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I bisessuali sono in aumento. Cosa dice la scienza?

Chi sono e cosa cercano i bisex. Perché sono criticati sia dagli etero, sia dagli omosessuali? La parola all'esperto

Ma come fanno i marinai? si chiedeva un’incantevole canzone di Dalla e De Gregori. La ballata era un piccolo capolavoro e ancora oggi, dopo 40 anni giusti giusti, ne uso le parole a lezione, con i miei studenti, per spiegare cos’è l’omosessualità occasionale. I due cantautori infatti continuavano: «Ma come fanno i marinai a baciarsi tra di loro, e a rimanere veri uomini però?».

Chi sono gli omosessuali occasionali?

Succede nelle gigantesche navi-cargo che attraversano lentamente i sette mari e dove le occasioni di fare sesso con una donna sono molto limitate. Ma accade nelle carceri dove, a parte eccellenze che umanizzano la prigione riconoscendo il diritto alla salute sessuale dei detenuti, di possibilità di far l’amore con persone dell’altro sesso ce ne sono poche davvero. E succedeva ai soldati della virilissima Sparta o ai Marines americani, che, al fronte, lontani dalla patria, cementavano il loro cameratismo con l’intimità emozionale, sentimentale e non raramente sessuale con il commilitone.

Gruppo San Donato

Tutte queste persone, maschi, ma anche femmine che fanno sesso con persone del loro stesso genere non perché lo scelgono, ma perché sono per così dire obbligati, costretti dalle circostanze, sono da considerarsi omosessuali conclamati, omosessuali di complemento, omosessuali latenti che non avevano avuto occasione di manifestarsi come tali o semplicemente a rischio di diventarlo se occasionalmente si sono abbandonati all’omo-sesso? Insomma, chi sono gli omosessuali occasionali?

Nessun comportamento è contro natura  

Come faccio sempre, comincio da Madre Natura che ha in serbo infinite storie per rappresentare il caleidoscopio della sessualità su questo pianeta. Le specie dove l’omosessualità è stata descritta sono più di 1.500 (esistono ben rodate coppie omosessuali di pinguini, piccioni e pecore). Forse però bisognerebbe ammettere che quelle dove è veramente improbabile che si osservino comportamenti omosessuali sono soltanto le specie che non fanno sesso. Lo zoologo Petter Bøckman cita a questo proposito afidi e ricci di mare, e lì si ferma.

Omosessualità di compensazione?

Se è vero che questo argomento è stato largamente usato per rintuzzare l’idea arcaica e destituita di fondamento di una omosessualità contro natura, è vero anche che molte specie hanno comportamenti omosessuali in determinate specifiche occasioni. Cattività, sottomissione, perdita del ruolo sociale e via discorrendo. Qualcuno la chiama omosessualità di compensazione, un’espressione utilizzata anche per rappresentare quel che può accadere nei seminari e nelle sacrestie, come talvolta la cronaca riporta.

Quindi esiste la possibilità che l’ambiente, o l’esperienza, conduca all’omosessualità? È lo spauracchio di famiglie e di schieramenti politici e religiosi che usano l’omofobia per mascherare la carenza di proposte, idee e ideali. Lì alligna il sacro terrore che l’omosessualità sia un morbo infettivo, che una maestra o un maestro omosessuale porti all’abisso della perdizione sessuale i giovani pargoli a loro affidati. Un ragionamento basato sull’ignoranza dei dati scientifici ma anche sull’infondata certezza che l’orientamento sessuale sia una morbida creta che si plasma a piacimento. E non è così: tutte le evidenze empiriche dimostrano che eterosessuali non si diventa ma si è. Quindi, esattamente nello stesso modo, omosessuali non si diventa ma si è. Alcuni laboratori hanno prodotto prove genetiche, alcuni altri hanno riconosciuto differenze nell’esposizione agli ormoni durante la vita fetale, ma non si scappa. Non c’è uno straccio di dato scientifico che dimostri che, se si hanno rapporti omosessuali occasionali, si diventi omosessuali. Quindi, mettendo assieme i dati etologici sugli animali con le evidenze della scienza, posso affermare che sia l’omosessualità, inteso come orientamento esclusivamente rivolto al proprio stesso sesso, sia i comportamenti omosessuali occasionali sono condotte perfettamente naturali. E che l’una cosa non è sinonimo dell’altra.

