lunedì 16 ottobre 2017
La vita cristiana è “una storia d’amore con Dio”. Non bisogna, quindi, sdraiarsi sulle “poltrone dei guadagni” ma accogliere il suo invito alle nozze, come hanno fatto i 35 nuovi Santi
Senza amore, vita cristiana una morale impossibile
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La vita cristiana è “una storia d’amore con Dio”. Non bisogna, quindi, sdraiarsi sulle “poltrone dei guadagni” ma accogliere il suo invito alle nozze, come hanno fatto i 35 nuovi Santi, canonizzati domenica durante la Messa sul Sagrato della Basilica vaticana. Lo ha ricordato papa Francesco nell’omelia sulla parabola del Regno di Dio paragonato a una festa di nozze.

Trentacinque nuovi Santi: tra loro 30 martiri brasiliani, 3 martiri messicani uccisi ancora adolescenti e due sacerdoti europei. Le loro biografie sono state ricordate brevemente dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione della Cause dei Santi. Presenti circa 35mila pellegrini assieme alle delegazioni ufficiali provenienti dai Paesi d'origine dei nuovi Santi, salutate dal Papa prima della Messa. Tra loro anche il ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti.

Ad essere canonizzati sono stati i brasiliani Andrea de Soveral e Ambrogio Francesco Ferro, sacerdoti diocesani; Matteo Moreira e 27 Compagni protomartiri del Brasile nel 1600; Cristoforo, Antonio e Giovanni, protomartiri del Messico nel 1527 e 1529; lo spagnolo Faustino Miguez, sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore Calasanziane Figlie della Divina Pastora, per l'educazione delle bambine, vissuto a cavallo fra ‘800 e ‘900, e l'italiano Angelo da Acri, sacerdote, frate cappuccino morto nel 1739, girò, predicando, l'Italia meridionale.

Francesco ricorda che il Signore vuole celebrare le nozze con ciascuno: vuole un rapporto come quello di una sposa con lo sposo, non “si accontenta” che osserviamo “le sue leggi”. Per questo, Francesco chiede di riflettere se almeno una volta al giorno diciamo: “Ti amo Signore”. “Se si smarrisce l’amore, la vita cristiana diventa sterile” - avverte - “una morale impossibile”, “da far quadrare senza un perché”. Il pericolo nella vita cristiana è proprio “la routine” senza entusiasmo. Bisogna, invece, “ravvivare la memoria del primo amore”.

Il Vangelo odierno mette però in guardia perché l’invito può essere rifiutato: molti invitati hanno detto “no” perché sono andati ai “propri affari”. La parola chiave per capire il rifiuto è “proprio”. “Ecco come si prendono le distanze dall’amore - spiega il Papa - non per cattiveria, ma perché si preferisce il proprio: le sicurezze, l’auto-affermazione, le comodità... Allora ci si sdraia sulle poltrone dei guadagni, dei piaceri, di qualche hobby che fa stare un po’ allegri, ma così si invecchia presto e male, perché si invecchia dentro: quando il cuore non si dilata, si chiude”. Quando tutto dipende da quello che “mi va” o “mi serve”, si diventa “rigidi e cattivi”, “si reagisce in malo modo per nulla” come gli invitati del Vangelo, che arrivano perfino ad uccidere quanti portavano l’invito.

Il Vangelo quindi “chiede da che parte stare”: “dalla parte dell’io o dalla parte di Dio?”. Dio, infatti, è il contrario dell’egoismo: di fronte ai “no”, “non sbatte la porta”, anzi di fronte alle ingiustizie subite, “risponde con un amore più grande”. In una parola, mentre “soffre per i nostri no”, “continua a rilanciare”. Dio, infatti, “va avanti a preparare il bene anche per chi fa il male” perché “solo così si vince il male”. L’invito è quindi a fare come Dio: a vivere secondo l’amore vero, superando “i capricci del nostro io permaloso e pigro”.

La parabola del Vangelo parla anche dell’abito degli invitati, che è indispensabile perché non basta rispondere, una volta, “sì” all’invito ma serve “l’abitudine a vivere l’amore ogni giorno” . E sono proprio i Santi canonizzati oggi, soprattutto “i tanti Martiri”, ad indicare questa via: non hanno detto “sì" all’amore per un po’ ma “con la vita e fino alla fine” e il loro abito quotidiano è stato l’amore di Gesù, “quell’amore folle che ci ha amati fino alla fine” lasciando il suo perdono a chi lo crocifiggeva.
Il Papa esorta, quindi, a chiedere al Signore di indossare ogni giorno quella veste bianca, quell’abito nuziale ricevuto nel Battesimo. E, per celebrare la festa dell’amore con il Signore, il primo passo è andare a ricevere “senza paura” il suo perdono.

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