Napoli, torna il contrabbando di sigarette. Così Michele Zaza costruì il suo impero

I morti, tra il 1980 e il 1984 furono 1242. Il suo non fu il cliché del mafioso silenzioso, che vive nell'ombra: si fece costruire due ville faraoniche, una a Posillipo e l'altra a Beverly Hills, viaggiando spesso tra la Francia e gli Stati Uniti

Prende nuovamente piede a Napoli il contrabbando di sigarette: in ogni mercatino della città e dell’hinterland è possibile rivedere la classica bancarella con tanto di tabacchi in esposizione. Complice la penuria di mezzi e l’inoccupazione endemica ormai sul territorio si è tornati ad una delle più caratteristiche, se così si può definire, attività illecite partenopee.

Re assoluto delle “bionde” a Napoli e grossista per eccellenza fu Michele Zaza. Figlio di un pescatore di Procida, Zaza costruì il suo potere criminale sul contrabbando, attività che nel corso degli anni ’70 ed ’80 costituisce una delle principali voci dell’economia campana. Nel tentativo di fermare il potere di Raffaele Cutolo, nel 1978 Zaza riunì diversi boss nella cosiddetta “Onorata Fratellanza” tentando di stabilire una spartizione del territorio tra cutoliani e anti cutoliani.

L’arroganza e la ferocia di Cutolo non resero fattibile tale mediazione tanto che i boss si costituirono come Nuova Famiglia inaugurando una delle più sanguinarie guerre di camorra del secolo. Lo scontro avvenne anche nelle carceri tanto che si decise di dividere i galeotti appartenenti ai gruppi antagonisti. I morti, tra il 1980 e il 1984 furono 1242. Il suo non fu il cliché del mafioso silenzioso, che vive nell’ombra: si fece costruire due ville faraoniche, una a Posillipo e l’altra a Beverly Hills, viaggiando spesso tra la Francia e gli Stati Uniti. Buono il rapporto con la stampa. In una celebre intervista Michele Zaza dichiarò : “Se nasco un’altra volta mi butto in politica: facevo il commerciante, perché i carichi di sigarette li pagavo e facevo vivere tante di quelle persone che a Napoli mi vogliono bene”.

Zaza è morto a 49 anni al policlinico Umberto I di Roma il 18 luglio del 1994. Un nome che costituisce ancora un mito in certi ambienti. Non mancano poi le parentele eccellenti, criminalmente parlando: il super boss del contrabbando è infatti lo zio dei camorristi Ciro, Gennaro e Vincenzo Mazzarella, fondatori dell’omonimo clan con roccaforte a San Giovanni a Teduccio e considerato ad oggi uno dei sodalizi camorristici più temuti di Napoli.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.