Giunta al quinto venerdì consecutivo, la Grande Marcia del Ritorno, organizzata da Hamas lungo la linea di demarcazione fra Gaza ed Israele, si è svolta in un clima di crescente radicalizzazione e si è conclusa, secondo il ministero della sanità locale, con la morte di tre dimostranti e con il ferimento di altri 300, colpiti dal fuoco israeliano. Da parte sua l’esercito israeliano ha affermato che «decine di facinorosi armati di ordigni, bombe a mano e bottiglie incendiare» sono quasi riusciti ad aprire una breccia nel valico di Karni e sono stati bloccati in extremis.

Mentre i leader di Hamas spiegano che questi confronti settimanali sono solo una fase preliminare in vista di una forte esplosione di collera popolare fissata per il 15 maggio - 70/mo anniversario della nascita di Israele -, l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu e Amnesty International sono tornati separatamente ad accusare i militari israeliani di aver fatto «un uso sproporzionato della forza nei confronti di dimostranti disarmati». Da parte sua il Centro di informazione sull’ intelligence e il terrorismo (Iitc) di Tel Aviv ha pubblicato un’analisi, secondo cui l’80% dei primi 40 palestinesi uccisi sul confine erano «membri attivi o fiancheggiatori di gruppi terroristici».

La giornata è iniziata a Gaza in un clima di febbrile mobilitazione, dopo che in nottata nel campo profghi di Jabalya è stato sepolto Fadi al-Batsh, l’ingegnere di Hamas ucciso la settimana scorsa in Malesia in un attentato che la sua organizzazione attribuisce al Mossad israeliano. La bara è stata scortata nella principale moschea di Jabalya da una parata delle Brigate Ezzedin al-Qassam, l’ala militare di Hamas, che si è aperta la strada a fatica fra una folla di migliaia di persone.

Nel corso della giornata alcuni dirigenti di Hamas - fra cui Yihia Sinwar e Fathi Hammad - hanno raggiunto migliaia di dimostranti, raccoltisi, come nelle settimane passate, in cinque punti di frizione lungo il confine, e da là hanno esortato al popolazione di Gaza a non desistere dalla lotta elaborata per forzare il blocco e rompere le linee di confine. Da Ramallah un consigliere del presidente Abu Mazen, Muhammad al-Habbash, ha fatto appello agli abitanti di Gaza perché non seguano la politica degli «avventurieri» e «non mandino i figli a morire».

Come nelle settimane precedenti, gruppi di giovani hanno oggi incendiato pneumatici lungo il confine e hanno cercato di trainare verso la Striscia tratti di reticolati. In uno di questi azioni, al valico di Karni, sono stati vicini ad aprire un varco e sono stati respinti col fuoco. In serata il ministero della sanità ha riferito che tre dimostranti sono rimasti uccisi, 233 sono stati colpiti da proiettili veri e altri 70 sono stati intossicati da gas. Fra i feriti vi sono almeno due giornalisti e membri dello staff medico.

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