La linea che divide i sognatori dagli illusi è sottile. Marcos Evangelista de Moraes, al secolo Cafu, la percorre con la stessa sicurezza che esibiva sulla fascia destra, accelerando con le maglie di Roma, Milan e Brasile. La sfida di stasera a San Siro, per lui, non può essere soltanto la prima battaglia per la rincorsa a un posto in Champions. Perché, per dirla con le sue parole, “quando vesti rossonero o giallorosso hai il dovere di sognare lo scudetto, come mi è successo sia a Roma che a Milano”. “Pendolino” è stato il suo soprannome durante le undici stagioni italiane: il tempo è trascorso, l’alta velocità ora passa per treni di generazione più recente, ma di gente capace di dominare un intero lato di campo come faceva lui se ne trova pochina.
Marcos Cafu, 48 anni, ambasciatore Fifa e Uefa. Afp

Marcos Cafu, 48 anni, ambasciatore Fifa e Uefa. Afp

Come mai, secondo lei? Il terzino è passato di moda?
“In effetti è un momento poco brillante per chi gioca nel mio ruolo. A parte Marcelo e Carvajal non mi vengono in mente tanti nomi, nemmeno al Mondiale sono stato impressionato da qualcuno”.
Mondiale senza Italia, peraltro.
“Sì, ma è soltanto un episodio. Sono certo che dalla prossima edizione la vostra Nazionale si ripresenterà più agguerrita che mai, puntando sui giovani. E comunque non è che il Brasile mi abbia regalato gioie. Puoi avere tutti i solisti che vuoi, ma se non fai gruppo...”.
Va bene, va bene, non riapriamo quella ferita. Pensiamo a Milan-Roma, le sue squadre del cuore.
“Ho ricordi pazzeschi dei miei anni italiani. E poi avevo tanti compagni brasiliani, sia a Roma che a Milano”.
Non è più così. Milan e Roma si sono “debrasilianizzate”.
“Peccato, soprattutto perché la Roma in questo modo ha perso il numero uno assoluto”.
Alisson?
“Certo. Per me oggi è il miglior portiere del mondo. Ma capisco che ci sia un discorso economico da valutare”.
Il Milan adesso ce li ha in società, i suoi brasiliani.
“Con Leonardo non ho condiviso moltissimo, ma lo stimo. E Kakà è un volto che piace ai tifosi, nonostante non abbia ancora un ruolo chiaro”.
Le piace questa svolta rossonera così votata alla storia?
“Assolutamente sì. Era ora. Persone come Maldini non possono stare lontane dal calcio per così tanto tempo”.
Con lui e Gattuso, invece, i ricordi non le mancano.
“Rino allenatore è veramente una cosa strana, mi ci devo abituare. Ma sono felice per lui, come per Di Francesco sull’altra panchina. Non so per chi tifare”.
Davvero?
“Sì, spero che Milan-Roma finisca in parità. Ma non deve essere una scusa per non partecipare alla lotta scudetto”.
In Italia, però, la Juve sembra sempre più inavvicinabile...
“...e con Cristiano Ronaldo la distanza con le rivali si allarga, lo so. Tutto vero, ma non si può cominciare un campionato senza sognare di vincerlo. Tutte le grandi imprese nascono dalla volontà e dalla fiducia”.
Per il Milan è già stata un’impresa superare il momento delicato in società.
“La nuova proprietà mi sembra più solida. Sarò felice di pranzare con dirigenti e amici quando passerò da Casa Milan, vengo in Italia più o meno ogni tre mesi”.
Non starà pensando di entrare in società anche lei, vero?
“No, no, sono già in tanti (ride, ndr). E io ho già il mio posto nel calcio, come ambasciatore nel mondo per Fifa e Uefa. Però la Serie A la guardo sempre. Certo, vedere Maldini e Totti in tribuna a San Siro in giacca e cravatta sarà un bel colpo al cuore”.
Perché?
“Perché significa che ormai siamo dei vecchietti”.