venerdì 12 aprile 2019
Non c’è convergenza in Parlamento sulla famiglia, nonostante la comune preoccupazione per la denatalità e la certezza dell’urgenza di una politica più organica
Naufraga tentativo di convergenza, passa solo la mozione Lega-M5s
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Non c’è convergenza in Parlamento sulla famiglia. Nonostante la comune preoccupazione per la denatalità e la certezza dell’urgenza di una politica più organica, maggioranza e opposizioni restano distanti.

Anche sui punti condivisi prevale il distinguo politico. E delle mozioni messe ai voti alla Camera ieri passa (con 270 sì) solo quella della maggioranza giallo-verde. Anzi, gli stessi alleati di governo si scontrano, al momento del voto del documento di Fdi contro l’aborto, che aveva il ministro leghista Fontana favorevole: M5s chiede con forza che la Lega non lo voti e alla fine il ministro per la Famiglia si adegua, causando l’ira della Meloni («La Lega rinnega se stessa »).

Ma in aula c’è ancora tensione per il post Verona. Le divisioni, poi, non piacciono al Pd che aveva trovato una convergenza con la sua proposta dell’assegno unico per i figli a carico, contenuta anche nella mozione di maggioranza. «Voi usate la famiglia contro qualcuno e contro le altre forze politiche; per dividere la società italiana e non per rafforzarla; come strumento di propaganda elettorale», accusa il capogruppo Delrio.

Nel merito, c’è la volontà di una risposta strutturale alle esigenze familiari, che superi il sistema di bonus e consideri le esigenze generali, spiega il ministro Fontana. Che assicura più risorse in manovra, sia per gli asili nido sia per il baby-sitting, e rende noto che è stata avviata la procedura per attivare la Disability card, che consentirà ai disabili di accedere ai servizi in tutta Europa.

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