United States Holocaust Memorial Museum: Crisi nel Darfur

  • Organizzazione United States Holocaust Memorial Museum
  • URL principale del sito web www.ushmm.org/
  • Autore Andrew Hollinger, Direttore, Comunicazioni
  • Strumenti utilizzati Google Earth
"Grazie a questa collaborazione, milioni di utenti di Internet in tutto il mondo potranno utilizzare la funzione di zoom per visualizzare le immagini via satellite dei villaggi, delle moschee e delle scuole distrutte dalle fiamme. Nel vedere queste foto, nessuno potrà dubitare che "genocidio" sia la sola parola possibile per descrivere ciò che sta accadendo in Darfur, e che tutti abbiamo l'obbligo morale di fermarlo".

— Il presidente George W. Bush durante un discorso al museo il 18 aprile 2007

L'U.S. Holocaust Memorial Museum è un'istituzione commemorativa attiva, impegnata nella commemorazione delle vittime dell'olocausto. Un modo fondamentale in cui realizza tale missione consiste nell'eseguire un confronto tra le minacce di genocidio e gli odierni crimini contro l'umanità correlati.

Durante il primo lancio di Google Earth nel giugno del 2005, l'accademia per la prevenzione dei genocidi del museo stava analizzando il modo in cui gli esponenti politici stranieri avrebbero potuto condividere meglio le informazioni sulle minacce emergenti di genocidio e di atrocità di massa. Il museo ha saputo riconoscere il potenziale di Google Earth per l'organizzazione e la presentazione delle informazioni in modo convincente e tempestivo, ed ha capito che sarebbe stato un valido mezzo di apertura e di educazione riguardo al genocidio e ai crimini contro l'umanità correlati.

Crisi nel Darfur (Crisis in Darfur) è un progetto inserito nell'ambito dell'iniziativa di mappatura per la prevenzione dei genocidi dell'U.S. Holocaust Memorial Museum e rappresenta un impegno di collaborazione senza precedenti tra il museo e Google, per far conoscere il genocidio in Darfur unendo insieme le immagini satellitari con i livelli dei dati e delle risorse multimediali di Google Earth. Questa collaborazione ha lo scopo di rivolgere l'attenzione dell'opinione pubblica verso le minacce di genocidio sparse per il mondo in modo assolutamente "visivo", e si ripromette di trasformare il modo in cui le informazioni sulle atrocità di massa verranno condivise e presentate in futuro.

Durante la crisi nella regione del Darfur, nel Sudan occidentale, sono state uccise più di 300.000 persone e 2.500.000 sono state allontanate dalle proprie case. In tutto il Darfur, più di 1.600 villaggi sono stati devastati o completamente distrutti. La vita di quei profughi è ancora in bilico, mentre la violenza continua ad affliggere i villaggi rimanenti così come i disordinati campi profughi disseminati nella regione e nel vicino Chad.

Di solito, i perpetratori del genocidio agiscono avvolti in una nube di dinieghi e raggiri. Il governo del Sudan sostiene che nel corso della "guerra civile" in Darfur sono stati uccisi meno di 9.000 civili. Affermazioni come queste possono essere smentite facilmente quando tutti i cittadini del mondo sono in grado di vedere immagini satellitari ad alta risoluzione e altre prove chiave che in passato erano accessibili solo a pochissime persone. Ora, tutti gli utenti di Google Earth possono ingrandire con lo zoom le zone del Darfur e vedere la portata della distruzione, villaggio dopo villaggio.

Come è stato fatto

Lo sviluppo è iniziato seriamente quando si è costituita un'organizzazione di volontariato internazionale, il progetto BrightEarth, con l'obiettivo di esaminare il modo in cui una nuova generazione di strumenti cartografici, tra cui Google Earth, avrebbe consentito ai cittadini di tutto il mondo di difendere meglio le popolazioni più deboli. Hanno preso parte al progetto lo staff del museo, Declan Butler, senior science reporter di Nature Magazine, Stefan Geens, autore del celebre blog www.ogleearth.com, e i professionisti GIS Mikel Maron, Timothy Caro-Bruce e Brian Timoney.

Lavorando al fianco delle agenzie delle Nazioni Unite, del Dipartimento di Stato americano e delle organizzazioni non governative, il museo ha ottenuto i dati che fino ad allora erano disponibili solo in luoghi di conservazione sparsi e consultabili in formati diversi, tra cui cartine, tavole e testi in formato cartaceo.

Lo staff del museo e i volontari di BrightEarth hanno lavorato per più di un anno per poter mettere insieme i dati relativi ai villaggi distrutti, all'ubicazione dei campi profughi, all'accesso agli aiuti umanitari e così via e creare i primi livelli di bozza del KML all'inizio del 2006. Era la prima volta che tutte queste immagini, dati e risorse multimediali venivano riunite insieme.

Tuttavia, senza le immagini ad alta risoluzione, presentare i dati in Google Earth non era altro che un lievissimo miglioramento rispetto alle mappe tradizionali. Google ha acconsentito a priorizzare l'acquisizione delle immagini relative al Darfur e tra l'autunno del 2006 e la primavera del 2007 il team di Google Earth ha potuto aggiornare ampie aree del Darfur con immagini ad alta risoluzione.

