Il ministro della Salute, Giulia Grillo (foto LaPresse)

Il governo no vax. Con i figli degli altri

Matteo Renzi

L'intervento di Matteo Renzi durante il voto finale del decreto milleproroghe: “Sui vaccini avete fatto scrivere il testo non agli scienziati, ma agli sciamani”

[Pubblichiamo l'intervento di Matteo Renzi nell'aula del Senato durante le dichiarazioni di voto sul decreto milleproroghe approvato giovedì 20 settembre con 153 sì e 93 no]

 


Signor presidente, signor rappresentante del governo, votiamo “no” a questo decreto-legge per ragioni di metodo e di merito. Votiamo “no” per ragioni di metodo, perché nella scorsa legislatura il MoVimento 5 Stelle e la Lega hanno più volte chiesto di non procedere con il tradizionale decreto milleproroghe alla fine dell'anno. Non sempre li abbiamo ascoltati, quasi mai. È vero però che negli ultimi anni della legislatura abbiamo interrotto la modalità di presentare il decreto milleproroghe alla fine dell'anno. Voi non soltanto avete cambiato posizione appena siete andati al Governo, ma avete addirittura raddoppiato, facendo un milleproroghe ad agosto, che è un unicum e che però segna, nel metodo, una precisa scelta politica: quella di rinviare, prendere tempo e prorogare, senza dire le risposte alle quali i cittadini vi hanno obbligato.

 

Parliamoci chiaramente, colleghi della maggioranza: sia il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”. Avete cominciato con il rinviare la fatturazione elettronica per i distributori di carburante: è difficile combattere l'evasione fiscale quando il fondatore del Movimento ha particolari problemi con i pagamenti in nero, lo capisco. È però un dato di fatto oggettivo che avete continuato rinviando su tutte le posizioni.

 

La Tap la fate, sì o no? La Tav la fate, sì o no? La Gronda a Genova la fate, sì o no? La revoca delle concessioni alle Autostrade che vi siete impegnati a fare: la fate, sì o no? La flat taxa l 15 per cento che avete promesso ai cittadini: la fate, sì o no? Il reddito di cittadinanza a 780 euro mensili e l'annullamento e la cancellazione della legge Fornero: sì o no? Cos'è il milleproroghe, allora, signor Presidente? È il desiderio di rinviare e rimandare.

 

Questo governo ha un'indubbia capacità televisiva: per la comunicazione si affida a un'esperienza del Grande Fratello e per l'università a Le Iene; il ministro dell'interno apre gli avvisi di garanzia e sembra C'è posta per te. Ma in realtà, il vero punto di riferimento televisivo di questo governo è il fatto che le vostre promesse elettorali sono degne di uno Scherzi a Parte. Le vostre promesse elettorali hanno ingannato i cittadini e siete qui oggi a dire: rinvio, prorogo, rimando (e non sarà la maleducazione di qualche interruzione a negare la realtà).

 

C'è invece un fatto diverso, di merito, e i colleghi del Partito democratico e delle altre opposizioni hanno spiegato molto bene i tanti aspetti con i quali motiviamo il nostro “no”.

Per fatto personale, mi limito a citare le periferie: il ministro dell'Interno, vicepresidente Salvini, ha detto “basta con i progetti alla renziana”. Vorrei rimanesse agli atti di questo Senato della Repubblica com'è nato il progetto per le periferie, perché sappiate a cosa dite “no”.

 

Nel novembre 2015 Parigi e l'Europa sono sconvolte dall'attentato al Bataclan. Tutti i governi europei mettono più soldi sulla sicurezza e qualcuno dice: “Siamo in guerra”. Noi facciamo una scelta diversa: al Campidoglio, il governo della Repubblica annuncia maggiori interventi sulla sicurezza militare, il piano dell'esercito nelle strade e, contemporaneamente, un investimento in cultura, educazione e periferie, ottenendo sul punto un sostanziale plauso e una condivisione (direi più la seconda che il primo). Bene, lì nasce il progetto delle periferie, i primi 500 milioni, cui vengono aggiunti l'anno successivo 1.600 milioni per far cosa? Non per scegliersi i progetti alla renziana, signor vicepresidente Salvini, ma per dire di sì a tutti i sindaci, compresi i sindaci delle amministrazioni del Movimento 5 Stelle e della Lega, com'é naturale che fosse. E che cosa è accaduto oggi, qualche minuto fa? L'Anci ha lasciato la Conferenza unificata dicendo al governo che stava venendo meno a un patto di lealtà tra istituzioni. Votando “no” oggi noi riconfermiamo la fiducia nella Repubblica, che si basa sull'unità e sulla collaborazione tra il governo centrale e le istituzioni locali. Voi non state togliendo i soldi al Pd, voi state togliendo i soldi ai vostri cittadini e alle periferie delle vostre città