Schemi mentali meno rigidi 

Rispetto a quello degli omo, quello dei bisessuali è infatti tutto un altro pianeta. Assai meno esplorato e forse in crescita – ne parlo fra poco – certamente un po’ più alla luce del sole rispetto a non molto tempo fa. È il mondo dei militanti della rinuncia al binarismo omo/etero. Sono persone che, se fossi il grande sociologo Zygmunt Bauman, definirei rappresentanti perfetti della società postmoderna. Quella che certamente si dipana nel vagone di metropolitana dove stiamo viaggiando, oltre le finestre della nostra stanza o nella palestra dove ci alleniamo e quindi, sempre più di frequente, molto vicino a noi. Bauman la chiama società liquida. Fluida perché interessata sempre di meno – penso soprattutto ai giovani – a essere vincolata a schemi mentali e comportamentali rigidi.

L’aumento della bifobia

Nell’ultimo studio che ho pubblicato col mio allievo, il dottor Giacomo Ciocca, parlo di bifobia, la paura nei confronti di chi non si interessa sessualmente a maschi e a femmine in esclusiva. Ebbene, i nostri dati sperimentali dimostrano che i bisessuali hanno livelli di sofferenza psicologica superiori sia agli eterosessuali, sia agli omosessuali. E questo è controintuitivo. L’ecumenismo sessuale dovrebbe essere rilassante, apparentemente, e quindi i bisessuali dovrebbero essere più sereni. In realtà proprio loro sono oggetto di un doppio stigma sociale. Sono condannati dagli etero, ma, sorprendentemente, anche dagli omosessuali nonostante che, ahimè, conoscano fin troppo bene gli effetti della discriminazione. Questa è una ulteriore prova che il cervello omosessuale non sia diverso da quello eterosessuale. Entrambi non accettano troppo le ambiguità e la fluidità. Entrambi possono, infatti, essere arroccati in un mondo binario, che forse non esiste più o esiste sempre meno.

Nei Paesi più liberi, ci sono anche più bisessuali 

Conosco tanti che non vogliono credere all’esistenza dei bisex. Pensano che siano omosessuali repressi o semplicemente dei perversi che vogliono solo copulare indiscriminatamente. Naturalmente sbagliano, ma bisogna ammettere che non esiste una banca dati planetaria che fotografi la realtà dei bisessuali con sufficiente precisione. Però qualche dato scientifico lo abbiamo, che toglie fiato ai negazionisti. Dove è pericoloso essere bi od omosessuali è raro trovarne. Dove invece la società e la legge tende di più a rispettare le libertà individuali, le scelte personali e le differenze i bisessuali sembrano aumentare.

L’esempio americano 

Qualche anno fa gli Archives of Sexual Behavior pubblicavano un’indagine sui cambiamenti di costumi sessuali negli americani dal 1973, in piena rivoluzione sessuale e femminista, al 2014, l’età di Obama. Gli studiosi della San Diego State University hanno interrogato 34.000 adulti. Negli anni ’70, nonostante l’etica «peace & love», erano solo il 4,5% ad ammettere di aver avuto almeno un rapporto omossessuale. Oggi la percentuale è quasi raddoppiata (8,2% per i maschi e 8,7% per le femmine). È interessante notare che le percentuali degli omosessuali militanti rimangano invece piuttosto stabili nel tempo. Ma il raddoppio dei bisessuali ai tempi di Barack Obama può essere letto in maniera del tutto diversa a seconda delle intime convinzioni del lettore.

