Pur precisando che non è ancora un testo definitivo e deve ancora passare al vaglio del Quirinale, il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, si è detto preoccupato per alcune misure restrittive contenute nel Decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Concludendo il Consiglio episcopale permanente (24-26 settembre), il porporato ha riferito dell’impegno della Chiesa italiana a «estirpare la piaga» degli abusi sessuali sui minori. La Cei ha consegnato al Papa una corposa lista di nomi per la segreteria generale e attende ora la nomina del successore di monsignor Nunzio Galantino. 

«Nessuno può pretendere che la Chiesa dica quel che dice il sociologo o il politico: come pastori ci interessa la solidarietà tra le persone e l’integrazione», ha detto l’arcivescovo di Perugia. Quanto allo specifico del decreto Salvini, «uscito in concomitanza» con l’apertura dei lavori del parlamentino Cei, «non l’ho ancora approfondito, e del resto deve essere ancora approvato dal presidente della Repubblica, ma mi preoccupa un po’ l’abrogazione, o la riduzione, del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che rischia di esporre tante persone a un futuro incerto, come pure l'espulsione dopo il primo grado di condanna, che mi pare non è proprio secondo Costituzione».

«Lo dico a pelle – ha precisato ancora Bassetti – perché non ho avuto il tempo di leggerlo, per ora in fondo è una bozza e si possono fare osservazioni» e «anche quelle della Chiesa possono essere utili». Tra gli altri temi critici sottolineati da Bassetti, «si toglierebbe ai prefetti e ai giudici la discrezionalità nel riconoscere la protezione umanitaria» e viene ampliato il numero di reati per il diniego della protezione. Il decreto, ha poi sottolineato Bassetti, «dovrebbe fronteggiare una situazione di emergenza». In generale, «mi sembra che sia molto restrittivo». 

Sulla questione del reddito di cittadinanza, il cardinale ha invece affermato: «Quando uno fa delle cose buone non posso dire che è cattiva ma non ci si può fermare lì perché, se non si rimette in moto la macchina del lavoro» il Paese non riparte. «Certo - ha aggiunto - se quello muore di fame, gli servirà, certo se portano tutte le pensioni a 700 euro... però bisogna stare anche attenti a non incrementare troppo il debito pubblico perché noi magari lì per lì ne abbiamo un vantaggio poi chi lo paga questo debito, i nostri figli?».

Sul tema dei migranti, i vescovi italiani nel comunicato conclusivo sottolineano - come aveva già fatto il presidente Bassetti in apertura - «la generosa disponibilità offerta dalle Diocesi anche lo scorso agosto in occasione della vicenda della Nave Diciotti, rafforza la convinzione di come la solidarietà – fatta di accoglienza e integrazione – rimanga la via principale per affrontare la complessità del fenomeno. Rispetto al pericolo che inquietudini e paure alimentino un clima di diffidenza, esasperazione e rifiuto, il Consiglio permanente ha rilanciato l’impegno della Chiesa anche nel contribuire a un’Europa maggiormente consapevole delle sue radici e con questo più giusta e fraterna, capace di custodire la vita, a partire da quella più esposta».

Il terremoto «è un'altra situazione che mi preoccupa», ha detto poi Bassetti: «È stata gestita bene l'emergenza ma adesso sono passati due anni e le cose sono come erano», ma ora «bisogna veramente che si affronti in maniera realistica il problema, c'è chi sta ancora nelle tende, nelle abitazioni provvisorie, c'è il problema delle macerie e di ricominciare a costruire». Inoltre, «più di 3000 chiese sono distrutte». 

Un punto in discussione tra i vescovi è stato quello degli abusi sessuali sui minori. «Stiamo lavorando con molta intensità, ho la lettera del segretario del cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, che, dopo l’incontro che abbiamo avuto due settimane fa, ci esprime soddisfazione per il lavoro che stiamo facendo. Il Consiglio permanente non ha facoltà deliberative, sarà l’assemblea della Cei a prendere decisione e formulare documenti», ha detto Bassetti in risposta ad una domanda sull’aggiornamento delle linee-guida per la prevenzione della pedofilia.

«Noi ci impegniamo ad accogliere le vittime, a favorire una cultura del dialogo e della prevenzione, siamo poi consapevoli che è necessario un grande discernimento nei seminari, tanto più che oggi arrivano candidati al sacerdozio adulti ed è bene verificare la loro vita pregressa, ed è necessaria la formazione permanente dei sacerdoti, se pensiamo che alcuni abusi avvengono dopo diversi anni dall’ordinazione. Queste sono le nostre linee di fondo».

