Oggi, giorno di Tutti i Santi, «intravediamo il nostro futuro» e quindi «festeggiamo». Perché «siamo nati per non morire mai più, per godere la felicità di Dio». Lo afferma papa Francesco all’Angelus in San Pietro, affermando che la santità porta alla «vittoria».

Affacciandosi alla finestra dello studio nel Palazzo apostolico vaticano per recitare la Preghiera mariana, davanti a 15mila fedeli e i pellegrini (secondo la Gendarmeria pontificia), Jorge Mario Bergoglio esordisce riflettendo sulla Prima Lettura odierna, dal Libro dell’Apocalisse, che «ci parla del cielo e ci pone davanti a “una moltitudine immensa”, incalcolabile, “di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”. Sono i santi». 

Ma «che cosa fanno “lassù”? Cantano insieme, lodano Dio con gioia. Sarebbe bello ascoltare il loro canto... Ma possiamo immaginarlo: sapete quando? Durante la Messa, quando cantiamo “Santo, santo, santo il Signore Dio dell’universo…". È un inno – dice la Bibbia – che viene dal cielo, che si canta là». Così, «cantando il “Santo”, non solo pensiamo ai santi, ma facciamo quello che fanno loro: in quel momento, nella Messa, siamo uniti a loro più che mai». 

Il Vescovo di Roma sottolinea che «siamo uniti a tutti i santi: non solo a quelli più noti, del calendario, ma anche a quelli “della porta accanto”, ai nostri familiari e conoscenti che ora fanno parte di quella moltitudine immensa». Oggi perciò è «festa di famiglia. I santi sono vicini a noi, anzi sono i nostri fratelli e sorelle più veri - evidenzia - Ci capiscono, ci vogliono bene, sanno qual è il nostro vero bene, ci aiutano e ci attendono. Sono felici e ci vogliono felici con loro in paradiso».

 

Per questo invitano sulla via «della felicità, indicata nel Vangelo, tanto bello e conosciuto: “Beati i poveri in spirito [...] Beati i miti [...] Beati i puri di cuore…". Ma come? - osserva - Il Vangelo dice beati i poveri, mentre il mondo dice beati i ricchi. Il Vangelo dice beati i miti, mentre il mondo dice beati i prepotenti. Il Vangelo dice beati i puri, mentre il mondo dice beati i furbi e i gaudenti. Questa via della beatitudine, della santità, sembra portare alla sconfitta». Ma non è come appare: «Eppure – ci ricorda ancora la prima Lettura – i santi tengono “rami di palma nelle mani”, cioè i simboli della vittoria. Hanno vinto loro, non il mondo. E ci esortano a scegliere la loro parte, quella di Dio che è Santo».

 

Francesco invita a chiedersi «da che parte stiamo: quella del cielo o quella della terra? Viviamo per il Signore o per noi stessi, per la felicità eterna o per qualche appagamento ora? Domandiamoci: vogliamo davvero la santità? O ci accontentiamo di essere cristiani senza infamia e senza lode, che credono in Dio e stimano il prossimo ma senza esagerare?». Poi cita la esortazione apostolica «Gaudete ed exsultate»: Dio «chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati». Insomma, «o santità o niente!». Per il Papa «ci fa bene lasciarci provocare dai santi, che qua non hanno avuto mezze misure e da là “tifano” per noi, perché scegliamo Dio, l’umiltà, la mitezza, la misericordia, la purezza, perché ci appassioniamo al cielo piuttosto che alla terra».

 

Avverte poi il Pontefice: «Questi nostri fratelli e sorelle non ci chiedono di sentire un’altra volta un bel Vangelo, ma di metterlo in pratica, di incamminarci sulla via delle Beatitudini». Non si tratta di fare cose straordinarie, bensì di seguire ogni giorno «questa via che ci porta in cielo, in famiglia, a casa».

Dunque oggi «intravediamo il nostro futuro e festeggiamo quello per cui siamo nati: siamo nati per non morire mai più, siamo nati per godere la felicità di Dio!». 

E Dio «ci incoraggia e a chi imbocca la via delle Beatitudini dice: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”». 

Dopo l’Angelus, il Papa rivolge un pensiero speciale «ai partecipanti alla Corsa dei Santi, promossa dalla Fondazione “Missioni Don Bosco” per vivere in una dimensione di festa popolare la ricorrenza di Tutti i Santi. Grazie per la vostra bella iniziativa e per la vostra presenza!».

 

Poi dà appuntamento a domani pomeriggio, quando «mi recherò al Cimitero Laurentino di Roma: vi invito ad accompagnarmi con la preghiera in questa giornata di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace».

Infine, i consueti saluti: «A tutti auguro una buona festa nella compagnia spirituale dei Santi. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!». 

I commenti dei lettori