CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO

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Confesso di aver cominciato questo libro incuriosita dal titolo. Tutti noi ricordiamo le raccomandazioni dei nostri genitori, degli adulti che si prendevano cura di noi. Tra queste quella di non correre con le forbici in mano ed era sempre seguita da spiegazioni o racconti su cosa poteva accadere.

Ecco, in questo libro (che poi ho scoperto essere l’autobiografia dell’autore, Burroughs) un bambino, Augusten, ha due genitori in piena crisi, un padre distratto, anaffettivo, una madre che si crede una grande poetessa, depressa, eccessiva che è sull’orlo di una gravissima depressione. In questa situazione si rivolge a uno psichiatra, il dottor Finch, che diventa un riferimento per la madre che arriva ad affidargli Augusten.

Nella casa tutta rosa dove il dottore vive insieme alla moglie, che sgranocchia crocchette per cani, si aggirano i loro figli, sette tra biologici e adottivi, e tutti i pazienti variamente psicotici che entrano in questa casa sporca e sgangherata e decìdono di non uscirne più, di farsi adottare o di sedurre uno qualsiasi dei membri della famiglia.

Questa strana comunità di adolescenti, senza nessuna regola, con le stranezze del dottore il piccolo rimane anni, soprattutto quelli dell’adolescenza crea legami con gli altri componenti.

Non svelo il finale, ma oltre ad essere in alcune parti crudo, rimane una sorta di “leggerezza” che non mi spiegavo. Poi ho capito: quella è la sensazione è anche il segreto di questo libro. Le difficoltà, le assurdità riesce a fartele vedere con gli occhi degli adolescenti descritti, loro vivono l’oggi, non conoscono i sensi di colpa, non sanno cosa siano le convenzioni sociali, perché in questo caso nessuno gliel’ha insegnate.

Quando le persone che più dovrebbero proteggere e guidare sono perse e inadatte tutto è lecito persino i sogni (strani pure questi) per un futuro.
– Non ti senti mai come se stessi rincorrendo qualcosa? Qualcosa più grande di noi? Non so qualcosa che possiamo vedere solo io e te, come se stessimo sempre correndo e correndo ancora.
– Già, dissi stiamo correndo eccome, correndo con le forbici in man
o.”