Sul web ha preso a girare una foto di Roma, ieri pomeriggio. Una foto meravigliosa, con dentro tutto ma davvero tutto quello che si possa dire. Castel Sant’Angelo visto da sotto ponte Vittorio Emanuele II, il Tevere che scorre, e alcune biciclette gialle, forse una decina, arenate nel lerciume. Sono le biciclette gialle del free floating, quelle a disposizione di tutti: le prendi, pedali, paghi, e le lasci dove vuoi. Non dentro il fiume, però. Sennò in una sola foto si imprimono il sublime e lo spregevole, che continua a essere la carta d’identità di Roma. E nonostante le concessionarie di bike sharing valutino nel cinque per cento le biciclette andate perdute, una percentuale fisiologica e non tanto differente da quella di altre città con reputazioni migliori. Forse questo si poteva dire: anche Roma sa comportarsi bene, e non sarà un pugno di dementi a svilire l’esperimento delle biciclette in condivisione. E invece no. Quello più furbo deve sempre saltare fuori, e nell’occasione è una furbina: Giorgia Meloni, capo di F.lli d’Italia. Ha pubblicato la foto e sopra ci ha scritto «il biondo Tevere al tempo della Raggi». Ora, che cosa c’entri Raggi (a cui non abbiamo mai risparmiato nulla) con degli allegri lanciatori di biciclette, è piuttosto misterioso. Il problema non era che le bici fossero ancora lì, due ore dopo, ma che lì fossero state abbandonate. Vede, cara Meloni, che a spacciare certa moneta un giorno sarà ripagata con la stessa, e sono trent’anni che vi turlupinate a vicenda.