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Amori e guerre in bianco e nero: a Palermo la mostra "Robert Capa. Retrospective"

La mostra porta al Reale Albergo delle povere oltre 100 fotografie del celebre fotogiornalista di guerra vissuto fino agli anni Cinquanta: è allestita fino al 9 settembre

  • 24 aprile 2018

"At a horse-race in Deauville" di Robert Capa

Sono tante le mostre che si possono vedere in città in questi primi mesi dell’anno di Palermo Capitale italiana della Cultura, ma quella che dal 25 aprile al 9 settembre 2018 è allestita al Real Albergo delle Povere di corso Calatafimi è davvero imperdibile.

“Robert Capa Retrospective” è dedicata a quello che è certamente il più importante esponente del fotogiornalismo del Ventesimo secolo: Robert Capa, nato Endre Ernő Friedmann a Budapest il 22 ottobre 1913.

Curata da Denis Curti, la grande retrospettiva è promossa dall’assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana ed è organizzata da Civita in collaborazione con la Casa dei Tre Oci e Magnum Photos, in occasione delle celebrazioni dei settant'anni dalla fondazione di questa leggendaria agenzia fotografica, nata proprio da un’idea di Robert Capa.

Era infatti il 22 maggio1947 quando il fotografo ungherese, insieme a Henri Cartier-Bresson, David “Chim” Seymour, George Rodger, William e Rita Vandivert e Maria Eisner, fondarono una vera e propria “cooperativa” che si impegnava a promuovere e salvaguardare il lavoro dei fotografi e alla loro tutela - sia legale che professionale - mantenendo la proprietà dei negativi, proteggendo il diritto d’autore, controllando la messa in pagina delle immagini, verificando le didascalie, e riservando al fotografo la libertà di decidere dove, come e per chi lavorare.
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Negli anni l’agenzia andò acquisendo una fisionomia sempre più riconoscibile, e impose un modo nuovo e fresco di stare nel mondo e sulla notizia, di comunicare e vivere la fotografia, senza limiti e confini.

I fondatori appartenevano a cinque nazionalità diverse e l’agenzia inzialmente aprì due sedi, una a New York e l’altra a Parigi, a cui in seguito si aggiunsero quelle di Londra e Tokyo, per meglio organizzare le missioni dei fotografi.

Quella libertà d'azione che fin dall’inizio li contraddistinse permise la realizzazione di reportage di ampio respiro, in cui l'autore poteva raccontare meglio, di più e in profondità.

I fondatori si divisero per Paesi e sfere d'influenza: Cartier-Bresson scelse l'Asia, Seymour si concentrò sull'Europa, Rodger sull'Africa, mentre Capa, dall'America, rimase pronto a partire per ogni dove.

L'agenzia ha prodotto alcuni tra i più importanti e spesso drammatici reportage della seconda metà del Novecento, documentando guerre, catastrofi, carestie, eventi sociali, ma anche alcuni aspetti della società non evidenziati dal giornalismo scritto.

La forte personalità dei fondatori gli ha permesso di portare importanti innovazioni nel modo di pensare, da uomini e da fotografi, il proprio lavoro, e poiché nessun fotografo è uguale all’altro, la forza del gruppo nasceva proprio dalla diversa creatività e dalle imprese individuali di ognuno.

Tra i fondatori dunque, ma soprattutto tra i più grandi e leggendari fotografi della storia, Robert Capa è forse il più intenso, di certo quello con la personalità più forte.

Bello come un attore, intraprendente e coraggioso, ha fotografato conflitti e drammi, dalla guerra civile spagnola alla seconda guerra mondiale, ha documentato la storia e l’ha fatta diventare arte, e delle guerre, che sono la cosa più inumana che l’uomo è stato - e continua a essere - capace di fare, l’occhio di Capa ha sempre cercato, scovato e catturato la “nascosta” umanità.

Attraverso il suo obiettivo ha raccontato cinque guerre, con un archivio che conta 70mila negativi, ha immortalato momenti drammatici ed eventi che hanno segnato la storia.

Sempre in prima linea con la sua macchina fotografica Robert Capa ha ritratto la guerra da vicino, o per meglio dire, dall’interno, come amava ripetere "If your photographs aren't good enough, you're not close enough" (Se le tue fotografie non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino).

E lui dentro c’è stato davvero, fino a morirci: il 25 maggio 1954 Capa è in Indocina per fare un reportage sulla tremenda guerra che infuria. Nella città di Thai Binh, nella provincia del Vietnam, il fotografo inciampa in una mina antiuomo e perde - purtroppo - la vita.

“Robert Capa Retrospective” ospitata a Palermo, presenta 107 fotografie in bianco e nero, che il fotografo ha scattato dal 1936 al 1954 e fa fede al progetto curatoriale di Richard Whelan - biografo e studioso di Capa.

107 scatti, divenuti iconici – che eliminano le barriere tra fotografo e soggetto; opere che raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra.

L’esposizione si articola in 12 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa 1941-1943, Italia 1943-1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954.

C’è però anche una sezione dedicata ai ritratti di amici e artisti: da Gary Cooper a Ernest Hemingway, a Ingrid Bergman (che col fotoreporter ebbe una storia d’amore), e ancora Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.

La mostra comprende poi un’ultima sezione, speciale, dedicata alle fotografie scattate da Capa in Sicilia. Il fotografo era giunto qui nel luglio del 1943 imbarcato su una nave che portava rifornimenti e fungeva da copertura per l'avanzata della Settima Armata del generale George D. Patton.

Le truppe americane spingevano verso Palermo, dove trovarono ad accoglierle la popolazione esultante per la fine dell'occupazione tedesca.

Orari di visita: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle 18). Biglietti a partire da 10 euro, sono previste riduzioni. Informazioni e prenotazioni al numero 091.7657621.

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