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  • Mondiali -3: dall'Argentina alla Spagna, le cinque favorite

    Mondiali -3: dall'Argentina alla Spagna, le cinque favorite

    • Andrea Sereni
    Una competizione a parte. Una magia unica, che abbraccia i tifosi giorno dopo giorno, trascinandoli in un vortice di emozioni, eccitazione e tensione. I Mondiali sono anormali: di scontato, quando si gioca in rappresentanza di un popolo, non c’è mai nulla. Ogni partita nasconde delle insidie, ogni azione cela una storia. Di sicuro, però, ai nastri di partenza non tutte le squadre si presentano nella stessa posizione. Per rosa, mentalità, qualità, omogeneità abbiamo scelto le cinque selezioni favorite, analizzandone i punti di forza e le vulnerabilità.

    ARGENTINA
    PRO: Finalista in carica, sconfitta solo ai tempi supplementari dalla Germania. L’albiceleste è una delle favorite d’obbligo. Tanta qualità, molte soluzioni in attacco, e poi lui, Lionel Messi. La pulce, frantumato ogni tipo di record con il Barcellona, insegue da anni il mito di Maradona. Ha un solo modo per equipararlo: condurre l’Argentina al titolo iridato in quella che potrebbe essere la sua ultima occasione per farlo, dato che tra quattro anni ne avrà compiuti 35. Anche gli altri dovranno recitare la loro parte: da Sergio Aguero agli juventini Higuain e Dybala, l’imprevedibilità di Di Maria, il carisma e la leadership di Mascherano e Fazio.

    CONTRO: Ha perso tutte le tre finali disputate dal 2014 ad oggi, faticando anche nelle qualificazioni. Da anni, nonostante risorse di primo livello, fatica a trovare la giusta alchimia e continuità. Tre ct cambiati nelle qualificazioni, nessuno dei quali è riuscito a far coesistere le tante stelle a disposizione. Lo stesso Messi raramente ha mostrato in nazionale quanto fatto vedere con il Barcellona. Può rivelarsi un problema anche il girone: Croazia, Islanda e Nigeria sono tre squadre di livello, contro le quali non saranno ammessi passi falsi. E, se l’ottavo contro una tra Perù, Australia e Danimarca sembra agevole, ai quarti potrebbe già arrivare la sfida con la Spagna. Infine l’incognita Sampaoli, nella bufera per un’accusa di molestie sessuali: come reagirà il gruppo?

    BRASILE
    PRO: Una voglia di rivalsa feroce. Una rabbia, frutto della vergogna dopo il 7-1 nella semifinale del Mondiale casalingo di 4 anni fa, che può trascinare oltre i propri limiti. Il Brasile si presenta in Russia con un nuovo allenatore, Tite, che ha ridato solidità e fiducia ad un gruppo devastato dal fallimento del 2014. I verdeoro hanno dominato le qualificazioni sudamericane, primi con 10 punti di distacco dalla seconda (l’Uruguay) e ben 13 sull’Argentina, 41 reti fatte e solo 11 subite. L’11 titolare è a dir poco completo: Alisson tra i pali, Marcelo e Miranda a guidare la difesa, protetta da Casemiro e dal duo tutto muscoli Fernandinho- Paulinho. In avanti, poi, si può scatenare la fantasia di Neymar e Douglas Costa (Willian e Coutinho riserve di lusso) a supporto di uno tra Gabriel Jesus e Firmino. Altri punti a favore un girone abbordabile (Svizzera, Costa Rica e Serbia) e, quantomeno sulla carta, un tabellone non complicatissimo (Belgio ai quarti e Francia in semifinale). Omogeneità nei reparti, equilibrio e Neymar per far saltare il banco: i pentacampioni del Brasile hanno tutto per trionfare in Russia.

    CONTRO: I verdeoro hanno fatto della mediocrità la costante negli ultimi 10 anni di competizioni internazionali: due eliminazioni ai quarti (nel 2006 e nel 2010) e la già citata debacle contro la Germania. Si fatica comunque a trovare punti deboli in questa rinnovata corazzata. L’unica falla potrebbe essere rappresentata dal terzino destro, l’incerto Danilo, che sostituirà Dani Alves, infortunato. Potrebbe inoltre ancora pesare il crollo nella semifinale del Mineirao. In quel caso la squadra non resse il peso delle aspettative. Quest’anno avranno la forza necessaria per giocare liberi da condizionamenti esterni? Difficile dirlo a priori.

