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I 100 di Suor Ariberta, la magazziniera dei Papi da 62 in Vaticano

Redazione Francescane Missionarie di Maria - ACI stampa
Pubblicato il 22-02-2019

Cominciò a prestare il suo aiuto nel 1945 nel magazzino privato del Papa che si trovava nel Palazzo Apostolico

All’inizio del XX secolo in Vaticano fu organizzato un laboratorio di restauro di arazzi: nel 1926 fu affidato alle Francescane Missionarie di Maria, che inizialmente lavoravano nella loro casa generale in via Giusti a Roma. Per volontà di papa Pio XI, il laboratorio fu trasferito in Vaticano: nell'estate del 1930, una comunità di sette sorelle prese possesso dei locali dietro la chiesa di Sant’Anna.

Il Papa ha voluto accogliere personalmente i nuovi residenti del Vaticano: il 6 febbraio 1931 ha visitato le francescane e ha potuto ammirare lo splendido studio. Sotto il pontificato di Pio XII nella comunità delle francescane in Vaticano arrivò una giovane suora, Ariberta, al secolo Iride Burzio.

Cominciò a prestare il suo aiuto nel magazzino privato del Pontefice che si trovava al piano terra del Palazzo Apostolico, nel Cortile Sisto V. Ma poi continuò come diretta responsabile del magazzino sotto i pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I ma soprattutto Giovanni Paolo II per cui ha lavorato 27 anni; infine di Benedetto XVI.

Quando nel 1945 cominciò il suo servizio in Vaticano non avrebbe mai pensato che tale servizio sarebbe durato per lunghi 62 anni, un vero record. Ha finito il suo lavoro salutando Benedetto XVI nell’ottobre 2007, all’età di 88 anni.

Per più di 25 anni incontravo suor Ariberta in via del Pellegrino in Vaticano andando negli uffici de L’Osservatore Romano, o la mattina o dopo pranzo quando andava al magazzino privato del papa che si trova nel cortile di Sisto V del Palazzo Apostolico.

E questi incontri duravano fino all’anno 2007 quando si è trasferita nella comunità francescana a Borgo Sacco, un sobborgo di Rovereto, nel Trentino dove risiede anche oggi. E proprio lì ha festeggiato il suo 100-mo compleanno. L’ho raggiunta per farle raccontare gli anni passati al servizio dei sei papi.

Suor Ariberta, lei per 62 anni è stata la responsabile del magazzino privato pontificio da dove partono i doni del Santo Padre per i bisognosi di tutto il mondo. Come cominciò il suo servizio sotto il pontificato di Pio XII?
Avevo appena 23 anni quando, a conclusione del noviziato fra le Francescane Missionarie di Maria, mi mandarono in Vaticano presso la nostra comunità. Erano i tempi di Pio XII che aveva come segretaria suor Pascalina Lehnert. Cominciai a lavorare nel magazzino privato del Papa che con suor Pascalina divenne un vero centro caritativo. E durante la guerra e nel periodo postbellico c’era tanta povera gente che bussava alla porta e al cuore del Papa. Molti benefattori affidavano al Papa i loro doni sapendo che sarebbero finiti nelle mani dei veri bisognosi.

I suoi ricordi di Giovanni XXIII?
Papa Giovanni XXIII appena eletto incontrò i dipendenti e scoprì che guadagnavano poco. Aumentò gli stipendi di chi lavorava in Vaticano, invece a noi fece preparare dei pacchi dono con viveri, vestiti, ecc. per le famiglie dei dipendenti che avevano più di quattro figli.

Lei, una volta ha detto che Paolo VI è stato il suo Papa “preferito”. Perché?
Perché era il mio vescovo da ragazza a Milano. Dopo l’ho conosciuto meglio lavorando nel magazzino. Era una persona molto fine e discreta. Un giorno mi invitò insieme con le colleghe del magazzino a partecipare alla Messa nella cappella privata per ringraziarci del dono di una casula regalatagli in occasione del 50° di sacerdozio (era la famosa casula con le pecorelle indossata successivamente da Giovanni Paolo II all’inizio del pontificato). Paolo VI ci salutò cordialmente ad una ad una e ci raccomandò di continuare a pensare al Signore, senza farsi prendere troppo dalle cose da fare. Quel suo sguardo fisso quando mi disse questo, non lo dimenticherò mai.

Allora voi nel magazzino facevate anche le casule per i Papi?
Si, tra tanti nostri compiti c’era anche la preparazione e il confezionamento delle vesti liturgiche per il Santo Padre. Le ricamavo a mano, spesso erano i veri capolavori. Mi ricordo, per esempio, una con i disegni del famoso scultore Lello Scorzelli e tante casule preparate durante il pontificato di Giovanni Paolo II.

Lei per 27 anni ha servito Giovanni Paolo II, il Papa che viaggiava tantissimo e attirava in Vaticano milioni di persone…
Giovanni Paolo II riceveva tantissime persone e i fedeli offrivano al Papa tanti doni ogni mercoledì durante le udienze generali e in altre occasioni: dai disegni dei bambini ai camion di panettoni per i poveri; dalle coperte per i senza tetto ai doni preziosi per i Musei Vaticani o per la Sacristia pontificia. A noi del magazzino, d’accordo con i segretari del Papa e la Segreteria di Stato, toccava di ricevere, mettere in ordine e alla fine smistare tutti quei doni.

Qual era invece il vostro compito nelle preparazioni dei viaggi papali?
Uno dei momenti più delicati era la preparazione dei pacchi regalo da smistare durante i viaggi del papa. Preparavo assieme ad altre due consorelle gli scatoloni per i viaggi papali. C’era dietro un gran lavoro: seconda dove il Papa andasse, partivano assieme a lui vari doni, dai rosari alle medaglie commemorative dei viaggi, dai preziosi calici alle vesti sacre che il Papa poi lasciava in dono nei luoghi visitati.

Qualche ricordo di un viaggio particolare?
Non dimenticherò mai quanti furono i pacchi preparati per il volo papale diretto a Cuba nel 1998. Il Papa ha portato con sé tantissimi doni.

Gli ultimi anni in Vaticano lei ha lavorato per Benedetto XVI…
Si, Benedetto XVI è l’ultimo Papa che ho conosciuto personalmente. Alla fine del mio lavoro in Vaticano, nell’ottobre 2007, il Papa mi ha ricevuta in udienza privata insieme con le suore polacche della Presentazione che dal 2001 si occupavano insieme a me del magazzino privato. Ancora oggi, ho il privilegio di essere in contatto con Papa Benedetto attraverso il suo segretario e la laica consacrata che lo aiuta.

Lei compie 100 anni. Qualche riflessione a questo traguardo della vita?
Prima di tutto, la lode al Signore che nella mia vita mi ha sempre aiutato. Adesso penso solo alla vita presso di Lui.


ACI Stampa

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