Doveva essere l’evento dell’anno. Location da favola, il ristorante “Caribe”, l’intero cast pronto per gli immancabili selfie, e poi autori e produttori, le vere star. Spigno Saturnia, 3 mila abitanti, sul confine tra il Lazio e la Campania, era la città scelta per l’anteprima del trailer del film «Operazione Spartacus – La Casalese». Storia di donne e di camorra, la guerra contro «il falso pentitismo» di una moglie di un collaboratore di giustizia del clan dei casalesi, che decide di opporsi «alla camorra e allo Stato». Un filo sottile e ambiguo. Il Viminale ha però bloccato tutto, vietando, con un provvedimento emanato nelle ore scorse, la presentazione del film e dell’omonimo libro. Una decisione che ha pochissimi precedenti.

Le vere star attese per l’evento, che era programmato per martedì prossimo, hanno nomi pesanti. Angelo Bardellino, nipote di Antonio, ovvero uno dei capi e fondatori – insieme alla famiglia Schiavone – del clan dei casalesi. Lui, producer musicale con società in Romania, pluripregiudicato, firma il film con la sua società Roxyl Music. In pratica un film sui Casalesi prodotto da un familiare del fondatore. Lei, Antonella D’Agostino, ex moglie di René Vallanzasca, è l’autrice del libro soggetto della fiction e regista. Amici fraterni, a guardare le fotografie che li ritraggono insieme diffuse sui social.

Le riprese del film erano iniziate alla fine del 2017. Il produttore iniziale, poi affiancato da Bardellino, è una società romana, la Lindy Hop production, con sede in un business center della capitale. Le lettere di richiesta di patrocinio per le location sono firmate da Francesco Maffettone per conto della casa di produzione. Ma è impossibile oggi rintracciare i responsabili. I due numeri di telefono indicati sulla carta intestata della società utilizzata nel settembre del 2017 per inviare le lettere alle amministrazioni comunali chiedendo la sponsorizzazione – documenti che La Stampa ha potuto consultare – oggi risultano non raggiungibili o inesistenti. Nessuna risposta è arrivata dall’indirizzo email indicato. Eppure l’autrice Antonella D’Agostino assicura che sono loro i veri produttori e che «la società di Bardellino è entrata solo dopo».

Per il casting la Lindy Hop ha usato un nome molto noto alle cronache mondane, quello di Lele Mora. Il 26 agosto 2017 si è presentato ad Agropoli – come ha confermato alla Stampa una delle organizzatrici locali, che ha chiesto di non essere nominata – con la produzione, pronto a promuovere il film. Anche allora la trama era chiara: «L’impossibile scelta di una donna – si legge nelle lettere inviate dalla Lindy Hop per i patrocini - stretta tra la difesa dei propri affetti, di suo figlio e la minaccia di forze che potrebbero distruggere la sua vita, tra malavita e falso pentitismo».

L’iniziativa, fa sapere il ministero, «vede la famiglia Bardellino in prima linea: a organizzare l’evento è una società legata ad Angelo Bardellino, pluripregiudicato nipote di Antonio (già capo del clan dei Casalesi)».

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