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Matteo Salvini, la soffiata di Renato Farina: "La trappola con cui il M5s può affondarlo"

Davide Locano
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C' è una trattativa in corso per integrare, modificare, riformare il famoso «Contratto per il governo del cambiamento». Del resto - come si sarà notato - la parola cambiamento c' è persino nell' intestazione del documento siglato dai leader, e ci sono clausole che prevedono le procedure idonee. Libero ha raccolto testimonianze di pour parler tra portavoce gialli e capitani verdi su questioni niente affatto marginali. Nessuno scandalo. È persino una prova di buon senso, e sarebbe la prima fornita dal Movimento Cinque Stelle, cui si deve l' iniziativa di riprendere in mano quei fogli e il lapis. La storia cammina, ha i suoi imprevisti, e in 53 pagine non sta scritto come comportarsi se la Cina vuol comprarsi i nostri porti e l' Arabia i nostri teatri, e che cosa fare se arriva una recessione a livello mondiale. A pagina 6 dell' accordo di maggioranza, carta canta: «Per quanto riguarda gli altri obiettivi, non inclusi in questo accordo, le parti si impegnano, in primo luogo, a fornirsi tempestivamente informazioni esaurienti circa le finalità che si intendono conseguire e i relativi strumenti; in secondo luogo, a discuterne in modo adeguato, in modo da verificare la possibilità di realizzare ulteriori intese; in terzo luogo, a non mettere in minoranza l' altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza». Insomma: si può. Leggi anche: Milano, la marcia per il clima? Un agguato a Salvini Luigino Di Maio dice che «il rispetto del contratto di governo» è essenziale. Ma non è intoccabile. Il capo politico dei Cinquestelle ignora i congiuntivi, però è fortissimo sull' imperativo assoluto: sopravvivere! Da qui l' impellente necessità di garantire ai suoi (e a se stesso) che, qualunque sia l' esito delle elezioni europee del 26 maggio, il patto con la Lega durerà per tutto il quinquennio. E per far sì che, dopo le europee, Salvini non mandi all' aria l' alleanza, oppure esageri nel far valere le sue priorità rispetto a quelle dei grillini smagriti dalle urne, propone la costruzione di argini per impedire di essere travolto dall' alluvione leghista. «QUESTIONE DI FONDAMENTALE IMPORTANZA» Quali sono le questioni che, citando il contratto, per le due parti «sono di fondamentale importanza»? Ormai dati per acquisiti il reddito di cittadinanza e quota 100, il chiodo su cui batte a martello la Lega sono gli investimenti in infrastrutture strategiche (1). Va bene ricucire e ristrutturare le piccole strade e le tratte ferroviarie minori (contentino a Di Maio & C.): ma senza i grandi canali di comunicazione le nostre imprese si ritrovano a dover correre con le gomme bucate. Ancora: la flat tax (2) da mettere vigorosamente in cantiere. La difesa delle famiglie naturali (3), no all' utero in affitto e alle adozioni per genitore 1 e genitore 2. L' autonomia delle regioni (4). In realtà quest' ultimo punto dovrebbe essere già acquisito, ma il M5S in buon accordo con parte del Partito democratico, di Forza Italia (al Sud) e di Fratelli d' Italia, l' ha infilato nella collosa pece di obiezioni a non finire: basta obiezioni e si proceda. Inoltre c' è un progetto a dire il vero assai propagandistico, e su cui si concentreranno discussioni a oltranza: il ripristino delle case chiuse o comunque la legalizzazione e fiscalizzazione della prostituzione (5). I Cinquestelle ritengono a loro volta inderogabile la gestione pubblica delle acque (1), una questione che detta così sembra poca cosa, ma è una delle classiche petizioni di principio che appartengono alla fibra profonda dei grillini sin dalla fondazione e si tirano dietro un sacco di guai. In pratica si tratterebbe di restituire alla fatiscente burocrazia pubblica, che perde acqua da tutte le parti, sia nella sostanza che in metafora, tutte le risorse idriche, acquedotti, distribuzione e prezzi. Una retromarsh in chiave di socialismo venezuelano, anticipatrice di privatizzazioni: nuove fabbriche di panettoni e pelati di Stato. Brutta faccenda. Ma su questo gigantesco ritorno allo statalismo Di Maio non mollerà mai. Non può proprio. È consapevole che, se cedesse sul punto, Di Battista si paracaduterebbe a Torre Annunziata applicando sul suo ex amichetto le tecniche di scotennamento apprese tra gli indios in Guatemala e che presto perfezionerà in Africa. Altra richiesta molto fica, nel senso di Fico: commercio libero della cannabis (2). Su questo crediamo che Salvini, prima di metterci la firmetta, dovrebbe prima far squillare il telefonino di don Chino Pezzoli e di Letizia Moratti, che al riguardo hanno pensieri abbastanza violenti. Una cosa del genere del resto, se sottoposta a referendum nei gazebo della Lega, sarebbe incenerita dai no. DIPENDE DAI RISULTATI Insomma. Vediamo come va la trattativa, a cui non siamo ostili: dipende dai risultati. Tocca a Salvini, che ha lo spadone di Alberto da Giussano dalla parte del manico, capire quali siano le proposte negoziabili e quelle da respingere. Di certo la storia sta galoppando, il dragone sputa fiamme, il cow-boy ha estratto la Colt e pure il Winchester, lo zar oltre che con la balalaika giochicchia con i missili. E noi non siamo propriamente in un posto riparato: l' Africa davanti a noi è in subbuglio perenne come il Medio Oriente, e il Mediterraneo minaccia di travolgerci con un nuovo tsunami migratorio se non sapremo deciderci con chi stare e come agire. Salvini si salvi e ci salvi dalle trappole degli incompetenti. Proponga l' abrogazione del congiuntivo, il condono grammaticale, corsie per le biciclette sul viadotto di Genova e nei tunnel di Fréjus e Brennero. Ma infrastrutture, autonomia e flat tax o si fanno, pratiche ignobili si vietano, o a che serve governare? di Renato Farina

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