Alfie Evans, il bambino di 23 mesi affetto da una gravissima malattia cerebrale, ricoverato all'Alder Hey hospital di Liverpool e fino a poche ore fa tenuto in vita da un respiratore, non è più attaccato ad alcuna macchina. Alle 22.17 (le 23.17 in Italia) di lunedì 23 aprile, informano i genitori Thomas e Kate, il ventilatore è stato staccato. La messa in atto del protocollo è avvenuta con quasi mezza giornata di ritardo, dopo ore convulse per i tentativi in extremis per permettere al bambino di continuare a vivere accompagnato da cure palliative. Il bambino che secondo le previsioni doveva spegnersi in breve tempo, al momento continua a vivere respirando autonomamente, circostanza che avvalora i dubbi di quanti contestano che si trattasse di un caso di accanimento terapeutico.

 

Il colpo di scena più significativo del pomeriggio è stata la decisione, comunicata congiuntamente dai ministri degli Esteri Angelino Alfano e dell'Interno Marco Minniti di concedere la cittadinanza italiana al bambino per permettere il suo trasferimento in Italia. Anche in Vaticano, nelle ultime ore, si era presa in considerazione la possibilità di dare ad Alfie e alla sua famiglia il passaporto dei residenti Oltretevere. Il problema è però rappresentato dal fatto che la nuova cittadinanza - quella vaticana come quella italiana - si sarebbe aggiunta a quella britannica e dunque Alfie sarebbe rimasto soggetto alle leggi inglesi. Inoltre il Vaticano non è un Paese membro dell'Unione Europea e dunque la cittadinanza d'Oltretevere non sarebbe stata risolutiva. Soltanto la rinuncia da parte dei genitori alla cittadinanza britannica avrebbe messo in discussione la competenza della magistratura inglese. 

 

Ieri all'alba, in segno di solidarietà e vicinanza, a nome di Papa Francesco, la presidente dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù e un anestesista si sono imbarcati su un aereo e dopo uno scalo in Germania sono arrivati all'Alder Hey hospital di Liverpool. Non è stato loro permesso di entrare nella stanza del bambino né di parlare con i medici. Come si ricorderà già lo scorso settembre, senza clamore mediatico, un'equipe medica del Bambino Gesù era volata a Liverpool per visitare Alfie. La conclusione era stata che non c'erano speranze di guarigione o cure possibili, ma l'ospedale pediatrico vaticano avrebbe volentieri accolto il piccolo facendosi carico del rischioso trasferimento in Italia dove Alfie sarebbe stato assistito con cure palliative. 

 

«Portate Alfie qui!» aveva detto Papa Francesco al termine dell'incontro con il padre del bambino, udienza privata ottenuta da Thomas Evans la mattina di mercoledì 18 aprile, poche ore dopo averla richiesta. Il Papa ha lanciato quattro pubblici appelli per Alfie, i più importanti durante il Regina Coeli del 15 aprile e al termine dell'udienza generale del mercoledì avvenuta tre giorni dopo. Ancora ieri sera, Francesco aveva affidato a un tweet il suo appello: «Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento».

 

Alle 21.40 di ieri sera (ora inglese) il papà di Alfie ha comunicato che il giudice aveva dato ordine di procedere con il distacco del ventilatore. I difensori dei genitori hanno tentato un ricorso d'urgenza al giudice tutelare chiedendo il rilascio dei passaporti e l'ordine di un immediato trasferimento in Italia del piccolo presso l'ospedale Bambino Gesù di Roma o Gaslini di Genova. Gli avvocati della famiglia Evans hanno depositato un ricorso urgente presso il Consolato italiano a Londra, che svolge funzioni di giudice tutelare per i minori italiani all'estero, sostenendo che qualsiasi attività di distacco dei supporti vitali avrebbe costituito un illecito nei confronti di un cittadino italiano all'estero.

 

Alle 22.17 è stato dunque staccato il ventilatore automatico e il bambino ha cominciato a respirare autonomamente. Nelle ore successive ha avuto bisogno di ossigeno, ma i medici inizialmente non glielo hanno somministrato. Ciononostante ha continuato a vivere al punto che sei ore dopo il distacco Thomas Evans ha insistito con i medici perché tornassero a idratare il piccolo. Azione che è stata messa in atto. Infine al bambino è stato anche somministrato l'ossigeno. Alfie continua a vivere abbracciato alla madre.

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