Manca ancora un tassello per comporre il mosaico del «decreto Genova», al quale il governo sta lavorando per la ricostruzione di Ponte Morandi. Ma è il tassello fondamentale, che potrebbe far slittare di qualche giorno - a non prima di lunedì - la pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale. Da quanto filtra dall’esecutivo, il governo giallo-verde si sarebbe preso altro tempo per verificare, in sede di Unione europea, la possibilità d’inserire nella norma che contiene le misure di sostegno per il capoluogo ligure una dicitura che renda esplicita la volontà di togliere la concessione ad Autostrade per l’Italia. Nel frattempo accelera l’inchiesta, con le prime ammissioni dei tecnici Spea (società controllata da Atlantia-Autostrade e incaricata di manutenzioni e prevenzione rischi) sulle carenze nei controlli al viadotto: «Talvolta - hanno ribadito alcuni - erano più formali che sostanziali».

LEGGI ANCHE “Chi deve fare i controlli non è adeguato” Nelle mail le ammissioni di Autostrade

Il rebus

Nel giorno in cui il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, arriva in città per l’inaugurazione del Salone Nautico e per incontrare sfollati ed enti locali, il decreto resta «in bozza». Le misure per il sostegno a imprese, trasporto pubblico e portualità sono ormai definite e vanno nella direzione auspicata dagli enti locali. Ma è la prima parte, quella sui poteri del commissario alla ricostruzione, che il testo è ancora oggetto di limature. I contatti tra governo e Commissione europea starebbero andando avanti perché la volontà politica è quella di tentare, fino all’ultimo, di trovare una formula che consenta di estromettere Autostrade dalla partita.

Il premier in campo

Il premier Giuseppe Conte, da Salisburgo, usa parole che sembrano andare in quella direzione: «Autostrade è fuori. Non è assolutamente contemplato che faccia parte del consorzio. Parteciperà alla ricostruzione solo sul piano finanziario».

Ma se il messaggio politico è inequivocabile, resta un dilemma giuridico come mettere completamente fuori gioco Aspi. Nelle stesse ore, nella sede di Regione Liguria, l’amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci presenta infatti i piani di demolizione e ricostruzione - dai 9 ai 16 mesi e «compatibili» con il progetto donato da Renzo Piano - al commissario per l’emergenza, Giovanni Toti, oltre a un accordo per i risarcimenti agli sfollati: indennizzi pari al doppio del valore immobiliare delle case, più 81 mila euro tra immediato sgombero e altri risarcimenti. Sui piani di demolizione e ricostruzione, spiega Toti, «abbiamo sospeso ogni analisi, in attesa di consegnare l’intero progetto al nuovo commissario di governo».

Svolta davanti ai pm

La giornata si è rivelata densa pure sul fronte giudiziario. I finanzieri del Primo gruppo, coordinati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco, hanno interrogato numerosi dipendenti di Spea Engineering, il braccio operativo di Autostrade. Da una serie di mail erano emerse perplessità dei manager Aspi sul lavoro di Spea, che agli occhi di chi indaga rappresentano un’ammissione di responsabilità. Ieri sempre Autostrade ha ribadito che le comunicazioni rientrano nell’ambito di una «normale dialettica cliente-fornitore». E però nelle stesse ore almeno un paio di tecnici Spea, sentiti in caserma su delega dei pm, hanno spiegato che in effetti svariati screening, specie quelli svolti a cadenza trimestrale, erano più di forma che di sostanza.

I commenti dei lettori