martedì 5 marzo 2019
L’influencer cattolico che da anni spopola su Internet è in realtà un sacerdote cattolico "inconsapevole" fino a qualche tempo fa di tutto questo successo: non ha profili ufficiali sui social
Il prete senza Whatsapp «star» involontaria con il Vangelo domenicale
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Se un suo video su Youtube può arrivare a superare le centomila visualizzazioni, è quasi impossibile quantificare il numero degli ascoltatori dei suoi commenti al Vangelo che circolano ormai sul Web. Al contrario di quanto ci si aspetti, l’influencer cattolico che da anni spopola su Internet è in realtà un sacerdote cattolico "inconsapevole" fino a qualche tempo fa di tutto questo successo. Don Fabio Rosini, biblista, direttore del Servizio per le Vocazioni della Diocesi di Roma, non ha infatti profili ufficiali sui social e – manco a dirlo – non usa neppure Whatsapp. Eppure è stata proprio la tecnologia a renderlo una star del Web. «Ho iniziato pochi anni fa il commento dei Vangeli festivi per Radio Vaticana – spiega –. Ogni domenica 25 minuti. È capitato però che qualcuno ha iniziato a pubblicare queste trasmissioni anche su altri siti, ma è successo in maniera casuale. Non mi aspettavo tutta questa attenzione. Col tempo, però, ho dovuto riconoscere che è stato utile. Molti sacerdoti hanno iniziato a farmi sapere che seguivano i commenti, anche diversi gruppi parrocchiali hanno ripreso queste trasmissioni come canovaccio del loro percorso di fede. E questo mi fa molto piacere».
La popolarità di Rosini si è diffusa così tanto che ormai anche durante i suoi interventi pubblici c’è sempre qualcuno in platea che pensa bene di caricare il video su Youtube. E ogni volta i clic si moltiplicano. La spiegazione don Fabio Rosini, che pure non è affatto un influencer volontario, l’ha chiara: «Parlo come vorrei che qualcuno parlasse a me. Mi ricordo sempre di essere stato ateo, di aver avuto un periodo della mia vita in cui assolutamente non credevo. Continuo a parlare a quel mio pezzettino dubbioso, povero, inesperto. Per cui, in genere, mi piace spiegare le cose e raccontarle a chi mi ascolta. Mi piace parlare non con paternalismo, e spero sorridendo: non voglio parlare "da prete", perché davvero non ho l’attitudine». Dietro ogni intervento non c’è improvvisazione. «Ormai so che ci sono migliaia di persone che aspettano, però non penso alla possibile platea ma a quanto sia bello quello di cui sto parlando. C’è molta allegria in quello che faccio». Ecco dunque un consiglio per un aspirante influencer: «Nessuno può fare una cosa bene se prima non conosce ciò che sta facendo. Ho studiato la Sacra Scrittura e le regole della comunicazione. Ho un’esperienza molto felice come sacerdote. Nei miei incontri sui Comandamenti mi sono affinato, ho imparato a dosare. Il mezzo determina le condizioni del messaggio: e la conseguenza è che, se non mi penso in un ambito Web ma in un mondo reale, continuo a "bucare" l’audio o lo schermo, perché continuo a essere una persona reale».

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