente turco era arrivato alla sala di Sant’Ambrogio e alle 9.52 il Papa è uscito dalla sua biblioteca per dargli il benvenuto nella Sala del Tronetto. «La ringrazio tanto per il suo interesse», ha detto Erdogan al Papa, che ha risposto: «Grazie per la sua visita». Il colloquio a porte chiuse, alla presenza di un interprete turco e un interprete vaticano è durato fino alle 10.45, nonostante alle 10.15 Francesco avesse in agenda un’incontro con i vescovi caldei.

 

Al momento dello scambio di doni, il Papa ha regalato a Erdogan, presidente di uno Stato da poco impegnato in operazioni militari in Siria contro il cantone curdo di Afrin, un medaglione che, ha spiegato in italiano con l’aiuto del traduttore, raffigura «un angelo della pace che strangola il demone della guerra, simbolo di un mondo basato sulla pace e la giustizia». «Grazie», ha risposto in italiano il capo di Stato del paese anatolico. La figura dell'angelo - spiega una nota vaticana - illustra le sfide contemporanee: portare insieme le regioni settentrionali e meridionali armonizzandole mentre al tempo stesso si combattono tutte le forze ostili quali lo sfruttamento, l’opposizione intransigente, nuove forme di colonialismo, l’indifferenza, la sfiducia e il pregiudizio.

Francesco ha poi regalato al presidente turco una acquaforte della basilica di San Pietro nei secoli passati, una copia della enciclica ecologica Laudato si’ e una del Messaggio della Pace dedicato quest’anno alla nonviolenza. Erdogan da parte sua ha regalato al Pontefice un grande quadro di piastrelle di ceramica che rappresenta Istanbul, illustrandogli i diversi monumenti della città («Bello, bello», commentava Francesco), e un cofanetto di quattro libri in italiano di Rumi (Mevlana), teologo musulmano sufi e poeta mistico di origine persiana del milleduecento: la sua opera Mesnevi e la sua biografia. «Cose mistiche», ha ringraziato il Papa.

 

Francesco ha poi salutato tutta la delegazione turca di sedici persone – quattro le donne con il velo e due senza velo – scambiando qualche battuta cordiale in particolare con l’ambasciatore presso la Santa Sede, ed è poi rimasto un ultimo momento solo con il presidente e la moglie. Il Pontefice ha accompagnato la coppia presidenziale turca alla porta. «Piacere di averla incontrato», gli ha detto la first lady in inglese, e dopo che il Papa ha risposto, probabilmente chiedendo, come è suo solito, di pregare per lui, Erdogan ha detto: «Anche noi aspettiamo una preghiera da lei». Il presidente turco e la moglie si sono accomiatati accennando un inchino e tenendo la mano sul petto.

 

Dopo l’udienza dal Papa e il successivo incontro con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, affiancato dal “ministro degli Esteri” della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la moglie hanno visitato la basilica di San Pietro.

 

Da ieri sera tutta la zona del Vaticano era blindata. Sin dalle prime ore di questa mattina le misure di sicurezza erano ai massimi livelli. L'area antistante piazza San Pietro e tutta via della Conciliazione sono state chiuse anche ai pedoni non autorizzati. Sono 3500 gli agenti dei diversi corpi di Polizia che assicurano la sicurezza a Roma per la visita di Erdogan.


Alle 11 era in programma una manifestazione di protesta per la presenza di Erdogan a Roma a Castel Sant’Angelo, a poca distanza dal Vaticano, con la partecipazione di associazioni curde ma anche delegazioni della Federazione nazionale della stampa italiana e l’associazione “Articolo 21”.

 

L’ultimo presidente turco che ha fatto visita in Vaticano è stato Celal Bayar che nel 1959 fu ricevuto da Giovanni XXIII – che era stato delegato apostolico in Turchia dal 1934 al 1943 – quando ancora non c’erano rapporti diplomatici bilaterali tra Turchia e Santa Sede, ufficializzati nel 1960. Erdogan ha ricevuto il Papa ad Ankara nel novembre 2014. Dopo l’annuncio di Trump su Gerusalemme, Erdogan e il Papa si sono sentiti due volte al telefono.

 

Secondo una nota diramata ieri dell'ambasciata turca in Italia, in Vaticano Erdogan avrebbe parlato «delle relazioni turco-vaticane, degli sviluppi riguardanti Gerusalemme, dei problemi regionali, della tragedia umanitaria in Siria», dove dal 20 gennaio scorso è in corso l'operazione militare turca “Ramoscello d'ulivo” ad Afrin, «della lotta contro il terrorismo, la xenofobia e l'islamofobia».

 

Nel corso della giornata, il presidente turco si recherà al Quirinale dove dalle 13.30 alle 15.30 avrà una colazione di lavoro con il presidente italiano, Sergio Mattarella, a cui seguirà nel pomeriggio un incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Verso sera, è in programma una cena di lavoro con i vertici delle principali aziende italiane, prima del rientro a Istanbul.

 

A riprova della centralità che la tappa vaticana assume nella visita a Roma del presidente turco, ad accogliere Erdogan all’aeroporto di Fiumicino, ieri sera, erano presenti, oltre all’ambasciatore turco presso il Quirinale Murat Salim Esenli e il capo del cerimoniale diplomatico della Repubblica Italiana Riccardo Guariglia, anche l’ambasciatore turco presso la Santa Sede, Mehmet Pacaci, e il capo del protocollo della Segreteria di Stato vaticana, monsignor José Avelino Bettencourt.

 

Dopo l’udienza al presidente turco, Papa Francesco ha ricevuto i vescovi caldei in visita “ad limina apostolorum”. Tra di essi, Francois Yakan, amministratore patriarcale di Diarbekir dei Caldei, zona a maggioranza curda in Turchia, fondatore nel 2005 della ong umanitaria “Kader” che opera in Turchia per assistere rifugiati di ogni religione ed etnia. Il gruppo è guidato dal patriarca Louis Raphale Sako, che già nei giorni scorsi ha partecipato a Roma ad un convegno sulla conferenza “Tackling violence committed in the name of religion”, contrastare la violenza compiuta in nome della religione, ricevuta dal Papa, in occasione della quale si è tra l’altro detto convinto che «la nostra missione come cristiani e musulmani del Medio Oriente è educare i nostri popoli a perseguire la pace, in primo luogo vivendo insieme in armonia».

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