Debito globale, livelli mai visti dalle guerre di Napoleone. Quali rischi (anche per l’Italia)?

Violetta Silvestri

29/04/2024

Il problema debito mondiale è enorme e pronto a schiacciare le grandi potenze economiche, Usa ed Europa comprese. Tutti i fattori che stanno minando la crescita, con l’Italia sempre nel mirino.

Debito globale, livelli mai visti dalle guerre di Napoleone. Quali rischi (anche per l’Italia)?

Il debito globale cresce sempre di più e rischia concretamente di travolgere le maggiori economie del mondo.

Non è la prima volta che analisti ed esperti suonano l’allarme sull’indebitamento in rapporto al Pil - ormai vicinissimo al 100% - e le ultime parole di Borge Brende, presidente del World Economic Forum, sono davvero esplicite nel mostrare la pericolosa unicità della situazione odierna.

Gli enormi volumi di debito accumulati in tutto il mondo hanno infatti costretto il presidente del WEF a tornare indietro di oltre 200 anni per fornire un paragone. In un’intervista rilasciata domenica alla CNBC durante una conferenza del WEF in Arabia Saudita, Borge Brende ha avvertito che il debito complessivo si sta avvicinando alla produzione economica totale mondiale.

Non vedevamo questo tipo di debito dai tempi delle guerre napoleoniche. Ci stiamo avvicinando al 100% del Pil globale indebitato”, ha avvertito. Cosa significa per il mondo, in un contesto ricco di sfide e mutamenti? Il pericolo di un collasso finanziario è reale, con l’Europa - e l’Italia - al centro dell’attenzione.

Il debito mondiale ci schiaccerà? Cosa temere

L’economia globale è travolta da venti di cambiamento e diversi segnali suggeriscono che non lasciarsi trascinare verso crisi, guerre, poca crescita e aumento del debito sarà una missione complessa.

Consapevole di questo mutevole e incerto contesto, Borge Brende ha fornito una prospettiva oscura per l’economia, affermando che il mondo dovrà affrontare un decennio di bassa crescita se non verranno applicate le giuste misure economiche.

Intervenendo domenica all’“Incontro speciale sulla collaborazione globale, crescita ed energia per lo sviluppo” del WEF a Riyadh, in Arabia Saudita, ha avvertito che i rapporti debito/Pil globali sono vicini a livelli mai visti dal 1820 e che esiste un rischio di “stagflazione” per le economie avanzate.

Secondo il Fondo monetario internazionale, lo scorso anno il debito pubblico globale ha raggiunto i 91mila miliardi di dollari, ovvero il 92% del Pil, entro la fine del 2022. Si è trattato in realtà di un calo rispetto ai livelli del debito dell’era della pandemia, ma è rimasto in linea con una tendenza decennale al rialzo.

I dati sul debito globale durante le guerre napoleoniche, avvenute all’inizio del 1800, sono più difficili da ottenere. Ma per fare un confronto, alcune stime collocano il debito pubblico britannico a oltre il 200% del Pil entro il 1815.

Brende ha anche esortato i Governi ad adottare misure fiscali per ridurre i propri debiti senza innescare una recessione. Per ora, la crescita globale è pari a circa il 3,2% annuo, il che non è negativo, ma è anche inferiore alla crescita tendenziale del 4% che il mondo vedeva da decenni.

Ciò rischia di ripetere il fenomeno degli anni ’70, quando la crescita fu bassa per un decennio, ha aggiunto Brende. Ma il mondo può evitare un simile risultato se continua a commerciare e non si impegna in ulteriori guerre a colpi di dazi e protezionismi.

Brende ha anche evidenziato che il rischio più grande per l’economia globale è ora “la recessione geopolitica che ci troviamo di fronte”, mettendo in primo piano le recenti tensioni tra Iran e Israele.

