Al parroco della chiesa Pier Giorgio Frassati, che ha lasciato fuori a guaire il cane Pavel mentre si celebravano i funerali del suo padrone, decisione che ha sollevato lo sconcerto di alcuni parrocchiani, direi, se potessi, quanto è disumano l’uomo che supplisce con l’amore degli animali all’amore degli uomini, e reputa l’amore degli animali più degno di attenzione di quanto lo sia l’amore degli uomini, ma gli direi anche che più disumano ancora è ignorare e svilire l’amore degli animali. Gli direi che, in non so più quale Vangelo, Gesù racconta la parabola del ricco e del mendicante Lazzaro, nel quale il ricco, che si chiamava Epulone e vestiva di porpora e banchettava ogni santo giorno con le pietanze più raffinate, negava a Lazzaro la misericordia e la carità, a questo povero mendicante coperto di piaghe che soltanto un cane veniva a leccargli.

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Sono spesso i cani a stabilire che un uomo è ancora un uomo quando non lo è più per gli altri uomini. Da quella parabola noi tutti – credenti o non credenti, come non credente sono io – dovremmo imparare che l’amore o è incondizionato o è un amore fragile. L’amore del cane Pavel era incondizionato, e dunque sublime come l’amore che lei, caro parroco, predica dal suo altare.