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Il Cairo - A celebrarla il vescovo Fumagalli alla presenza del vescovo Barnaba capo della chiesa copta

Messa in rito cattolico per la prima volta in un monastero ortodosso

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La messa del vescovo Fumagalli nella chiesa copta-ortodossa

La messa del vescovo Fumagalli nella chiesa copta-ortodossa

Il pellegrinaggio in Egitto del vescovo Fumagalli

Il pellegrinaggio in Egitto del vescovo Fumagalli

Il pellegrinaggio in Egitto del vescovo Fumagalli

Il pellegrinaggio in Egitto del vescovo Fumagalli

Il pellegrinaggio in Egitto del vescovo Fumagalli

Il pellegrinaggio in Egitto del vescovo Fumagalli

Il Cairo – Riceviamo e pubblichiamo – Un fatto storico accaduto durante il pellegrinaggio Unitalsi in Egitto guidato dal vescovo di Viterbo Lino Fumagalli sulle orme della sacra famiglia.

Non era mai accaduto prima che in un monastero ortodosso siriano dedicato alla Vergine Maria “teotoca” (genitrice di Dio) del IV sec., venisse celebrata una santa messa in rito cattolico. Un fatto unico e storico segno e frutto sicuramente di questo primo pellegrinaggio sulle orme della sacra famiglia dei pellegrini italiani in terra d’Egitto. 

E’ accaduto nella giornata del 20 giugno nel monastero copto ortodosso di Natrun nel deserto di Egitto. Proprio in questo splendido monastero il vescovo Barnaba capo della chiesa copta-ortodossa d’Italia, che segue il pellegrinaggio insieme al vescovo Fumagalli, ha voluto compiere questo gesto altamente simbolico nei confronti della primo pellegrinaggio di cattolici dall’Italia – che ha inaugurato il cammino della sacra famiglia – di celebrare l’Eucaristia all’interno del monastero.

I monaci, una comunità di oltre 200 fra sacerdoti, novizi e studenti, addirittura hanno messo a disposizione del vescovo Fumagalli i paramenti liturgici e le sacre suppellettili (calice, patena, ampolle) oltre ad assistere alla preghiera.

Un segno di grande rispetto e amicizia fraterna che lascia ben sperare in un cammino cristiano da compiere – seppur nella diversità – nell’unita della fede predicata da Gesù Cristo. In questi luoghi, infatti – patria del monachesimo – anche i grandi padri e i grandi santi hanno pregato, ascoltato il vangelo, e si sono nutriti del pane eucaristico. Fra questi, santo Biscioy, Santo Giovanni Caman, San Giovani Corto etc etc.

Al termine della messa, il vescovo Fumagalli ha salutato il vescovo Metaos, capo del Monastero, donando un libro della storia di Viterbo e del primo conclave della storia della chiesa avvenuto a Viterbo. 

Prima di ripartire alla volta del Il Cairo, la delegazione italiana ha ricevuto il saluto da parte del Governatore e del Prefetto della regione, si è diretto poi a visitare il secondo monastero del 392 dC dedicato a San Biscioy dove e’ custodita la tomba del precedente Patriarca Copto-Ortodosso Scenuda III. 

Tutti i monasteri della zona desertica sono nati dopo l’Eresia Nestoriana quindi dopo il concilio di Efeso del 341 dC,  e volevano preservare e proteggere il soprannome della Madonna che e’ diventato poi quello della “Madre di Dio”. 

La visita ai monasteri del deserto hanno segnato una tappa importante del pellegrinaggio in Egitto del primo gruppo di pellegrini. 

Monasteri di unica e rara bellezza dove c’è una grande venerazione delle reliquie dei santi in essi conservati. Fra questi, il santo con il corpo incorrotto da 1700 anni e’ quello di San Biscioy, al quale Gesù aveva preannunciato in sogno che il suo corpo non si sarebbe decomposto. E così e’ avvenuto.   

Diocesi di Viterbo


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21 giugno, 2018

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