Alfa Romeo Diva: la concept col V6 di Busso

Alfa Romeo Diva: la concept col V6 di Busso

Il suo nome in codice è Diva e la sua missione è davvero impossibile: deve reinterpretare, in chiave moderna, il design e le prestazioni dell’Alfa Romeo Tipo 33 Stradale. Dev’essere, usando altre parole, l’erede spirituale di una delle vetture più belle mai costruite dall’umanità. In assoluto. Questo infausto compito le viene assegnato in un periodo molto particolare: la Diva viene infatti presentata al Salone di Ginevra del 2006, quando la casa del Biscione si trova abbondantemente in fase pre-Giulia, animata da un positivo dinamismo che era venuto un po’ a mancare sul fine degli anni Novanta. Con il nuovo millennio, pochi anni prima, era arrivata la fortunata 147 (che proprio quest’anno festeggia i suoi 20 anni), nel 2003 luci accese sulla GT – ma anche il prototipo della 8C Competizione – e due anni dopo sulla 159.

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IL V6 AL POSTO GIUSTO. La costruzione della Diva, concept car progettata dal Centro Stile Alfa Romeo e dal designer elvetico Franco Sbarro (foto, Archivio OZ, nella gallery, ndr) in collaborazione con la società di ingegneria Elasis che finanzia il tutto, parte dal suo cuore pulsante: l’ultima evoluzione del V6 Busso trasversale. Un propulsore da 3.2 litri, portato ad erogare 290 cavalli a 6200 giri/minuto e teoricamente a spingere i 1100 chilogrammi della Diva fino a 270 km/h. Ad esso viene accoppiata una trasmissione Selespeed a sei rapporti. La cellula centrale del telaio è costruita in carbonio, allo scopo di aumentare la rigidità e contenere i pesi; le sospensioni sono a quadrilatero (configurazione push-rod).

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CITAZIONI SU CITAZIONI. Caratteristica fondamentale di questa vettura è l’estrema leggerezza, che le consente prestazioni elevate e una straordinaria agilità: due caratteristiche che la sua trazione posteriore non potrebbe far altro che esaltare. La carrozzeria è ben studiata a livello aerodinamico: sia anteriormente che posteriormente i flussi d’aria vengono canalizzati da spoiler ben posizionati. Nelle fiancate, meno esotiche, trovano spazio due grosse prese d’aria a ridosso dei passaruota posteriori (rimando alla 33 Stradale). Le portiere sono ad ala di gabbiano incernierate al centro del tetto (anche qui, un rimando chiaro alla splendida 33 Stradale), mentre gli specchietti retrovisori sono fissati alle estremità superiori della vettura per migliorare maggiormente la resa aerodinamica finale.

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NIENTE DA FARE. Gli interni, d’ispirazione corsaiola, ospitano due sedili sportivi, cinture a quattro punti, volante sportivo Momo e una console centrale dove trovano la giusta collocazione numerosi manettini per la gestione dei vari parametri della vettura. L’Alfa Romeo Diva desta – e non poco – i cuori sportivi di moltissimi appassionati del Biscione che sognano l’avvio della produzione in serie e le successive sfide con tutti i possessori di Porsche Cayman e delle versioni più spinte di BMW Z4. Il loro entusiasmo, tuttavia, scema ben presto: i vertici decidono di puntare tutto sulla 8C Competizione. Lei arriva l’anno successivo, viene prodotta in 500 esemplari e, anche se il prezzo del suo cartellino è degno di un Cavallino Rampante, fa sold out. Ne vengono addirittura prodotte altre 329, in versione spider.Nel 2013 arriverà l’Alfa Romeo 4C a riaccendere gli animi di tutti quegli Alfisti delusi dalla mancata produzione della Diva e, col senno di poi, possiamo ammettere che hanno davvero avuto buon pane per tutti i loro denti. Torneremo presto a parlare di quest’Alfa segreta.

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