«L’abito rosso e la berretta rossa del cardinale simboleggiano il martirio, soprattutto nel nostro Paese, che è stato “provato” più di una volta. Sicuramente simboleggia il sangue di tanti martiri che è stato versato su questa terra da tutti i componenti della società irachena. Ma il rosso è anche un simbolo d’amore, che dovrebbe infiammare il cuore di chi lo indossa, perché offra la sua vita a chi ama senza condizioni». Sono le parole commosse che il patriarca caldeo Louis Raphael Sako scrive nella lettera inviata ai fedeli iracheni al suo ritorno in patria, dopo il Concistoro del 28 giugno scorso in Vaticano in cui il Papa lo ha creato cardinale.

«In questa occasione - assicura Sako - prometto a tutti gli iracheni, come ho fatto cinque anni fa, quando sono stato eletto patriarca, di essere onesto e sincero; fratello e servo di tutti; di fare del mio meglio, affidandomi alla benedizione di Dio e cooperando con tutta la gente buona, al fine di rafforzare l’unità e la collaborazione tra gli iracheni; di promuovere una coesistenza armoniosa; di incoraggiare la cultura del dialogo e della comprensione; di trovare un ambiente migliore basato sull’amore, la giustizia, l’uguaglianza, la libertà, la dignità e la pace».

Nella consapevolezza che «non abbiamo futuro senza pace e senza convivenza» e che «religione e violenza sono incompatibili», il porporato lancia ancora una volta un appello alle autorità musulmane, cristiane e altre autorità religiose ad «essere simboli nazionali, contribuendo a raggiungere la riconciliazione, la pace e la stabilità sconfiggendo l’estremismo e la violenza». Allo stesso modo, esorta «tutti i politici iracheni a riconciliarsi e a “voltare pagina” per fermare questa “guerra in atto” sulla nostra terra, che ha distrutto “l’essere umano” e le “pietre”. Dobbiamo preservare la nostra unità, poiché il Paese non può essere costruito dal settarismo e dall’interesse personale, ma piuttosto da una cittadinanza equa e completa», afferma il cardinale.

E conclude con un invito a tutti i partner «ad accelerare il processo di formazione di un governo forte, basato sulla costituzione irachena. Un governo in grado di sviluppare una strategia generale per sradicare la corruzione e migliorare i servizi. Continuiamo a pregare affinché i segni di speranza superino le nostre preoccupazioni e paure in una situazione così difficile e rimaniamo orgogliosi del nostro amato Paese».

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