Alla presentazione triestina del libro I padroni del caos, affiancato dal governatore Massimiliano Fedriga e dal neo-governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, Renato Cristin ha spiegato come ciò che, con cieca insensibilità per la vita reale dei popoli europei viene tacciato di razzismo, altro non sia che un profondo sentimento di disagio. “Ciò che si prova è dolore, non rancore”, ha scandito Cristin: dinanzi alla perdita d’identità di una cultura bimillenaria “gli italiani soffrono”.

E al loro fianco non vedono oggi neanche una Chiesa che in precedenza aveva sempre difeso valori condivisi ma che oggi è permeata da quella teologia della liberazione che fino al pontificato di Ratzinger era stata tenuta in disparte. A partire dall’esclusione delle radici ebraico-cristiane dalla Carta europea, si è via via perso il senso di quell’ordine anche mentale che subendo gli effetti sinistri delle tattiche per la decostruzione/dissoluzione dell’Io, sta smarrendo i cardini anche dell’azione. Il paradosso dell’attacco rivolto nei giorni scorsi in Francia al filosofo Alain Finkielkraut è preoccupante non solo in quanto segnale del crescente antisemitismo, lo è anche in quanto esprime un cortocircuito paradossale, che conferma la perdita di orientamento, perché Finkielkraut è uno dei primi intellettuali ad aver anticipato le critiche allo snaturamento dell’Europa che i gilet gialli vorrebbero incarnare ma che non riescono a rappresentare se non sgangheratamente e in modi al tempo stesso infruttuosi e pericolosi.

Alla prassi serve la chiarezza dell’elaborazione teorica. Una elaborazione chiaramente alternativa rispetto a quella dei soloni che discendono dal sessantottismo e che continuano a inoculare nella prassi europea nuove forme di un sadoveteromarxismo postmodernizzato, “debilitato” in decostruzionismo. Occorre perciò, anche in Italia, superare il politicamente corretto e lavorare per sommare, alla battaglia per la libertà che il centrodestra ha imposto fin dalla sua nascita vent’anni fa, la difesa di una cultura dell’identità.

Il Presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha sottolineato la crucialità dei temi trattati in questo libro, sui quali l’azione politica deve procedere in sintonia con l’elaborazione teorica. Fedriga ha affermato, a nome della sua parte politica, di voler cambiare l’Europa perché non vogliamo che l’Europa finisca. Vogliamo farlo, ha detto Fedriga, dal suo interno, perché non c’è una terza opzione: se non cambia, l’Europa si dissolve. Non vogliamo uscirne, perciò vogliamo cambiarla. Perché così com’è non funziona. Aderiamo come Lega al gruppo dei conservatori europei, ma faremo di tutto perché il Ppe si allei con noi e non più con la sinistra.

Il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, in una delle prime uscite da neo-presidente eletto, e il cui partito, Fratelli d’Italia, ha appena aderito anch’esso in Europa al blocco conservatore, ha spiegato l’importanza che la riflessione teorica de I padroni del caos riveste per la prassi politica di un centrodestra vincente. Sottolineando la leggibilità e la chiarezza del libro, che rendono accessibile a chiunque anche nella loro complessità i concetti che propone, Marsilio mostra con un esempio come la correttezza politica ci abbia portato verso una china di confusione che non esclude più nemmeno l’assurdo, compreso il rischio di finire con l’accettare la poligamia. La proibizione a discriminare è infatti degenerata in un blocco psicologico a discernere, osserva Marsilio. Quel discernere che però è la base del conoscere e, insieme alla logica, del poter pensare per poi agire. Si tratta dunque, ha concluso Marsilio, di vincere i pregiudizi del politicamente corretto, spinto verso l’imposizione della supremazia dell’altro, riaffermando l’identità di un’Europa la cui grande tradizione - nel bene e nel male, nonostante cioè le tragedie prodotte - tanti valori ha potuto insegnare al mondo, dal dialogo e dalla solidarietà, fino al rispetto reciproco e l’eguaglianza fra i sessi, e i cui pregi - di cui possiamo essere fieri giustamente - non dobbiamo aver paura di rilanciare come conquiste da difendere.

 

Aggiornato il 21 febbraio 2019 alle ore 16:04