Nel mirino di Salvini
adesso c’è Forza Italia

Ci si chiede fino a che punto Matteo Salvini arriverà nello sfidare il suo alleato Berlusconi. La rottura avvenuta sulla nomina del presidente della Rai ha riacuito questa domanda che in realtà è attuale da molto tempo, anche da prima che il leader leghista decidesse di fare un governo con i grillini mentre Forza Italia restava all’opposizione. Una circostanza politicamente contraddittoria: Lega e Forza Italia si considera(va)no parte di un’unica alleanza politica, il centrodestra, elettoralmente maggioritaria nel Paese e al governo in molte Regioni del Nord, e contemporaneamente l’una fa parte di un governo di cui la seconda è all’opposizione, non condividendo nulla o quasi del «contratto» stipulato da Salvini e Di Maio.

Ora Salvini, d’accordo con Di Maio, ha stretto degli accordi precisi sugli assetti della televisione pubblica senza consultare Berlusconi nonostante che i voti di FI in Commissione di Vigilanza fossero determinanti. Non stupisce dunque che il Cavaliere e, forse, ancor di più i forzisti, si siano rifiutati di essere considerati una forza al traino della Lega: quello che fa Matteo va bene per tutti. No, hanno risposto Tajani, Brunetta, le capigruppo Bernini e Gelmini, e Gianni Letta, non possiamo sottoscrivere una tale subordinazione. E hanno bocciato il candidato salviniano Marcello Foa alla guida del consiglio di amministrazione di viale Mazzini, una sconfitta cocente per la maggioranza e il governo che lo aveva proposto.

A quel punto Salvini ha lanciato un preciso avvertimento: da adesso in poi aprirò la porta a chi, di Forza Italia, vuole abbandonare il suo partito e venire con noi. In pratica, significa lanciare un’opa sul partito che un tempo fu di maggioranza relativa. Ecco dunque la domanda che ritorna: fino a che punto Salvini arriverà nello sfidare Berlusconi?

Il capo leghista non considera conveniente un gesto di vera rottura. E si capisce: Lega e Forza Italia governano insieme in quasi tutte le Regioni del Nord e in una miriade di Comuni e nessuno ha interesse a distruggere quelle intese che vanno avanti da molti anni. Però il caso Rai dimostra che il momento della verità si sta avvicinando: la faglia che si è aperta all’atto della formazione del governo si va allargando e la contraddizione cui accennavamo sopra tende ad essere sempre più difficile da gestire. Non va dimenticato che si sono moltiplicati nel tempo i motivi di diversità ideologica tra salviniani e berlusconiani: da ultimo la proposta del ministro Fontana di abolire la legge Mancino sull’odio razziale e il fascismo non ha trovato consenso neanche tra gli esponenti azzurri più inclini a riconoscere la leadership di Salvini sull’intero centrodestra.

L’opa lanciata da Salvini su Forza Italia sembra dunque accelerare l’arrivo di questo momento della verità: il tentativo dunque di assorbire lentamente ma inesorabilmente il partito di Berlusconi, il suo elettorato e i suoi quadri dirigenti.

Cosa farà Berlusconi, come reagirà quello che sembra finalmente il suo delfino, Antonio Tajani? Ci si aspetta un atto di orgoglio di partito e un ancoraggio ai temi del popolarismo europeistico così radicalmente diverso dal sovranismo no-euro dei leghisti e dei loro alleati nella Ue. Ma sarà una battaglia dura da combattere per la ragione che il vento oggi soffia potentemente dalla parte dei sovranisti più che degli europeisti: tenere fermo il timone sarà indispensabile.

A guardarla in positivo, potrebbe anche essere l’occasione per Forza Italia, di trasformarsi da partito carismatico a partito con una forte e autonoma classe dirigente. Una scommessa, certo, difficile ma non impossibile. In fondo anche Salvini ha saputo prendere un partito che era morto e farlo diventare il protagonista centrale di questa stagione politica.

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