    FRANCIA
    PRO: Versatilità, possibilità di cambiare modulo in corsa e la classe di talenti come Pogba e Griezmann. I transalpini sono una selezione forte in ogni settore del campo. Deschamps, che pure ha lasciato a casa Martial, Lacazette e Rabiot, ha possibilità pressoché illimitate con la rosa a disposizione. Varane e Umtiti cerniera difensiva, Kante, Matuidi e Pogba in mediana a coprire le spalle al tridente formato da Griezmann- Mbappé e Lemar. Tecnica in velocità abbinata a fantasia e fisicità: difficile trovare un 11 migliore. I Blues avranno anche il tempo di rodarsi, essendo stati inseriti in un girone morbido con Danimarca, Australia e Perù. 

    CONTRO: L’età media molto bassa può diventare un problema e più in generale i francesi sembra difettino ancora in compattezza e organizzazione di gioco. Pericoloso poi il probabile ottavo di finale, che li vedrebbe opposti alla seconda del gruppo di Argentina e Croazia. Uno scoglio acuminato, superato il quale potrebbe profilarsi un quarto di finale ugualmente insidioso contro una tra Spagna e Portogallo, prima della semifinale con il Brasile. Un cammino difficile che potrebbe privarli di energie preziose.

    GERMANIA
    PRO: I campioni del Mondo in carica sono una macchina all’apparenza perfetta: 10 vittorie su altrettante partite nelle qualificazioni, 43 le reti realizzate a fronte di sole 4 subite. Una squadra già invulnerabile in Brasile, sublimata oggi da una nidiata di fulgidi talenti come Werner e Goretzka. Una quantità impressionante di interpreti perfettamente amalgamata da Joachim Low, ct in carica dal 2006, che ha saputo fondere il gruppo campione con le stelle nascenti della nuova generazione. Il nucleo del Bayern tra porta e difesa (Neuer, Boateng, Hummels e Kimmich), lo juventino Khedira con Kroos in mediana, Ozil, Muller e Reus alle spalle di Werner: la Germania non è inferiore a nessuno e se la giocherà con tutti, come sempre.

    CONTRO: Credere che una nazionale come quella tedesca possa sentirsi appagata, dopo le vittorie nel Mondiale brasiliano e nella Confederation Cup dell’anno scorso, è pura follia. Non è però sbagliato pensare che la motivazione, frutto di due eliminazioni consecutive in semifinale (2006 e 2010) e una finale persa (2002), non sia più così forte come quattro anni fa. A voler cercare il pelo nell’uovo manca la stella, quella che ti risolve la partita complicata da solo, come può essere Messi, Neymar o lo stesso Griezmann. Una mancanza che invero storicamente non ha mai condizionato il rendimento dei teutonici.

    SPAGNA
    PRO: Una nazionale che ha scritto la storia dell’ultimo decennio di calcio internazionale. Campione nel 2010 in Sudafrica, le Furie Rosse hanno dominato il girone di qualificazione, annichilendo per 3-0 anche l’Italia di Ventura. Lopetegui, ct dal 2016, ha rinnovato il gruppo dei senatori, formato dai vari Piqué, Ramos, Iniesta e Busquets, inserendo campioni del calibro di Asensio, Aspas, Saul e Vazquez. Un connubio rivelatosi perfetto: gli iberici abbinano solidità difensiva a innumerevoli soluzioni offensive. In una delle ultime amichevoli di preparazione l’Argentina, non una nazionale qualsiasi, ne ha presi 6. La Spagna è pronta a concedere il bis.

    CONTRO: Dal trionfo sudafricano del 2010 solo fallimenti: nel 2014, da campioni del mondo in carica, uscirono nel girone eliminatorio, mentre nell’Europeo francese l’Italia di Conte ne mise in evidenza tutti i difetti di un ricambio generazionale non pienamente avvenuto. La rosa appare completa, ma potrebbe pesare durante il cammino la veneranda età di alcuni pilastri come Iniesta e non solo: in quel momento gli altri dovranno farsi trovare pronti. Il girone non sembra proibitivo: l’unica vera insidia è rappresentata dal Portogallo campione d’Europa. Discorso diverso dai quarti in poi, quando con ogni probabilità si susseguiranno le sfide ad Argentina e Germania. Due finali anticipate, alle quali andrà aggiunta quella vera e propria: non scontato superare indenni tutti questi ostacoli.

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