25 maggio 2018 - 09:23

Conte-Mattarella, scontro su Savona La Lega: «No a piani B o salta tutto» Salvini su Fb: «Sono arrabbiato» Quanto ci costa l’effetto spread?

Il premier incaricato al Quirinale per aggiornare Mattarella sugli sviluppi della formazione dell’esecutivo. In mattinata il summit alla Camera con i leader M5S e Lega

di Alessandro Sala e Cesare Zapperi

Il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, con Di Maio e Salvini Il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, con Di Maio e Salvini
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«Sono davvero arrabbiato». Sono le laconiche parole che il leader della Lega Matteo Salvini affida sul suo profilo di Facebook, alla fine dell’intensa giornata politica. In cui qualcosa dev'essere evidentemente andato storto. Un commento che si è guadagnato anche il «like» del capo politico del M5S, Luigi Di Maio. Al centro della querelle il «veto» su Paolo Savona all'Economia «inaccettabile», in quanto il professore riflette assolutamente le posizioni politiche del partito sui temi di cui si occuperebbe al Tesoro. In questo — assicurano fonti leghiste — con il M5s si è «assolutamente sulla stessa linea come sta a testimoniare il "like" di Luigi di Maio al post di Salvini». Non c'è «alcun piano B» all'ipotesi di Paolo Savona all'Economia e, se permane questo «veto molto forte», il Quirinale «si prenderà la responsabilità di bloccare la nascita di un governo» i cui partiti di maggioranza sono stati votati dagli elettori.

Conte da Mattarella

Giuseppe Conte era salito nel pomeriggio al Quirinale per un colloquio informale con Mattarella, dopo il faccia a faccia col governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il vertice a Montecitorio con i segretari di M5s e Lega, Di Maio e Salvini. L’incontro al Colle, durato circa un’ora, non per sciogliere la riserva ma per rendere conto al Capo dello Stato dell’andamento di queste ultime consultazioni. «È come se avessimo lavorato sempre insieme negli ultimi anni - ha riferito il leader pentastellato ai cronisti al termine dell’incontro -, c’è una totale sinergia e sintonia e stiamo lavorando con velocità per assicurare il governo del cambiamento il prima possibile: c’è molta compattezza e ci capiamo al volo». Possibile che il giuramento avvenga sabato o domenica. Una scelta, quella di aspettare il weekend, forse motivata dal tentativo di perfezionare i passaggi istituzionali a mercati chiusi, dopo che anche oggi si sono registrati segnali negativi sul fronte finanziario con lo spread che ha superato i 215 punti base.

La lista dei ministri

Resta probabilmente qualche altro nodo da sciogliere sulla lista dei ministri, ma oggi non sono in programma altri incontri tra Conte e i due leader della maggioranza. Che evitano accuratamente, ora che la trattativa è agli sgoccioli, di rilasciare dichiarazioni che potrebbero irritare il Quirinale, come accaduto ieri dopo le prese di posizione pubbliche sul nome di Savona, indicato come sicuro ministro dell’Economia, prima ancora della presentazione ufficiale della squadra di governo al capo dello Stato. E Di Maio si è sentito di doverlo precisare davanti alle telecamere: «Non voglio parlare di nomi perché questa è una prerogativa del presidente della Repubblica e del presidente incaricato». Ma al di là dei passi formali, il dibattito attorno a Savona è ormai noto. Lui, intercettato durante una passeggiata a Villa Borghese, ha detto di ritenere più che plausibile l’esistenza di veti sul suo nome. Ma non è tutto . In una lettera al Sole 24 Ore aveva già fatto capire la sua posizione critica nei confronti del Quirinale .

«Tutto per il meglio»

«Mattinata di lavoro molto proficua - è stato in ogni caso il commento dello stesso Conte, affidato ad un post di Twitter con la foto del faccia a faccia con i due leader -. Stiamo lavorando per dare il governo del cambiamento a questo Paese».

ll monito di Gentiloni

I Gentiloni nel lasciare Palazzo Chigi ha messo in guardia i futuri inquilini. «Chi ci vede da fuori, magari pensando che tutto sia facile, e non c’è alcun riferimento all’attualità, si rende conto nel giro di poche settimane di come sia assolutamente complesso. Dobbiamo rendere il sistema meno complesso, più efficiente, perché i cittadini ce lo chiedono, ma c’è un certo livello oltre il quale non si può andare, perché ci sono le regole ed è giusto rispettarle». Nel prendersi cura della rabbia e delle difficoltà economiche, non bisogna, ha detto ancora Gentiloni, «dilapidare il lavoro che è stato fatto in questi anni, perché risalire una china per cinque lunghi anni, come l’Italia ha fatto, non è semplice, è un lavoro che richiede perseveranza, costanza, impegno, sacrificio, professionalità. Per andare fuori strada non servono 5 anni, bastano pochi mesi».

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