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Le serie tv sono la nuova letteratura?

Gentile bibliopatologo,
quando qualcuno mi dice che le serie tv sono la nuova letteratura e raccontano la realtà meglio dei romanzi vorrei picchiarlo. Sono un pericolo per gli altri?
–Montecristo

Caro Montecristo,
sei tu a essere in pericolo! Scappa, ché se ti lasci attirare in questi garbugli dialettici sei peggio che spacciato, sei fritto – inteso in senso molto letterale. Ricordi quando Pinocchio in fuga dai carabinieri si avventura in mare e finisce nella rete di un pescatore tutto verde, orribile come un mostro marino? L’omone trascina la rete in una grotta buia, in mezzo alla quale sfrigola una grande padella, e si mette a censire i pesci, pregustando la scorpacciata. Vediamo un po’: triglie, naselli, muggini, sogliole, ragnotti, acciughe, e… che razza di pesce è questo? Esamina bene Pinocchio e conclude: dev’essere un granchio di mare. Ma quale granchio, risponde piccato Pinocchio, io per sua regola sono un burattino! Poco male per il pescatore:

Dico la verità, il pesce burattino è per me un pesce nuovo! Meglio così! Ti mangerò più volentieri.

E così, infarinato a dovere, Pinocchio rischia di esser gettato in padella con gli altri pesci, andando incontro a un’atroce morte per frittura.

Hai capito dove voglio arrivare? Nel mondo mentale del pescatore, dove il pesce è misura di tutte le cose, qualunque novità la rete dell’esperienza sospinga a riva dev’essere ricondotta alla forma-pesce. Un burattino, che anomalia ontologica è mai questa? Ah, certo, un pesce burattino – e tutto torna al suo posto nel cosmo. Se il pescatore di Pinocchio anziché pescatore fosse stato un letterato puro, e se al posto che di triglie e di naselli si fosse nutrito quotidianamente di romanzi, è probabile che incappando in una serie tv avrebbe detto, dopo qualche istante di sgomento: “Ah ecco, un romanzo-serie tv!”.

Ogni volta che qualcuno ti fa ragionamenti del genere – Come è profondo il mare è una canzone così bella che è quasi una poesia, Maus di Art Spiegelman è un fumetto che accede alla dignità del romanzo, ogni inquadratura di Barry Lyndon è un quadro da esporre in un museo – cerca di sgattaiolare per tempo fuori dalla grotta della conversazione e scappa: hai davanti a te il pescatore verde, pronto a friggerti. Dare o togliere valore a qualcosa usando come metro di paragone qualcos’altro di più nobile, o solo di più consacrato dalla tradizione, può sembrare un espediente legittimo e perfino retoricamente efficace; in realtà, non è molto diverso dal famoso detto secondo cui se mia zia avesse le ruote sarebbe una carrozza (e a ben vedere senza ruote la carrozza avrebbe un che di mia zia, quanto meno di profilo).

Le serie tv sono la nuova letteratura? Credimi, comunque rigiri la questione – sul lato del giudizio di valore estetico o su quello sociologico dell’analogia funzionale, sul lato della struttura narrativa e sul lato della ricezione, sul lato dell’ispirazione o sul lato della contaminazione reciproca – finirai impanato e fritto. Accontentati di dire che Breaking bad è una serie tv così bella che è quasi una serie tv. E che Walter White è un personaggio indimenticabile come il tuo Montecristo, protagonista di un romanzo così bello che verrebbe quasi da dire che è un romanzo.

Tutto il resto, parafrasando Verlaine, è frittura.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it

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