Tuttavia, con le sole immagini era quasi impossibile individuare i villaggi attaccati. D'altro canto, con i soli dati l'utente poteva visualizzare le immagini degli attacchi in Darfur ma non poteva comprendere l'impatto a livello locale su ciascun villaggio e insediamento. Solo quando i due set di dati sono stati combinati insieme, ciascuno di essi ha potuto assumere maggiore rilievo.

Le immagini dei resti carbonizzati di innumerevoli villaggi ha rappresentato una prova inconfutabile della portata della distruzione e delle relative conseguenze, con centinaia di migliaia di tende dei campi profughi sparse come piccoli punti in tutta la regione. Unendo le foto e i video georeferenziati forniti dallo staff del museo e da fotografi di fama internazionale con le testimonianze di Amnesty International, i racconti di ciò che è accaduto a questi villaggi hanno assunto un aspetto più personale ed eclatante.

Il progetto "Crisi nel Darfur" è il primo tentativo del museo di rendere la propria dignità umana alle vittime del genocidio tramite Google Earth. Ora il museo è impegnato nell'aggiornamento dei livelli tramite metodi innovativi, al fine di aiutare i sopravvissuti, gli appartenenti agli enti umanitari e coloro che si trovano ancora sotto la minaccia di genocidio in Darfur e nel mondo a condividere le proprie storie.


Uno dei 1.600 e più villaggi danneggiati o distrutti in Darfur; più di 100.000 case sono state distrutte.

"Nessuno potrà più dire: "Non lo sapevo". Questo strumento permetterà di puntare i riflettori su un angolo alquanto oscuro della Terra, una torcia che aiuterà indirettamente a proteggere le vittime. È la lotta di Davide contro Golia: Google Earth ha appena dato a Davide una pietra per la sua fionda". - John Prendergast, International Crisis Group, Washington Post, 14 aprile 2007

Impatto

Non appena Google acconsentì a rendere disponibili i livelli del museo tra i contenuti predefiniti di Google Earth, fu chiaro che il progetto avrebbe avuto un enorme impatto a livello mondiale.

L'avvio del progetto Crisi nel Darfur è avvenuto il 10 aprile 2007. Il lancio è stato riferito nel mondo da oltre 500 fonti di informazione per la sola lingua inglese, più fonti in molte altre lingue, dall'olandese all'arabo. La notizia è stata raccolta da centinaia di blog; ora insegnanti, volontari e attivisti utilizzano regolarmente Google Earth per illustrare l'aspetto del genocidio. Più di un milione di persone hanno scaricato ulteriori livelli dal sito web del museo e più di 100.000 utenti hanno visitato la pagina "What Can I Do?" ("Cosa posso fare?") per scoprire come offrire il proprio sostegno.

Due mesi dopo il lancio, il sito del museo riceveva ancora un traffico superiore del 50% rispetto al passato. Il progetto ha ampliato notevolmente la portata globale del sito: la percentuale dei visitatori dai Paesi al di fuori degli Stati Uniti è balzata dal 25% al 46% nel corso dell'ultimo anno. Il numero di ricerche dal solo Sudan si è più che decuplicato.

Questa reazione mostra che gli utenti del Web sono affamati di nuove applicazioni tecnologiche che li mettano in collegamento con ciò che accade nel mondo in modo più significativo e personale. Infatti, oltre a continuare a utilizzare Google Earth per scopi divertenti, come visualizzare dall'alto la propria casa, cercare ristoranti e osservare le città in 3D, ora, osservando personalmente cosa si sta verificando in Darfur, essi possono comprendere il potenziale effettivo di un "globo virtuale".

Le agenzie delle Nazioni Unite, come anche alcune organizzazioni non governative, stanno iniziando a utilizzare Google Earth per organizzare e condividere le informazioni di massima importanza sul campo e presso le proprie sedi. Tuttavia, l'utilizzo di Google Earth come strumento per la prevenzione dei genocidi rimane ancora limitato.

Google Earth, utilizzato in combinazione con i nuovi approcci partecipativi del Web 2.0, può consentire una reazione operativa e fornire un preavviso offrendo alle comunità modi dinamici e collaborativi per unirsi, condividere le informazioni di massima importanza e aiutare i cittadini a osservare il mondo sotto una nuova luce.

Un celere accesso alle immagini satellitari dà la possibilità ai cittadini di tutto il mondo che utilizzano Google Earth di svolgere un ruolo attivo nel monitoraggio delle aree a rischio di genocidio e di rafforzare la capacità delle organizzazioni di reagire in modo efficiente. Ampliare l'uso delle immagini remote potrebbe contribuire a convincere i potenziali artefici di tali atti che le loro azioni contro i civili non passeranno inosservate agli occhi della comunità internazionale. Infine, questi sforzi potrebbero anche contribuire alla creazione di un archivio credibile e pubblicamente accessibile che promuova una responsabilizzazione nei confronti dei crimini contro l'umanità, del genocidio e delle altre forme di abuso.


I bambini di Darfur