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Quella carezza al gatto non doveva esserci: "Il Padrino" e i segreti (svelati) della saga

La trilogia che racconta la saga della famiglia Corleone segnò spettatori e critica. Ci sono delle chicche, legate alla genesi dei film, che non tutti però ancora conoscono

Balarm
La redazione
  • 12 maggio 2021

Marlon Brando nei panni di don Vito Corleone nel film "Il padrino"

Di certo è tra i film che hanno fatto la storia del cinema e anche della Sicilia: stiamo parlando de “Il padrino”, la saga della famiglia Corleone, portata sul grande schermo, a partire dal 1972, dal regista Francis Ford Coppola.

La trilogia, come dicevamo, segnò spettatori e critica (per non parlare dell’immagine di Palermo che ha impiegato quasi 40 anni per cancellare alcuni scorci della città dall’immaginario di quel film - ci riferiamo in particolare alla scena girata sulla scalinata del Teatro Massimo) ma ci sono delle chicche, legate alla genesi dei film - come riporta la versione online del Corriere della Sera - che forse non tutti conoscono.

1.Uno degli attori di punta, stiamo parlando di Al Pacino - che interpretava Michael Corleone, il figlio minore Vito Corleone (Marlon Brando) a metà riprese stava per essere sostituito dai dirigenti della Paramount. Avendo visto solo alcune scene iniziali non lo ritenevano discriminante nel suo ruolo; si ricredettero al momento della scena dell’omicidio di Virgil Sollozzo e lo confermarono.
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2. In pieno stile “omertoso” (e non si stenta a crederlo) durante tutta la trilogia mai una volta viene pronunciata la parola “mafia”. Sembrerebbe che ciò sia stato il frutto di un tacito accordo sottoscritto - verrebbe da dire a “mezza parola” - dal gruppo di lavoro con il boss Joseph Colombo.

3. I copioni dei film sono scritti, fin nelle virgole, si sa, ma spesso sono i gesti improvvisati a fare la differenza. È stato così per la scena della rottura della macchina fotografica al matrimonio. James Caan (che interpretava Sonny) ha improvvisato quella scena suscitando la spaventata reazione del fotografo, anche il successivo lancio dei soldi per ripagare il danno non era previsto.

4. Attori non scritturati: è il caso del gatto che Marlon Brando accarezza ripetutamente all’inizio del film. Non era in copione, riportano le cronache, ma il gatto randagio fu portato sul set dal regista e, alla fine, passato alla storia.

5. Si dice che il grande Marlon Brando incutesse timore. Lenny Montana (interprete di Luca Brasi) fu tra quelli che erano molto tesi all'idea di lavorare con il mito del cinema. Visibilmente alterato durante le prime scene insieme, fece molti errori che, alla fine, il regista sfruttò per la resa finale della tensione tra i due.

6. Timore sì, ma anche scherzi. Brando Marlon era solito organizzarne durante le riprese, come quella volta in cui mise dei pesi nella barella in cui veniva trasportato, al ritorno a casa dopo la scena dell’attentato, rendendo simpaticamente più gravoso il trasporto.

7. Iscritto nella storia del cinema, come dicevamo, il regista George Lucas, che ha diretto e montato la scena della guerra contro le cinque famiglie, sembra che abbia voluto omaggiare la saga dei Coppola riportando dettagli nei suoi “Star Wars: Il ritorno dello Jedi” e, in una sequenza, di “Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith”.

8. La celebre scena ambientata nella camera da letto di Jack Woltz fu girata all’inizio con una testa di cavallo finta. Durante le riprese ufficiali, invece, il regista si procurò una testa di cavallo vera che infilò, a sua insaputa, nel letto dell’attore John Marley. La sua reazione fu estemporanea.

9. Passò alla storia la celebre frase, pronunciata da Sonny, “andare ai materassi”. Dal significato quasi sconosciuto a più vuol dire andare in guerra con una banda rivale.

10. I tratti somatici di don Vito Corleone, nel film, dicevano a volte ancor più delle parole. Per mantenere invariate quelle “guance gonfie” durante il provino Brando usò dei batuffoli di cotone idrofilo poi sostituiti, durante le riprese, con delle protesi oggi custodite come cimeli all’American Museum of the Moving Image.

11. Viso e voce in primis: per rendere il giusto tono Brando si ispirò al timbro rauco del mafioso Frank Costello, che aveva visto in televisione nel 1951.

12. Alla fine dei giochi ci fu pure chi si arrabbiò. Nella fattispecie Al Pacino non si presentò alla cerimonia della serata degli Oscar del 1973, Era stato, infatti, candidato come “attore non protagonista”. Secondo Al Pacino, il suo ruolo era ancor più presente di quello di don Vito. Fatto sta che fu Brando a ricevere la statuetta come miglior attore protagonista.

13. Anche Brando fece la sua parte alla stessa cerimonia degli Oscar. A ritirare la statuetta mandò l’attrice e attivista Apache Marie Louise Cruz, in segno di protesta contro il trattamento subìto dai nativi americani nel cinema.

14. Uno sconosciuto Sylvester Stallone si presentò alle audizioni, all’epoca giovanissimo. Fece i provini per i ruoli di Paulie Gatto e Carlo Rizzi, ma fu scartato.

15. Carmela Corleone, moglie di don Vito, fu interpretata da Morgana King, apprezzata cantante jazz che debuttò sul grande schermo proprio con “Il padrino”.

16. Per quanto venga citato il paese di Corleone, le scene italiane vennero girate a Savoca, un borgo in provincia di Messina. Qui esiste ancora il bar Vitelli, che ospitò Michael Corleone.

17. Se le diedero di santa ragione veramente Gianni Russo (Carlo) e James Caan (Sonny). Quest’ultimo, girando la scena della rissa, ruppe due costole a Russo, non è ancora chiaro se fosse stato un incidente o un fatto volontario (si diceva che i due non andassero d’accordo anche fuori dal set).
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