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Lettura: Dalla prefazione dell'articolo « Zur Electrodynamik bewegter Korper » (Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento, 1905)


« È noto che l'elettrodinamica di Maxwell - così come viene usualmente compresa ai nostri giorni - conduce, qualora sia applicata ai corpi in moto, a del­le asimmetrie che non sembrano essere inerenti ai fenomeni.

Si prenda ad esempio in considerazione l'azione elettrodinamica mutua tra un magnete e un conduttore. II fenomeno osservabile, in questo caso, dipende solo dal moto relativo del conduttore e del magnete, mentre l'usuale punto di vista traccia una distinzione netta tra i due casi in cui l'uno o l'altro di questi corpi è in movimento.

In effetti, se il magnete è in moto e il conduttore è in quiete, nelle vicinanze del magnete sorge un cam­po elettrico con una certa energia definita, così da produrre una corrente là dove sono collocate delle parti del conduttore. Ma se il magnete è in quiete e il conduttore si muove, nessun campo elettrico sorge nei pressi del magnete.

Nel conduttore troviamo tuttavia una forza elettromotrice per la quale non si ha alcuna energia corrispondente, ma che dà origine - assumendo l'uguaglianza del moto relativo nei due casi in discussione - a correnti elettriche con gli stessi percorsi e con la stessa intensità che si hanno a causa delle forze elettriche del caso precedente. Esempi di questo genere, uniti ai tentativi senza successo di scoprire un qualche moto della Terra rispetto al "mezzo luminifero" (l'etere, NdT), suggeriscono che i fenomeni dell'elettrodinamica e quelli della meccanica non possiedono alcuna proprietà corrispondente al­la nozione di quiete assoluta.

Essi piuttosto suggeriscono che (...) le stesse leggi dell'elettrodinamica e dell'ottica dovranno essere valide per tutti quei sistemi di riferimento per i quali valgono le equazioni della meccanica.

Collocheremo questa congettura (il cui contenuto verrà d'ora in poi indicato come "Principio di Relatività") nello status di postulato, ed inoltre introdurremo un altro postulato che solo apparentemente è inconci­liabile con il precedente, il quale afferma che la luce si propaga sempre nello spazio vuoto con una velocità ­finita c, che è indipendente dallo stato di moto del corpo che la emette.

Questi due postulati sono sufficienti per giungere ad una teoria semplice e consistente dell'elettrodinamica dei corpi in moto basata sulla teoria di Maxwell (...) »


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