Riace vuole guardare avanti, voltare pagina dopo la bufera politica e giudiziaria che ha travolto il Comune e concentrarsi su un modello di accoglienza senza soldi pubblici. E’ la linea indicata già dopo la revoca dei finanziamenti da parte del ministero dal sindaco sospeso Mimmo Lucano, che ora ha il divieto di dimora per l’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e presunte irregolarità in un appalto per il servizio dei rifiuti. Tuttavia “al momento il ministero non ha trasferito nemmeno un migrante – spiega il sindaco facente funzioni Giuseppe Gervasi – Hanno mandato una comunicazione in cui hanno già deciso dove mandare i primi 76 rifugiati che però ancora non sanno cosa fare. È un dramma che dovremmo gestire e non sappiamo come”.

Un’accoglienza senza i finanziamenti dello Stato dimostrerebbe come il “modello Riace” sia autosufficiente grazie a quello che Lucano ha realizzato negli ultimi 20 anni. Ma tutto questo si può avviare solo dopo che il Viminale spiega cosa intende fare con i migranti del progetto Sprar. Chiuso un mese fa dal Servizio Centrale, nessuno in queste settimane ha spiegato come avrebbero dovuto vivere gli ospiti in attesa di essere trasferiti. Intere famiglie di rifugiati abbandonate con il Comune impossibilitato per legge ad occuparsi di loro.

Anche per questo il sindaco Gervasi – come ha scritto la Verità – ha inviato nei giorni scorsi una lettera al Viminale e al Servizio centrale dello Sprar per chiedere “l’immediata attivazione delle procedure tendenti ad accompagnare la chiusura delle attività progettuali, evitando ulteriori problemi di ordine pubblico e sicurezza”. Una richiesta anticipata dalla premessa di una “perdurante e delicata situazione” dovuta alla “mancanza di fondi sufficienti per garantire i servizi essenziali previsti”. Servizi essenziali per i rifugiati ma non per lo Stato che, dopo aver revocato i finanziamenti al Comune, non si è posto il problema di chi li dovrebbe garantire in questa fase di transizione. Da qui la considerazione di Gervasi che sottolinea “gli atteggiamenti della maggior parte degli ospiti che tendono a comportamenti violenti nei confronti degli operatori, a volte anche verso cittadini del luogo”. Non comportamenti violenti, precisa il sindaco facente funzioni, ma atteggiamenti che tendono a comportamenti violenti. “La mia è solo una presa di posizione per evitare che veramente possa accadere qualcosa visto il clima esasperato creato da tutto ciò che sta accadendo e non certo dai migranti. Io ho scritto di atteggiamenti che tendono alla violenza ovvero urla dovute all’esasperazione”.

A dare la notizia della lettera del Comune al Viminale è stata la Verità, ma il sindaco Gervasi contesta la titolazione (“Il numero due di Lucano seppellisce Riace: ‘I migranti ci picchiano, stop all’accoglienza’”) e il senso dato all’articolo: “Ho già smentito tutto. Ma stiamo scherzando? – dice Gervasi – Non esiste che io abbia pronunciato una frase del genere. Condivido appieno e senza ombra di dubbio i principi che hanno guidato l’attività amministrativa degli ultimi anni. Quanto scritto dalla Verità non corrisponde assolutamente al vero. Quella è stata semplicemente una lettera mandata al ministero per accelerare le procedure e capire chi effettivamente vuole rimanere a Riace per dare un’accoglienza vera e sensata. Ho fatto solo una lettera che serviva alla difesa del modello Riace. Non ho ancora inviato repliche al giornale ma attraverso i miei avvocati voglio valutare alcune cose perché, finché riportano le mie parole va bene, ma non possono mettermi in bocca frasi del genere”.

Che nel paesino si respiri una brutta aria non è difficile immaginarlo. Lo conferma una fonte autorevole che da anni è impegnata nel sistema di gestione dei migranti a Riace. “Hanno sconvolto il sistema. La realtà è che il progetto di Riace non ha eguali in Italia. A loro fa paura che a Riace si possa creare uno Sprar senza i soldi del ministero”. Una paura che parte da lontano, è il ragionamento, e riguarda anche le scelte delle varie prefetture su quali migranti assegnare a Riace nell’ultimo periodo: “In un clima di disorientamento generale, una delle intenzioni degli ultimi due anni da parte del Servizio Centrale è stata quella di mandare a Riace persone difficili da gestire“.

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