Che Matteo Salvini abbia un debole per i commissari non è un mistero, vista la disinvoltura con cui, da ministro dell’Interno, indossa la divisa della Polizia. Meno noto è che il vicepremier stia facendo diventare la figura del commissario un modello per la Lega, un soggetto ideale – e preferibile ai segretari politici – per controllare le articolazioni territoriali del movimento. Da perfetto “Capitano”, come ama farsi chiamare, sta traghettando il passaggio dalla vecchia Lega Nord a una Lega senza più aggettivazioni settentrionali puntando, dopo le Europee, al nuovo soggetto sovranista. E il commissario, alla faccia dello statuto, diventa un perfetto plenipotenziario di lungo corso e a lungo termine, presente ormai in una cinquantina di strutture provinciali. Non più un’eccezione, ma una regola.

Le ragioni per cui un leghista fedelissimo alla nomenklatura di via Bellerio viene spedito in giro per l’Italia sono le più diverse: la surroga di un segretario eletto in Parlamento, litigiosità interne, dimissioni indotte di vecchi militanti ancorati al passato padano, il bisogno di maggiore dinamismo elettorale. Ma c’è anche la difficoltà di selezione della classe dirigente, soprattutto nelle nuove realtà del Centro-Sud Italia, per una Lega in via di globalizzazione.

Commissario perpetuo – Il caso più eclatante di commissariamento perpetuo viene da Bolzano, perchè dura da 23 anni. Fino a pochi mesi fa il ruolo era coperto da Massimo Bessone, diventato però vicepresidente e assessore della provincia autonoma, che ha gestito la partita elettorale di autunno. Momento di grande espansione della Lega, entrata in giunta con Sudtirolel Volkspartei. Il fatto è che a Bolzano i commissari hanno cominciato a succedersi dal 1996: prima Rolando Fontan (fino al 2000), poi Sergio Divina (fino al 2006), quindi per dieci anni Maurizio Fugatti, attuale presidente della Provincia di Trento. Quindi Bessone sostituito ora da Maurizio Bosatra, già capo di gabinetto del ministro Roberto Calderoli, nonché commissario a Mantova. Ventitre anni di emergenza politica, di straordinaria gestione, e quindi di congressi non fatti. E questo nonostante statuti e regolamenti della Lega Nord siano chiari. “La revoca del Segretario di una Nazione o di una delegazione territoriale è deliberata dal competente organo di livello superiore. In caso di delibera di scioglimento dell’organo, deve contestualmente essere prevista, con efficacia immediata, la nomina di un Commissario”. Una carica a tempo indeterminato? No, perchè egli è “incaricato della gestione e delle operazioni utili per la ricostituzione dell’Organismo entro 180 (centottanta) giorni dallo scioglimento”. Sei mesi, non 23 anni.

Paese che vai commissario che trovi – Che i commissari siano una regola lo dimostrano Lombardia Veneto, anche perchè tanti segretari sono diventati incompatibili essendo finiti in Parlamento. Ma non vengono sostituiti da altri segretari eletti dalla base, bensì dai commissari. Scorrere, per credere, l’elenco (non sempre aggiornato) nel sito ufficiale di via Bellerio. Enrico Sonzogni, commissario a Bergamo, candidato a sindaco di Algua, è stato appena sostituito dal lecchese Giulio De Capitani. A Como c’è Laura Santin. A Crema Rebecca Frassini (anche se è parlamentare). A Cremona il commissario Fabio Grassani è subentrato al commissario Fabio Fabemoli (eletto senatore). A Lecco nel 2018 è diventato commissario Stefano Parolari. Nella sezione Martesana (Brianza) c’è Mauro Andreoni. Ma anche la provincia di Milano ha il suo commissario con il deputato Fabrizio Cecchetti, vicecapogruppo della Camera. Idem a Monza e Brianza con Andrea Villa, a Sondrio con Massimiliano Romeo (che è anche presidente dei senatori leghisti) e in Valle Camonica con Elio Tomasi. In Lombardia saltano all’occhio due incongruenze. Il candidato al Parlamento deve dimettersi da segretario e gli subentra un commissario, ma il commissario può essere un parlamentare. Inoltre, il commissario per statuto dovrebbe convocare il congresso per surrogare il segretario. Invece i commissari sopravvivono e perpetuano la catena del potere.