 

Chiudo, dicendo che tra i tanti argomenti citati, non può mancare un riferimento ai vaccini. Voi sui vaccini avete fatto una cosa truce. Voi sui vaccini avete fatto scrivere un decreto-legge non agli scienziati, ma agli sciamani. Voi avete messo in discussione la scienza e la ricerca. Voi avete scelto anche nelle vostre dichiarazioni di fare i no vax con i figli degli altri, perché dite che voi vaccinate i figli, ma non vi preoccupate dei bambini più deboli, che non potranno andare a scuola in ragione delle vostre responsabilità. Io non so se ci rendiamo conto di che cosa enorme sia questa.

 

Voglio ringraziare i colleghi delle opposizioni, in particolar modo del Partito democratico per aver fatto un'opposizione dura, alla Camera con l'ostruzionismo e il lavoro notturno, al Senato con grande intervento multiplo in sede di Commissione. Però vi voglio dire - e voglio dire a me stesso per primo - che questa battaglia di civiltà, che il Pd ha fatto bene a fare, non è una battaglia che tocca al Pd, perché quella sui vaccini non è una battaglia come quella sul reddito di cittadinanza o sulla flat tax o sulla cosiddetta legge Fornero, che ci possono vedere legittimamente in dissenso; qui c'è la scienza contro la scaramanzia, la superstizione, l'ignoranza. E di fronte a questa scelta, a quei commentatori che si chiedono fuori da qui dove sia l'opposizione, io chiedo: dov'é la pubblica opinione, dove sono i grandi giornali? Solo il New York Times ha fatto un pezzo di una certa intensità sul tema dei vaccini, prendendo purtroppo in giro Italia.

 

Lasciatemi dire che su questa battaglia non è un senatore, non è un deputato, è la società civile a dover intervenire e qui, dopo aver ringraziato Roberto Burioni, ringrazio un italiano che si chiama Ivan Zaytsev, capitano della Nazionale di pallavolo, che ha avuto il coraggio di sfidare gli haters e l'odio ingegnerizzato sui social per dire una cosa semplice, che lui andava a vaccinare la sua principessa e lo faceva senza paura delle reazioni. È la più bella schiacciata che ha fatto il capitano della nostra squadra di pallavolo. Vorrei che gli arrivasse il nostro grazie e che gli arrivasse il grazie di tutti quelli che pensano che non si può lasciare l'opposizione soltanto alle persone che stanno in Parlamento.

Ho finito, Presidente. Diciamo spesso che il tempo è galantuomo. In questi giorni la mente di molti della nostra generazione, è andata a un fatto curioso: Henry Winkler, un attore più noto in Italia come Fonzie, personaggio che impersonava quaranta anni fa ha vinto il premio forse più importante, gli Emmy. Era più o meno da quarantatre anni che stava aspettando; rispetto a quello che aspetterà un creditore della Lega gli è andata anche bene, perché sono quarantatre anni contro ottanta anni. Il tempo è stato più galantuomo per Winkler che per i creditori della Lega. Il punto è che sui vaccini il tempo sarà galantuomo. E io vorrei che ciascuno di voi sentisse la responsabilità, nel pigiare quel tasto, non di votare per o contro il proprio partito, ma di votare per o contro i propri figli.

 

Tra due anni, tra un anno o tra un anno e mezzo, questo Paese si troverà in una serie di difficoltà oggettive. La crisi economica che i sostenitori della decrescita felice di fatto accelerano vi dovrà vedere in prima fila come governo, per governare e non per rinviare. Mi auguro, e vi auguro, che in quei giorni, in quelle settimane, in quei mesi difficili che avremo di fronte a noi, non ci sia nel vostro cuore e nel vostro pensiero l'idea di aver commesso, non semplicemente un errore politico, ma di aver fatto del male ai vostri e nostri figli, perché questo non ve lo perdonerebbero, innanzitutto loro.