Esteri

Saad Hariri: "Così governo il Libano con i nemici di mio padre"

Il primo ministro guida una coalizione con Hezbollah, considerato fra i responsabili dell'assassinio dell'ex premier Rafiq a Beirut nel 2005

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ROMA - Saad Hariri, 47 anni, sunnita, è il primo ministro del Libano. Suo padre Rafiq, primo ministro del Libano, il 14 febbraio del 2005 fu fatto saltare in aria da un'autobomba piazzata sul percorso del suo corteo di blindate da qualcuno che in Libano poteva farlo. Hezbollah oppure la Siria, oppure tutte due insieme.
Oggi governa con ministri di Hezbollah nel suo gabinetto e con Assad in Siria che sembra tornato in sella in una regione che il passo indietro di Donald Trump sull'accordo nucleare con l'Iran rende sempre più instabile e rischiosa.

Lei governa con uno stretto alleato dell'Iran, Hezbollah, che è considerato anche uno dei responsabili della morte di suo padre: come fa?
"Si può fare in un solo modo: il primo ministro pensa al bene del Libano, a trovare le formule, gli accordi che ci permettono di gestire i problemi del Paese. Saad Hariri, figlio di Rafiq, ha invece fiducia nella giustizia, si è affidato al percorso del tribunale che dovrà condannare i colpevoli".

Ma Hezbollah ha una visione completamente diversa dalla vostra...
"Abbiamo deciso reciprocamente di mettere da parte le differenze. Lavoriamo insieme sulle cose, piccole o grandi, che possono servire al Libano ".

Hezbollah si è molto rafforzato con la guerra in Siria. Non crede che la fine della guerra possa portare alla ricerca di un nuovo equilibrio in Libano, e quindi a nuova guerra da voi?
"No. Abbiamo già assaggiato questa violenza, abbiamo capito cos'è la guerra con la nostra guerra civile, le vittime, le distruzioni. Questo ci dà la forza per lavorare con la politica".

Che giudizio dà del modo in cui sta finendo la guerra in Siria? Assad rimarrà al potere?
"In Siria tutto è iniziato con il popolo che chiedeva riforme, democrazia. Il regime ha iniziato a uccidere il popolo, è partita poi una guerra civile. Poi è arrivato il Daesh (lo Stato islamico, ndr), contro cui molti hanno combattuto, compreso il Libano perché sono entrati anche da noi, hanno conquistato dei villaggi fino a quando 2 mesi fa siamo riusciti a sconfiggerli e finalmente a cacciarli dal nostro territorio. Alla fine di questo ciclo rimarrà il problema Assad: lui è ancora lì, ma non potrà rimanere alla guida di un popolo che ha ordinato di massacrare. L'errore più grande sarebbe lasciare Assad al comando. Non è possibile, possiamo pensare a una transizione, ad altri modi, ma deve andarsene".

Assad è stato difeso pesantemente da Iran e Russia, che hanno fatto una guerra anche per lui.
"E' la Russia che lo ha salvato. L'Iran si è mobilitato, è presente in Siria, ha combattuto anche con suoi soldati, ma chi ci è riuscito è la Russia, una superpotenza mondiale. Adesso la Russia punta a una soluzione politica, e come dice Putin il loro operato è nell'interesse della Siria intera, e non di una sola persona. Gli interessi della Russia in Siria saranno quelli della Russia, non dell'Iran. Io ho incontrato Putin: si è impegnato in prima persona per la stabilità della nostra regione. E la parola di Putin conta sulla Siria, sull'Iran e nella regione. In questo momento l'unità del mondo arabo è decisiva".

Primo ministro, che conseguenze potrà avere la scelta fatta da Trump di de-certificare l'accordo sul nucleare con l'Iran per il Libano e il resto della vostra regione?
"Noi vogliamo buone relazioni con tutti i Paesi della regione. Speriamo che in questo scontro fra Usa e Iran non ci siano ripercussioni per noi. Ma io dico anche che le ingerenze nella vita interna dei paesi arabi non sono accettabili. L'Iran dovrebbe avere interferenze positive, aiutare lo sviluppo dell'economia, della sicurezza, non contribuire a destabilizzare".