“C’è così tanta imprevedibilità e puoi facilmente perdere il controllo. Se Israele e l’Iran avessero intensificato il conflitto, avremmo potuto vedere un prezzo del petrolio di 150 dollari da un giorno all’altro. E ciò sarebbe ovviamente molto dannoso per l’economia globale”, ha affermato.

Infine, nel mirino degli analisti ci sono le due grandi potenze mondiali Usa e Cina. Secondo il FMI l’impennata del debito pubblico statunitense rischia di diventare un problema per il resto del mondo. Questo perché un maggiore debito potrebbe aumentare i rendimenti obbligazionari Usa, che sono un punto di riferimento per i costi di finanziamento sui mercati globali.

“La politica fiscale allentata negli Stati Uniti esercita una pressione al rialzo sui tassi di interesse globali e sul dollaro, ha affermato Vitor Gaspar, direttore del dipartimento per gli affari fiscali del FMI. “Fa aumentare i costi di finanziamento nel resto del mondo, esacerbando così le fragilità e i rischi esistenti”.

In effetti, il 2024 segnerà l’anno in cui la spesa per il servizio del debito americano supererà le spese per la difesa, ha affermato il Congressional Budget Office.

Europa soffocata dal debito, con l’Italia in focus

La questione debito è diventata cruciale per alcuni Paesi Ue, Italia in primis, già da tempo. Ora, nel mix di fattori avversi a livello globale, come guerre, transizione ecologica, tensione Usa-Cina, la situazione finanziaria di alcuni importanti Stati europei potrebbe precipitare.

Dopo anni segnati dall’approccio di una spesa senza limiti, mentre il continente affrontava le chiusure dovute alla pandemia e l’impennata dei prezzi dell’energia, il 2024 avrebbe dovuto segnare una pietra miliare nel risanamento delle finanze pubbliche, dalla Francia al Regno Unito.

Tuttavia, mentre la maggior parte farà progressi nel contenere i deficit eliminando gradualmente le misure di sostegno energetico, le pressioni derivanti da nuovi impegni di spesa e l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse sono ora destinati a mantenere il debito nazionale elevato o addirittura in aumento in gran parte della regione. L’indebitamento dell’Italia, ad esempio, potrebbe presto superare nuovamente il 140% della produzione.

Venerdì sera, ad esempio, Fitch Ratings ha osservato che l’obiettivo della Francia di ridurre il deficit al 3% del prodotto interno lordo entro il 2027 “sarà difficile da raggiungere”.

I maggiori costi degli interessi e la crescita anemica sono tra le ragioni del peggioramento delle prospettive per le finanze pubbliche in Europa. Intanto, però, non si intravedono grandi mosse politiche di risanamento. In tutta l’Ue, la prospettiva di una svolta significativa per i partiti di estrema destra nel voto regionale di giugno sta aumentando la pressione per ritardare o edulcorare i tagli alla spesa.

“Costruire il sostegno popolare per ridurre il debito sembra una sfida”, ha affermato Colin Ellis, stratega del credito globale presso Moody’s Ratings. “Mentre prevediamo una ripresa della crescita in Europa quest’anno, le dinamiche del debito sembrano ancora problematiche per un certo numero di Paesi”.

Nel lungo termine, molteplici fattori continueranno a comprimere le finanze pubbliche e a esercitare pressione politica sui governi e sulle istituzioni europee.

Il primo è la necessità di dedicare risorse alla difesa in un momento in cui l’impegno degli Stati Uniti a difendere l’Europa sembra vacillare. Il finanziamento della transizione verde è un’altra questione, e l’invecchiamento della popolazione farà lievitare anche le spese pensionistiche e sanitarie. Il futuro è buio per le finanze nazionali.

Lungimiranza e coraggio sembrano mancare nelle proposte politiche che guardano al breve periodo per avere consenso, ma trascurano gli obiettivi a lungo termine. Come, ad esempio, ridurre il debito e favorire una crescita sana.

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