Da Re: “Aspettiamo il nuovo soggetto politico”- In Veneto l’elezione dei parlamentari nel marzo 2018 ha portato a commissariamenti a raffica, per sostituire i segretari. A Belluno c’è Gianpietro Possamai, a Padova Franco Gidoni, a Rovigo Fausto Dorio (che resiste alla fragorosa caduta del sindaco Massimo Bergamin sfiduciato perfino da sei leghisti, poi espulsi), a Treviso Roberto Ciambetti, a Venezia Alberto Stefani, a Verona Ignazio Nicola, a Vicenza Polo Tosato. L’unico segretario eletto è Luca Tollon, in Veneto Orientale. Ma perchè dopo un anno non si eleggono i segretari? Gianantonio Da Re, segretario nazionale di Lega Nord – Liga Veneta: “Lo statuto prevederebbe la surroga, ma adesso siamo in attesa che nasca il nuovo soggetto politicoLega per Salvini premier‘ con Alberto da Giussano nello stemma”. E le scadenze dello statuto? “In tempi morti accade così, ma adesso siamo al governo, ci sono le amministrative, le Europee, l’evento straordinario del nuovo partito. Per questo i tempi si allungano…”. E la democrazia interna? “In Veneto non ci sono problemi. Abbiamo la presidenza della Regione, consiglieri regionali, amministratori locali. Il dibattito interno c’è”. Ma c’è anche chi si lamenta. “Sa cosa diceva Napoleone? Quando fai un generale, ne scontenti cento”.

Nel nome del “capitano” – Nessuno lo confermerà, ma i commissariamenti servono a Salvini per controllare la periferia. La carrellata dei plenipotenziari nominati e non eletti può continuare in Piemonte, dove Giovanni Battista Poggio è ad Alessandria e Federico Perugini a Verbania-Cusio-Ossola (nel 2017 fu sollevata la segretaria Marcela Severino per questioni di tesseramenti). In Emilia sono tre: l’avvocato Carlo Piastra a Bologna, Stefano Bargi a Modena e Corrado Pozzi a Piacenza. Si sprecano anche in Liguria: Alessio Piana a Genova, Alessandro Piana ad Imperia (a luglio entrò in contrasto con l’ex segretario Giulio Ambrosini sui risultati delle e Francesco Bruzzone nel Tigullio. Il ribaltone è più evidente ancora in Toscana, dove da ottobre 2018 Salvini ha voluto Susanna Ceccardi, che a sua volta ha fatto lo spoiling system, nominando, a cascata, i commissari Manfredi Potenti a Livorno, Andrea Recaldin a Lucca-Versiglia, Gabriele Gabbriellini a Pisa, Sonia Pira a Pistoia, Andrea Recaldin a Prato e Tiziana Nisini a Siena. Nelle Marche ci sono anche implicazioni personali e politiche. Ad esempio, a gennaio il commissario regionale Paolo Arrigoni ha rimosso a Macerata la segretaria Letizia Maria Marino “per riorganizzare e potenziare l’attività politica sul territorio”. Ma commissari si trovano ad Ascoli Piceno (Andrea Maria Antonini) e a Fermo (Mauro Lucentini, eletto però in Parlamento). In Valle d’Aosta il deputato Alessandro Giglio Vigna si è dimesso da poco, sostituito da Marialice Boldi.

Terre di frontiera – Quando le parole nascondono i fatti. Immobilismo è la parola che ricorre in tanti commissariamenti. Ad esempio in quello di San Bonifacio (Verona) dove nel 2017 il segretario Umberto Peruffo aveva lasciato dopo 25 anni il posto alla commissaria Debora Marzotto, poi commissariata nel gennaio 2019, anche per una disavventura giudiziaria (consulenze per una casa di riposo). In tutto il Meridione è un pullulare di commissari e la Lega è diventato un brand. Prendiamo la Puglia. A San Severo il commissario Marcello De Filippis è appena stato sostituito (dopo due settimane di incarico) da Raimondo Ursitti, per devianza dalla linea politica. De Filippis ha commentato: “Grottesco, una pagliacciata”. In provincia di Reggio Calabria dal 2018 è commissario Michele Gullace, che a gennaio ha trovato un foro di proiettile sul cofano della propria jeep. “Da quando ho la carica mi sono fatto molti nemici”. Marzio Liuni, nominato in Basilicata, a gennaio: “Sono state azzerate le cariche, ma il mio non è un commissariamento punitivo”. A Terni, in Umbria, la giunta del sindaco leghista Leonardo Latini traballa e allora Salvini manda la deputata Barbara Saltamartini a fargli da tutor. In Sicilia è stato spedito da Tradate, in provincia di Varese, Stefano Candiani, a fare da plenipotenziario. Dulcis in fundo, in Campania, Gianluca Cantalamessa. È la dimostrazione di come si possa passare dall’Msi ad Alleanza Nazionale, poi transitare per Forza Italia, quindi diventare commissario regionale di una Lega ormai sempre meno nordista.

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