Quando si pensa al Giappone generalmente vengono evocate nella nostra testa immagini di fiori di ciliegio, di templi shintoisti o di quei vicoli a Tokyo costellati di insegne su cui ci sono miriadi di kanji. Tuttavia è inevitabile fare anche il collegamento con gente che indossa un ”gi” dalla cintura nera e che urla mentre tira calci. In poche parole, ci vengono in mente le arti marziali. Ma perché facciamo questa associazione?

La Genesi delle Arti Marziali in Giappone

L’Asia è sempre stata la culla delle arti marziali. Dalla Cina, passando per la Corea e finendo in Thailandia. E il Giappone non è assolutamente da meno. È doveroso iniziare ricordando che la terra del Sol Levante ha quasi sempre attinto dalla Cina, in materia di arte e filosofia. Gli ideogrammi usati dal popolo nipponico si ispirano ai pittogrammi cinesi, tanto per fare un esempio, e anche in termini dottrinali si è studiato con profondo interesse il taosimo zen e il confucianesimo, integrandoli con gli insegnamenti shinto.

In questo calderone culturale ci sono anche le arti marziali. Il Giappone ha cominciato a sentirne la necessità quando sul campo di battaglia le loro armi si rompevano ed erano costretti ad usare braccia e gambe. Ecco allora che le cosiddette ”forme” e i vari stili di combattimento della Cina iniziarono a solleticarli e a sedurli, e in poco tempo, a partire circa dall’era Sengoku, i giapponesi svilupparono scuole di lotta e di pensiero marziale tutte loro, anche se inizialmente erano prerogativa della casta guerriera.

Avendo quindi origine dai samurai, le arti marziali nipponiche sono pregne di filosofia, disciplina e perizia di guerra. Analizzeremo prettamente quelle che sono le discipline più famose e diffuse, al giorno d’oggi, per meglio capire un lato del paese del Sol Levante che ha radici profonde e un’importanza da non sottovalutare.

Sumo

Arti Marziali sumo

photo credits: Wikitionary.org

Risulta doveroso iniziare con lo sport nazionale del Paese, il sumo.

Nasce ad Hokkaidō, attorno al VI secolo. Ha una matrice shintoista, giacché era un tipo di lotta celebrativa che si attuava quando i raccolti risultavano abbondanti, rendendo così grazie agli déi in un modo giocoso ma dalle connotazioni comunque religiose. Altro rimando allo shintoismo è la corda che i praticanti portano come cinta, chiamata ”yokozuna”, la quale sia per forma che per materiali richiama quelle che vengono impiegate nei riti e nelle decorazioni dei templi shinto.

Se volessimo paragonarlo ad un tipo di combattimento occidentale, potremmo accostarlo al wrestling, dato che si tratta di due individui che lottano in maniera ravvicinata, cercando di sbilanciarsi in uno scontro di attrito, forza fisica e resistenza. Vince chi atterra l’avversario o chi lo butta fuori dall’arena, detta ”dohyō”. Il motivo della grossa corporatura dei combattenti si deve perciò alla necessità di resistere allo sfidante e di sovrastarlo con la propria energia e stazza.

Il sumo è amato e seguito da molti, di qualsiasi età, e tiene viva la tradizione giapponese assieme alla voglia di intrattenimento degli amanti delle arti marziali.

Kendo e Iaido

Arti Marziali

photo credits: @jiemin.lee1994 on Instagram

Il kendo è una disciplina che si rifà agli antichi guerrieri samurai, e discende dalle tecniche kenjutsu legate ai più formidabili spadaccini delle epoche passate. Si basa sul combattimento con spade di bambù (”shinai”) e i duellanti indossano un’armatura protettiva (”bōgu”). Viene insegnato a colpire alcuni punti critici del corpo, come la testa, le mani per disarmare il nemico, e le gambe per impedirne il movimento. Questo ovviamente in linea teorica e sportiva, visto che fortunatamente l’era sanguinaria degli stati combattenti è finita da un pezzo.

Ad ogni modo, il kendo è estremamente seguito e praticato, anche dagli occidentali, e molte shinai e bōgu sono frutto di un’alta abilità di artigianato nipponico, il che dà lustro tutt’ora a quelle piccole botteghe dove un tempo c’era molta più richiesta di spade e corazze di qualità.

L’altra faccia della medaglia è lo iaido. Anch’esso prevede l’utilizzo di una spada, ma è focalizzato sul colpire per primi ed impedire all’avversario di fare mosse ulteriori. È un tipo di arte molto più meditava e dove la concentrazione e una precisione letale la fanno da padrona. Generalmente, in molti praticano sia il kendo che lo iaido per forgiarsi al meglio come guerrieri spadaccini.

Il kendo e lo iaido poggiano inoltre sugli insegnamenti teorici e pratici di Miyamoto Musashi, una figura leggendaria risalente al XVI secolo. Era un abile spadaccino e un profondo conoscitore delle varie scuole di pensiero dell’epoca, e si diceva non perdesse mai un duello. Con il suo ”Libro dei cinque anelli” ha messo insieme tutto quello che aveva imparato sul campo di battaglia e dai vari maestri con i quali si era confrontato. Potremmo dire fosse la controparte giapponese dello stratega cinese Sun Tzu, un generale intelligente e scaltro che a sua volta aveva indagato sulla natura e le modalità della guerra e delle sue tecniche.

Karate

Arti Marziali

photo credits: My-personaltrainer.it

Probabilmente il tipo di arte marziale più famoso e praticato, se si considerano i seguaci oltreoceano.

Il karate nacque sul finire del XIX secolo, ad Okinawa, quando quest’ultima e altre isole vennero annesse al Giappone. La popolazione dell’allora Regno del Ryūkyū era contraria all’adesione con l’impero nipponico, per cui ideò uno stile di combattimento che permettesse di contrastare i giapponesi. Mischiarono tecniche cinesi a metodi di combattimento autoctoni, dando vita al karate che conosciamo oggi. Da lì, si sviluppò in seguito anche il judo, incentrato sulle prese e sull’adattamento ad ogni tipo di situazione.

Terminata la seconda guerra mondiale, molti americani che avevano basi per tutta Okinawa, scoprirono quest’arte marziale, e tornati in patria la fecero diffondere a macchia d’olio. Questo diede il via all’esplosione del fenomeno, che culminò negli anni ’80 quando il culto dell’esercizio fisico e l’amore per lo sport erano praticamente un’ossessione per gran parte dei cittadini statunitensi. Aggiungiamoci il contributo che diede il cinema, con toni esasperati e ispiratori (non scordandoci neanche dell’iconico Bruce Lee), e capiremo come gli stili di lotta orientali fecero presa sull’occidente.

Ultime Considerazioni

Per il Giappone, quindi, le arti marziali sono di fondamentale importanza, perché racchiudono parte della loro storia ma anche un’ampia parentesi che lo ha saputo mettere in contatto con l’Ovest, sia a livello culturale che commerciale. Per molti non è solo uno sport, ma anche uno stile di vita, una filosofia, un modo per scoprire se stessi e per migliorarsi tramite la disciplina e l’esercizio. Una realtà che ha saputo incantare milioni di persone, e che è una delle colonne portanti della società del paese del Sol Levante.

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