Quando al paragone della Conferenza episcopale tedesca, che ha appena pubblicato uno studio sugli abusi avvenuti in tutta la Chiesa tedesca dal 1946 al 2014, «loro sono più avanti», ha detto Bassetti, «per motivi contingenti hanno dovuto cominciare prima. Ma le situazioni degli abusi sono presso la Santa Sede». «C’è ancora da parte nostra un cammino da fare e non potremo farlo senza consultarci con la Santa Sede, sono loro che hanno i dati».

Sul tema degli abusi è intervenuto anche monsignor Ivan Maffeis, portavoce della Cei nonché membro della Commissione episcopale ad hoc, che ha voluto sottolineare come questo organismo, che sta tra l’altro lavorando «per fare in modo che ogni diocesi abbia il proprio referente», stia approfondendo tre ambiti: la revisione dell’aspetto giuridico, la prevenzione e la formazione non solo dei sacerdoti ma di tutti coloro che nella Chiesa lavorano con i giovani e i minorenni e la comunicazione, che non significa solo il comunicato che un vescovo dirama quando scoppia uno scandalo nella sua diocesi ma un più generale impegno per la trasparenza.

«È un cammino che stiamo facendo, cambiare la cultura, come dice Papa Francesco, può essere lento, il che non giustifica alcun ritardo e men che meno alcun abuso», ha sottolineato don Maffeis. A chi domandava se la Cei intenda introdurre l’obbligo di denuncia alle autorità civili in caso di denuncia di abusi su minori da parte di un sacerdote, Bassetti ha rivendicato che la Chiesa italiana ha «già iniziato a collaborare, laddove è possibile», con le forze dell’ordine, precisando che è però necessario esercitare la «virtù della prudenza» e citando, come esempio negativo, la richiesta emersa in Australia di rompere il segreto confessionale. In Italia «non c’è ancora una legislazione precisa sul tema», ha affermato Bassetti, ma «noi siamo disposti a dare il massimo nel collaborare con le autorità civili su questa piaga terribile», consapevoli che, come dice il Papa, «in passato non veniva dato a questo temi la giusta urgenza che gli attribuiamo adesso» e «vi era un periodo in cui ci si preoccupava soprattutto di premunirsi dallo scandalo». Ma ora «la Chiesa italiana ha la coscienza molto chiara del problema e vuole impegnarsi fino in fondo per estirpare questa piaga».

 

Tra gli altri temi affrontati dal Consiglio episcopale permanente, in vista della prossima assemblea straordinaria del 12-15 novembre, la nuova edizione del messale romano, la centralità dell’educazione, Matera capitale della cultura nel 2019 e la più generale questione della cultura, prendendo «quanto di buono c’era nel progetto culturale del cardinale Ruini», ma con «ottica nuova» ispirata alla esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii gaudium. I vescovi hanno ricordato anche la mancanza di lavoro che in Italia colpisce soprattutto i giovani, chiedendo ai « responsabili della cosa pubblica» – si legge nel comunicato finale – che «non si accontentino di mettere in fila promesse o dichiarazioni falsamente rassicuranti». 

Quanto alla scelta del prossimo segretario generale della Cei che prenderà il posto di monsignor Nunzio Galantino, «un uomo che sicuramente ha lavorato», come ha voluto ribadire Bassetti, la presidenza della Cei, consultato il Consiglio permanente, ha presentato al Papa una «lista di nomi» e ora Francesco «farà una verifica attenta dei nomi e aspettiamo che decida», ha spiegato il cardinale durante la conferenza stampa peraltro iniziata con i presuli presenti che a mezzogiorno, ora di pubblicazione del bollettino vaticano con le nomine quotidiane, controllavano gli smartphone. Escluso, almeno per ora, che il segretario possa essere un semplice sacerdote: «Occorrerebbe cambiare lo statuto, come qualche vescovo ha suggerito», ha spiegato Bassetti. Interpellato dai giornalisti, ha chiarito che la lista è «più lunga di una terna» e «il Papa non ci ha detto quanti nomi metterne, sei, sette, otto… non si va oltre, sennò diventa un annuario!». Il «parlamentino» dei vescovi italiani, ancora, ha deciso la nascita di un «comitato scientifico» presieduto da monsignor Antonio Raspanti che dovrà organizzare il preannunciato Incontro di vescovi del Mediterraneo nel novembre 2019.

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