Il test di auto-diagnosi

Cosa avete pensato leggendo questi numeri? Potreste aver immaginato che sia l’effetto della famigerata Teoria del Gender, della martellante campagna LGBT+ (lesbiche-gay-bisex-trans ecc.) e della potentissima lobby che governa i media con lo scopo di far perdere l’identità di genere, magari contaminandoci tutti anche con scie chimiche che inquinano i nostri spermatozoi (il problema è sempre il maschio), femminilizzandoli? Il profilo è quello del complottista-fobico. Per voi, se le cose non funzionano, è sempre per colpa di un oscuro nemico. Un tempo al soldo dei Savi di Sion, ora della Globalizzazione economica e sessuale. Siete così graniticamente convinti della estrema fragilità del modello binario da vedere insidie continue e cospirazioni: nella scuola, nelle chiese, in tv, nella Rete. Il sesso, il genere, l’orientamento sono per voi un’ossessione identitaria.

Francamente spero che la maggioranza di chi ha letto i numeri dell’università californiana abbia immaginato un’altra spiegazione. Abbia cioè pensato che il raddoppio dei bisessuali sia semplicemente dovuto alla maggior facilità con cui, per fortuna, si ammette la non-omologazione, la diversità, la curiosità, la varietà. Non fareste mai la domanda classica, vagamente ossessiva, che ogni bisessuale si è sentito prima o poi rivolgere dopo aver raccontato i propri gusti. «Sì, vabbè, ma tu sei più omo o più etero?». Pensate che la bisessualità non sia una moda, né l’effetto di un complotto. Ma, semplicemente, espressione di libertà.

La mitologia classica è piena di esempi di omosessualità occasionale e di bisessualità

PAN

Nell’iconografia viene spesso raffigurato circondato da uomini e da donne, con l’apotropaico pene sempre eretto e giganteschi testicoli. Talvolta mezzo uomo e mezza capra, ha dato il suo nome all’orientamento sessuale con meno limiti: quello pansessuale. Alfred Kinsey, il grande sessuologo americano che pubblicò tra gli anni’ 40 e ’50 i famosi Rapporti, si definiva appunto pansessuale.

APOLLO

Il dio del sole se la faceva con le Ninfe. Ma s’innamorò anche di Giacinto, che gli morì tra le braccia in una gara tra discoboli per colpa di un altro bisessuale geloso, Zefiro, che deviò il disco sulla fronte del bel ragazzo. Ad Apollo non restò che trasformare l’amato nell’omonimo fiore.

GIOVE

Il padre degli dei si trasformò in aquila (con buona pace di chi ha usato e usa questa icona come simbolo di virile potenza) per conquistare il più bello dei mortali, Ganimede. Pur essendo regolarmente coniugato con Giunone, lo teneva sempre vicino e lo nominò coppiere ufficiale dell’Olimpo, versatore di nettare e ambrosia, i simboli stessi del piacere.

ACHILLE

Che il semidio Achille fosse il bisessuale per eccellenza lo sanno tutti. L’ira del Pelìde fu funesta prima agli Achei per il ratto dell’avvenente schiava Briseide e poi a se stesso per la perdita dell’amatissimo Patroclo.

DIANA, MINERVA e VENERE

In questo elenco mancano le dee. Sembrerebbe quasi che la bisessualità sia cosa solo da maschi, o che soltanto da poco le donne abbiano imparato ad ammettere la bisessualità, come avviene sempre più di frequente oggi. Certo, Diana cacciatrice era vergine e magari interessata alle donne invece che ai maschi. Quindi era semmai lesbica, piuttosto che bisex. E anche di Minerva non si racconta che avesse avventure con maschi. E quando una donna, Mirmece, si mise in competizione con lei, la trasformò in formica. Una perfetta asessuale. La dea dell’amore Venere, invece, pare proprio la rappresentazione di assoluta eterosessualità. Ma attenzione alle conclusioni affrettate. Dionigi di Alicarnasso racconta che la lirica che apriva i libri delle poesie di Saffo fosse proprio L’Inno ad Afrodite (la corrispondente greca di Venere).

Emmanuele A. Jannini

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