Non ha risparmiato critiche al Pd, rivendicando la necessità di evitare l'”immobilismo“, ma sfidando il M5s sui temi e sul conflitto d’interesse. La “prima” del regista Paolo Virzì, che ha partecipato con il segretario reggente Maurizio Martina all’assemblea del circolo dem di Roma Ostiense, si è trasformata quasi in uno show. Con tanto di intervento appassionato, che ha scaldato la platea. Non è un caso che lo stesso Martina abbia ironizzato, etichettando il discorso come “da candidato segretario”, nel corso di un dibattito a tratti infuocato anche per gli interventi critici di diversi iscritti. “Il Pd non ha bisogno di buttafuori, ma di buttadentro”, ha spiegato il regista. Per poi sferzare il presidente Matteo Orfini, dopo che quest’ultimo aveva bocciato le posizioni di Calenda sull’esecutivo di transizione con tutti i partiti dentro: “Scusa Orfini, non ci serve un buttafuori, non ci piace, non conviene al Pd anzi credo sia un grave danno”. Ma Virzì non è stato il solo ad aver attaccato Orfini, tirato in ballo anche da un militante sull’affaire della cacciata dell’ex sindaco Ignazio Marino, una ferita mai ricucita del tutto per un pezzo del popolo dem di Roma. Sulla Capitale lo stesso Virzì ha poi “interrogato” il partito: “Ma che abbiamo fatto? E stiamo facendo opposizione?”. Virzì ha pure rivendicato la necessità di superare lo scontro tra correnti interne al Pd, riaprendo i circoli alla partecipazione: “Qui serve spalancare, spalancare bene”. E pur non volendosi esprimere troppo sullo stallo al governo e sull’ipotesi di un dialogo riaperto con i 5 Stelle, Virzì ha rivendicato la necessità di una competizione sui temi con i pentastellati: Attenzione a irridere certi tematiche come la democrazia diretta. Su questo vanno sfidati. Non si può irridere il reddito di cittadinanza perché pezzi grandi di società si sentono perduti e non hanno idea del futuro e la narrazione di un’Italia smart non aiuta”.
Articolo Precedente

Governo, Casellati convocata al Quirinale: verso il mandato esplorativo alla presidente del Senato

next